domenica 5 gennaio 2014

Il ritorno der monnezza - Parte prima

Ok ok, forse è il caso di tornare a scrivere qualche vaccata, che saran sei mesi che non aggiorno.
Abbè, punto della situescion in estrema sintesi è questo: sono a Vancouver, in Canada, e voglio rimanerci.

E' finito il tempo delle mele e del cazzeggio, la priorità numero uno al momento è piazzare le tende in pianta stabile in un qualsiasi punto del paese. Certo, si fa presto a dire piazzare le tende, questo è un paese civile, mica siamo nella terra della pizza e del mandolino dove basta arrivare col barcone ed è tutto dovuto, ma siamo fiduciosi, la cosa può essere fattibile.
Ma andiamo con ordine: grazie a quei miserabili degli sbirri australiani ho perso la possibilità di arrivare già bello pronto per lavorare con un working holiday visa, in quanto i suddetti ci han messo una vita e mezza a spedirmi uno dei 4 (quattro!) certificati penali richiesti dal governo canadese (uno per ogni paese dove ho vissuto per più di 6 mesi) per attestare che sono un bravo bambino.
Certificato in ritardo e visto per il 2013 perso: bestemmie.
Non tutto il male viene però per nuocere: data la zero voglia di rimanere nella cara e vecchia Europa per un ulteriore anno e la fotta di levare le tende tempo zero, ho colto l'occasione per soddisfare un vecchio pallino che avevo in testa da un po', ovvero tornare a scuola, non tanto per imparare finalmente la tabellina dell'8, quanto per schiodarmi dalle tediose carriere nell'hospitality e buttarmi nel meraviglioso mondo della cinematografia o perlomeno in una delle sue ramificazioni. Localizzata una scuola che non fosse la malfamata Vancouver Film School da 50mila dollari l'anno ho tirato gennaio imparando l'antica arte del girare e montare video di stampo documentaristico in compagnia di un manipolo di scappati di casa tra cui spiccano:

La vecchia: una ex-hippie degli anni 60, tanto cara e gentile, ma che ogni tanto avrei preso a badilate per la sua tendenza a tirare in mezzo delle cause ambientaliste a lei care in ogni occasione, soprattutto quelle meno opportune. E' inoltre convinta che poi andrà a lavorare con sua figlia, una manzettina redhead 23enne che fa gli stessi studi all'università (credega!), ma per il resto ci è stata dentro come co-autrice del progetto finale, quindi w la vecchia.
Il sud-sudanese: probabilmente la persona meno portata per questo mestiere che abbia mai visto, la negazione della fotografia, l'anticristo della macchina da presa. E' un po' come se io avessi seguito un corso di meccanica e mi avessero messo davanti un motore ed una chiave inglese. Disastro.
Che poi è un pazzo: uno dei pochi vantaggi del provenire dal terzo mondo è la facilità con cui si ottengono asili politici in paesi decenti come il Canada o l'Australia e questo che fa? Ha deciso che lui buuu il Canada, lui se ne vuole tornare al suo paese a fare il grande imprenditore con le mucche... chissà se adesso che è scoppiata la guerra in Sud Sudan non abbia cambiato idea.
L'ex-biker: nettamente il più serio della compagnia, ha sconvolto tutti confessando un passato da hooligan-biker nella natìa Inghilterra. Genuino.

Tralansciando il restante manipolo di disperati indegni di menzione, torniamo ai miei diabolici piani.
Tanto per cominciare devo menare le tolle perchè mi sta scadendo il visto turistico, quindi ne approfitto per una zingaratina da un mese e mezzo nell'America Centrale di cui parlerò ampiamente in seguito quindi stay tuned.

Al mio rientro, in febbraio, l'obiettivo è cercare di strappare un contratto di lavoro al capoccia della scuola, dato che ho deciso - in maniera del tutto unilaterale - che devo lavorare per la sua società di produzione ed avere accesso alle gioie del pemesso di residenza tramite lui. Ovviamente più facile a dirsi che a farsi, dato che quando glielo accennai mesi orsono, la risposta fu un cortese vaffanculo, ma non so perchè io ci credo di brutto e comunque chiedere è sempre gratis.
Nella malaugurata quanto altamente probabile ipotesi che il suddetto capoccia i mandi a rubbbare per la seconda volta, si apriranno per me le porte di un trasferimento nella gelida provincia del Quebec, dove le carte dell'immigrazione paiono essere più semplici.

(continua nella prossima puntata...)

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