mercoledì 15 agosto 2012

Non dite a mamma che sono in Iraq - Terza Parte. Ultimi giorni di randagismo

Certo che qui in Kurdistan una mezza compagnia di trasporti pubblici la potrebbero anche fondare, così eviterei di dover prendere l'ennesimo shared taxi della zingarata Hong Kong-Milano e potrei anche risparmiare un po' di soldini, invece niente, quando chiedo delucidazione su come raggiungere Erbil, la capitale regionale che qualcuno chiama anche Arbil o Irbil (ma nessuno Orbil o Urbil, per fortuna!) vengo subito spedito ad una stazione di taxi dove perlomeno riesco a trovare un  furgoncino che mi porta a destinazione per 10.000 dinari anzichè per i canonici 50.000 chiesti dai tassisti "normali".
Ma un momento, non mi sono dimenticati qualcosa? Certo, non mi accerto del percorso! Insomma do i consigli ("accertatevi di non finire a Kirkuk e a Mosul!", dicevo) e poi sono il primo a non seguirli, infatti dopo un oretta di viaggio spunta il magico cartello: WELCOME TO KIRKUK. Oooops...
Oooooops...
Comunque anche in questo caso niente paura: lo sconfinamento è solo una questione tecnica ed è inevitabile (la strada passa di lì!), Kirkuk la vedo solo da lontano e la gita nella "zona proibita" dura appena lo spazio di qualche chilometro, giusto il tempo di prendere il primo svincolo e rientrare nel ben più confortante territorio Kurdo, anche perchè nessuno all'interno di quell'auto aveva alcuna intenzione di andare a finire a Kirkuk, credetemi.
Il posto di blocco sulla collina è il confine con l'Iraq Arabo e lo si capisce subito dalle uniformi dei soldati, che non vestono più con trasandate camicie verde/marrone - molte delle quali sono dei gentili omaggi della US Army - ma con le uniformi grigio-nere dell'esercito iracheno.
Anche i soldati che guardano le spalle a quello che controlla i documenti non sono più dei tizi vestiti con la maglietta di Messi del Barcellona e le infradito, ma dei militari incazzosi con le classiche uniformi imbottite da battaglia viste in tanti servizi televisivi da Baghdad.
Io, col mio visto valido solo per il Kurdistan, quel posto di blocco non lo potrei neanche superare, ma come già detto questi sono tutt'altro che impenetrabili e così eccomi dall'altra parte, in territorio arabo, con la città di Kirkuk - in cui per inciso c'era stato un attacco bomba solo qualche settimana prima - all'orizzonte. Ma non per molto.

Erbil, Iraq (Km.27841).
Come al solito la prima cosa da fare appena messo piede in città è cercare di rimediare una branda ad un prezzo decente ed anche a sto giro è più facile a dirsi che a farsi, non tanto per l'assenza di brande, quanto perchè il prezzo migliore che riesco a strappare è per una singola a 25$ al Lord City Hotel nella piazza principale di Erbil, proprio di fronte alla cittadella (se volete il wi-fi chiedete una stanza che non sia all'ultimo piano!).
Anche Erbil, come almeno altri 2 o 3 posti dove sono passato in precedenza, reclama di essere la località abitata continuativamente da più anni (si dice sia stata fondata intorno al 6000 a.C.) e l'attrattiva principale è la Cittadella, ovvero il nucleo composto dalla città vecchia, che al momento è completamente abbandonata, in quanto gli abitanti sono stati sfrattati qualche anno fa per dare la possibilità al governo di restaurare le case ormai fatiscienti.
Al momento gli edifici della Cittadella sono quindi divisi in due categorie: "case diroccate" o "case in ristrutturazione" ed entrambe sono dichiarate off-limits da un poliziotto baffuto e cicciottello messo a guardia dell'ingresso. Inutile dire che la versione irachena del Commissario Winchester non mi scoraggia minimamente, quindi eccomi perso in men che non si dica in un labirinto di stradine da cui uscirò, salutando il perplesso tarchiatello, solo dopo un'oretta di esplorazione che lascia il posto a del meritato relax.

La Cittadella di Erbil dall'alto.

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