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mercoledì 12 dicembre 2012

Parigi val bene una mezza (settimana lavorativa)

Come già anticipato in precedenza, mi ritrovo parcheggiato a tempo vagamente determinato a Parigi, una città talmente avanti che ci pianterei persino le tende, se la mia solita fotta di schiodarmi verso luoghi remoti non me lo impedisse.
All'orizzonte non ci sono grosse spese e del gruzzolo neozelandese, nonostante i recenti zingarismi, ne avanza abbastanza da permettermi, una volta tanto, di lavoricchiare senza alcun affanno in un ostello di Montmartre, dove reggo la reception per 3 notti a settimana per lo stesso stipendio netto che percepivo in Italia lavorandone 5 in ufficio (ovviamente in regola e con contratto a tempo indeterminato, altro che le prese per il culo di Pizzaland!).

Il mio gaio lavoro, oltre che essere di mio gradimento per la cortezza della settimana, mi permette anche di osservare la fauna del backpacker dall'altra parte della barricata, individuando curiose categorie che mi erano sfuggite durante le mie innumerevoli visite agli ostelli sparsi in giro per il mondo in qualità di ospite. Per esempio:

Gli ispanici: gli spagnoli/sudamericani sono veramente ignoranti, nel senso che evidentemente ignorano che in Francia non si parla la loro lingua. I più astuti esordiscono con un "habla espanol?" che da parte mia riceve puntualmente come risposta un secco "no!", giusto per far loro capire che a Parigi = francese, tutt'al più inglese, ma che nessuno é tenuto a parlare spagnolo. Ovviamente poi si cerca di venirsi reciprocamente incontro e si sistema tutto.
I peggiori sono però quelli che partono subito a razzo parlando il loro bizzarro idioma dando per scontato che tu lo capisca e tu gli dici ooooooooooooh Miguel Hernandez, ma dove credi di essere, a Tijuana? Cosa ti fa pensare che io abbia capito una mezza parola di quello che hai detto?
Notare che scene del genere avvengono con la totalità dei clienti ispanici e solo con loro!
Nonostante ciò, la palma di imbecille dell'anno la vince una certa Marieke Van Brokkolen o qualcosa del genere, che ha mandato una lunga mail di domande in olandese. Alché io gli ho risposto che non ci ho capito una fava. Ovviamente in Italiano! Sto ancora aspettando una replica.
The axis of evil: così come il Sole in trigono con Urano (e un po' di ketchup) fa risvegliare dalla tomba il Conte Dacula e la sua stirpe di paperi-vampiri, un'altra congiunzione astrale sfavorevole porta terrore e distruzione negli ostelli di mezzo mondo: la contemporanea presenza di inglesi, australiani e canadesi.
Quando queste tre nazionalità si presentano contemporaneamente sulla lista degli ospiti, già sai che sarà una lunga notte di rumore ed ubriachezza molesta coi britannici in qualità di fomentatori, pronti ad innaffiare con ettolitri d'alcol la stupidità degli australici e ad innalzare il volume delle ugole canadesi, gente a cui evidentemente non é permesso comunicare con un tono di voce normale nonostante siano le 3 del mattino.
Quelli che non han mai visto una porta chiusa in vita loro: ore due del mattino, per evidenti ragioni di sicurezza la porta d'ingresso è chiusa a chiave. Ovvio no? E allora perché, nonostante i cartelli a caratteri cubitali che appongo ovunque per ricordarlo, mi ritrovo sempre degli assatanati appesi alla suddetta porta cercando di aprirla nonostante sia palese che questa é chiusa da un dispositivo che solo io posso sbloccare? La gente si fa!
I bambinoni: i patatoni si son fatti degli amichetti sul pullman ed ora vogliono stare nella stessa stanzina a fare la nanna o forse a raccontarsi storie di paura al termine di un pigiama-party, chissà. Che carini, peccato che nella stanza non ci siano letti disponibili e allora frignano e mettono il broncio, i patatoni.
Ma fate i seri che c'avete 30 anni!
Quelli che pensano di stare in agenzia viaggi: Se a Parigi mi chiedi cosa c'é da vedere a parte la Tour Eiffel o dove andare a far gallina coi tuoi amici mi va pure bene, ma se cominci a chiedere quanto ci mette il pullman tra Berlino e Praga, quanti voli ci sono al giorno tra Londra e Timbuctu o se é troppo allungare a Bucarest per andare da Parigi a Londra, beh allora figlio mio guarda l'insegna fuori, c'é scritto "ostello", no "Alpitour" (ahi ahi ahi ahi)
I pokeristi: questi li avevo notati anche da cliente: era la mitica batteria di estoni, giunti in Australia solo per guardare la TV. Non lavoravano, non giravano, non mangiavano. Loro guardavano la TV.
Qui a Parigi invece abbiamo i giocatori di poker online, tra i quali spicca lo svedese che una sera arriva tutto incazzato lamentandosi che il wireless é lento e che stava perdendo un sacco di soldi, alché io tutto preso male che pensavo chissà quale importante videoconferenza di lavoro stesse facendo. Poi gli passo di fianco e stava giocando a Texas Hold'em sul portatile. Gli volevo spaccare uno sgabello in testa.

lunedì 3 dicembre 2012

Toh, chi si rivede...

Beh effettivamente cominciava ad essere ora di tornare ad aggiornare il blog ogni tanto, così ecco un paio di news.
Dall'esatto momento in cui ho piazzato le chiappe in Padania, il pensiero fisso è stato migrare al più presto verso un qualsiasi "luogo random" quanto più possibile lontano da Milano, quindi eccomi sfruttare la generosa ospitalità della mia sbarba da cui son migrato tempo -1 non appena questa mi è tornata nella Ville Lumiere.
Anche il principale sbattone nella terra della baguette (trovare un lavoro retribuito decentemente nonostante il mio livello di francese non eccelso) è stato sbrigato a tempo di record: 10 cv mandati, due lavori offerti, uno accettato, come receptionist in un ostello a Montmartre per 3 notti a settimana.
E così, con tutto il tempo libero che mi rimane a cosa volete che pensi, se non agli zingareggi futuri?
Posto che il punto fermo degli spostamenti prossimi venturi è il Canada, in cui - se tutto va bene - non potrò entrare comunque prima dell'anno prossimo per motivi che ometto volutamente, bisogna anche cominciare a pensare a qualche gitarella per spezzare la monotonia presente e futura, tipo:
Mete a portata di mano da fare assolutamente:
1) Alaska: Posto della madonna, forse l'unico stato USA che mi interessa davvero vedere, altro che Gnu Iorc, Califoggia e Florida dove vanno tutti e dove - tra l'altro - sono già stato una ventina d'anni fa quando non avevo voce in capitolo sulle mete turistiche familiari.
Latitude-x ora va solo in posti pregni di mentalità!
2) Washington State:
Le suburb più meridionali di Vancouver distano meno di 3km dal confine con gli Stati Uniti, di conseguenza qualche gitarella oltre confine ogni tanto sarà quasi d'obbligo. Anche perchè laggiù ci sono da vedere un paio di locheiscion cinematografiche che bramo vedere da anni (...ma cosa dico anni).
3) Tour degli stati canadesi:
Voglio andare a chiedere di persona agli abitanti del Saskatchewan cosa gli ha detto il cervello quando han scelto il nome del loro stato.
Zingarate a portata di mano, da fare in un futuro relativamente prossimo:
1) Giro del Centro America: Dal Messico a Panama. Un Must.
2) Giro del Sudamerica:
Probabilmente da dividere in 2 tranches: costa est e costa ovest, cominciando da quest'ultima.
Mete proibitive o logisticamente difficili:
1) Aree remote canadesi: In realtà la parte più bella del Canada, secondo il mio modesto parere, è il quasi-disabitato nord, soprattutto gli stati dello Yukon, Northwest Terrotories e Nunavut, che però sono raggiungibili molto difficilmente se non tramite costosissimi voli interni. Il sogno sarebbe piazzare le chiappe ad Alert, il centro abitato più a nord del mondo e fare la foto di rito davanti al cartello "ALERT PROUDLY CANADIAN" ed aggiungere alla collezione dei segnali con le distanze dai vari posti del mondo "PESCHIERA BORROMEO 4745Km".
2) Antartide:
non esattamente dietro l'angolo, non esattamente facile da raggiungere, non esattamente economico. Però io almeno un giro in Georgia del Sud ce lo farei volentieri.
Vacanzina pre-Canada:
1) Il resto degli -stan: ancora mi mangio le mani per aver saltato, durante l'ultima zingarata, Kyrgyzstan, Tajikistan e quei pochi angoli di Afghanistan visitabili tranquillamente. Si da il caso però che Turkish Airlines abbia un bellissimo volo Parigi-Istanbul-Osh (Kyrgyzstan) a 570 neuri andata e ritorno. Vuoi vedere che se mi girano le balle mi sparo 4 settimane a fare trekking nelle montagne dell'Asia Centrale appena finisce l'inverno?

Si si, voi andate pure a gnu iorc

venerdì 24 agosto 2012

I viaggi della speranza

Milano, Italia (Km.32041). Ed eccoci qui alla fine della zingarata 2012 dopo le ultime mille ore di viaggio da Tirana a Milano tra pullman-sauna del paleolitico e traghetti che partono un po' all'ora che gli pare a loro (ascoltate un cretino, NON prendere mai il Durazzo-Bari!) è l'ora di farsi qualche settimana di meritato riposo a casina.
Vabbè quand'è che si riparte?
Ovviamente presto. Destinazione Vancouver, Canada.

Un po' di statistiche
- Giorni di viaggio: 129.
- Numero di tappe: 67.
- Paesi attraversati: 14 (Hong Kong, Macao, Cina, Mongolia, Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Iran, Iraq, Turchia, Bulgaria, Macedonia, Albania, Italia)
- Chilometri percorsi: 32041.
- Ore a bordo dei vari mezzi: 527 (sono quasi 22 giorni 24/24!) di cui 231 ore di treno, 186 di pullman, 99 tra shared taxi, minibus, marshrutka e simili e 11 di nave.
- Ore spese nei vari posti di frontiera: 31.
- Tappa unica più lunga: Lanzhou-Urumqi (Cina), 1907 km in 32 ore di treno.
- Attraversata più lunga con scalo: Pechino-Lanzhou-Urumqi (Cina), 3406 km in 49 ore di treno ed 1 ora di scalo.
- Tratta più veloce in rapporto alla distanza: Shanghai-Pechino (Cina), 5,5 ore di treno per fare 1229 km (ad una media di 223 km/h).
- Temperatura minima: -2° ad ovest di Ulan Bator, Mongolia, 28 maggio 2012.
- Temperatura massima: +48° a Bukhara, Uzbekistan, 2 luglio 2012.
- Arresti rischiati: 1 (Asghabat, Turkmenistan)
- Oggetti smarriti o rubati: 3, una camicia a Pechino (Cina), un iPod e un cellulare a Talas (Kazakistan)
- Birre bevute: innumerevoli (di cui 0 in Turkmenistan, Iran ed Iraq!)
- Destinazioni a cui ho dovuto rinunciare: 2 (Siberia e Tibet).
- Destinazioni in cui non pianificavo di andare ma ci sono andato lo stesso: 4 (Iraq, Bulgaria, Macedonia, Albania).
- Viaggiatori italiani incontrati prima della Turchia: 0.
- Tratta più lunga senza incontrare occidentali: 7706 km tra Pechino (Cina) e Tashkent (Uzbekistan).
- Punto più settentrionale della zingarata: Astana, Kazakistan, 51°10' N.
- Punto più meridionale della zingarata: Macao, 22°10' N.
- Foto scattate: 4733.


La zingarata Hong Kong-Milano (clicca per ingrandire)

mercoledì 22 agosto 2012

Quattro paesi in quattro giorni

Lasciata alle spalle la Turchia - la cui esplorazione approfondita è stata rimandata a zingarate future - e superato il fatidico trentamillesimo chilometro di viaggio, le ultime tappe della zingarata sono giocoforza un tour de force che dovrà essere più veloce ed indolore possibile, non solo per la stanchezza che inevitabilmente mi attanaglia, ma anche per lo scarso interesse verso i paesi che mi trovo ad attraversare: come può fregarmene qualcosa dei Balcani dopo aver attraversato mezza Asia? Magari in un altro contesto e in un altro viaggio...
Ma c'è dell'altro: più ci si avvicina all'Europa e più la gente è malcagata senza contare che la qualità dei pullman per zingarare scende vertiginosamente mentre i prezzi schizzano alle stelle! Non va bene!
Gli sleeping bus Kazaki o i VIP bus con pranzo incluso da 5 dollari a tratta in Iran sono solo un vago ricordo, qua non ci si muove per meno di 20/30 neuri su lamieroni abbastanza nuovi da non avere i finestrini che si aprono, ma abbastanza vecchi da avere l'aria condizionata rotta o quasi, con bambini che non stanno mai fermi o zitti, con gente che ti vuole scavallare il posto... ridatemi l'Asia!

Bulgaria: bella, ma non bellissima
Sofia, Bulgaria (Km.30357). Ci sono pochi paesi che così, solo a pensarci, mi mettono più tristezza della Bulgaria. Potrei citare forse la Bielorussia o la Moldova... no a pensarci bene la Bulgaria mi mette più tristezza.
Onestamente, cosa ci si può aspettare dalla capitale di un paese famoso quasi esclusivamente per le elezioni farsa? Beh infatti non mi aspettavo niente di che, innanzitutto perchè pare che i posti da vedere in Bulgaria siano altri (Mar Nero, Plovdiv...) e poi perchè in 24 ore, metà delle quali passate a dormire per ripigliarsi almeno parzialmente da sti quattro mesi di viaggio, che idea si può fare uno del posto, soprattutto se il suddetto viene visitato di domenica con tutti i negozi chiusi e senza un'anima in giro e senza aver chiuso occhio tutta notte?
E allora che ci sono venuto a fare qui, direte voi? Beh giovani, mica è colpa mia se tra Istanbul e l'Albania c'è anche Sofia!
Ed è quindi per le suddette ragioni che la migrazione verso la tappa successiva - Skopje, capitale della Macedonia - è pressochè immediato.

Macedonia: preferisco quella di frutta...
Skopje, Macedonia (Km.30589). Non nego la mia ignoranza, ma a me i Balcani non hanno mai ispirato! Il paesaggio che si vede dai finestrini del mio pullman appena entrato in Macedonia offre brutte case, brutti boschi e brutte montagne.
E poi c'è sta storia del nome ufficiale della Macedonia che alcuni chiamano FYROM (ovvero Former Yugoslavian Republic Of Macedonia) che mi infastidisce. Cioè, cazzo mi rappresenta sto FYROM? Questa dev'essere un'idea dei Greci per non confonderla con la Macedonia Greca (che non è un miscuglio di frutta a pezzi con l'aggiunta di olive e fichi) i quali, non si sa bene perchè, sostengono ancora che la Macedonia FYROM è in realtà roba loro... ma mollateli! Addirittura i greci gli han fatto cambiare bandiera a sti poveri cristi perchè sulla vecchia bandiera macedone era rappresentato il Sole di Vergina, simbolo della Macedonia greca ed ai mangiaolive questo non andava giù! Roba de matt!
Skopje, la capitale, non è niente di che, forse mi ero abituato troppo bene in giro, ma la principale città del paese famoso per Madre Teresa (macedone di etnia albanese), Alessandro Magno, ma soprattutto per il Cobra Darko Pancev, è in realtà un grosso cantiere in cui stanno tirando su quantitativi spropositati di statue finto-antiche e palazzi in stile neoclassico dal dubbio gusto.
Resisto al sonno ed al caldo per dare un'occhiata in giro, prima di svaccarmi definitivamente in branda: il pullman per Tirana, in Albania, partirà alle 6 del mattino dopo.

Albania: si ok, a che ora parte il traghetto?
Tirana, Albania (Km.30903). L'Albania è forse l'unico dei tre paesi che mi spiace non aver esplorato come si deve. Il paesaggio e la gente sono decisamente migliori delle tappe precedenti, mi spiace quindi che la mia unica tappa sia la capitale Tirana, un posto che non è decisamente il top del paese!
E poi a Tirana c'era la para-traghetto, ovvero cercare di rimediare una nave/barca/gommone per ritornare in patria senza spendere una fortuna: inizialmente avevo puntato al comodo Durazzo-Ancona, ma questo parte una volta ogni due giorni ed io arrivo in quello sbagliato, l'alternativa è quindi Bari, in cui arriverei a mezzanotte per poi prendere da uno a tre treni a prezzi folli che mi avrebbero riportato in Padania.
Per fortuna gli albanesi si rivelano dei randagi senza eguali e mi sparano sto pullman Tirana-Milano via Bari a 90 zeuri comprensivo di traghetto (solo il Bari-Milano in treno mi sarebbe costato 100!) per cui via, verso i nebbiosi lidi milanesi, da cui prevedo di schiodarmi presto. Molto presto.

sabato 18 agosto 2012

Ritorno alla civiltà

Realizzo al momento di lasciare Erbil che rimanere oltre in Iraq non ha senso: i costi sono alti e la città di Duhok non è certo una meta così ambita, a meno di non organizzare escursioni nelle vicinanze che non avevo intenzione di fare in ogni caso, così decido di accettare l'offerta-che-non-si-può-rifiutare del nonno che gestisce la mafia degli shared-taxi di Erbil: 10 dollari in più (mecojoni!!!) per skippare a piè pari Duhok ed andare dritti al confine turco.

Entrare in Turchia dall'Iraq o comunque dal Medio Oriente è come essere in un mondo nuovo: strade larghe e perfettamente asfaltate, automobili che non cadono a pezzi, possibilità di mettersi finalmente i pantaloni corti, possibilità di pranzare in giro senza doversi sentire dei criminali, cartelli scritti in un alfabeto comprensibile, ma soprattutto possibilità di bersi finalmente una cazzo di birretta gelida senza doversi rivolgere a degli spacciatori con una condanna a morte sulla testa (era un mese che non ne trovavo una, l'ultima era stata a Tashkent, una disgustosa birra uzbeka tiepida!).
La cosa ha però anche i suoi contro: i prezzi folli! Da quando sono entrato nell'ex Impero Ottomano, mantenere il mio file excel con le spese non ha più senso, le Lire Turche escono a profusione e senza soluzione di continuità il che causa turpiloqui che non contribuiranno certo a spalancarmi le porte del Paradiso quando verrà la mia ora.
L'ingresso in Turchia mi fa però anche capire una cosa, ovvero qual'è il lavoro da non fare mai assolutamente: l'autotrasportatore internazionale! Dalla frontiera turco-irachena, sul lato turco, si snodano infatti almeno 30km di camion in fila, roba che l'ultimo come minimo arriva in Iraq fra una settimana!
Solidarietà ai camionisti a parte, arrivo a pezzi alla prima meta turca, Goreme, nella regione della Cappadocia (o K-Docia come i più fighi di noi amano chiamarla) dopo quasi 24 ore di viaggio, con 5 mezzi cambiati ed una frontiera attraversata  e la voglia di esplorare la zona è molto bassa, nonostante le caratteristiche case e chiese costruite nelle curiose rocce della zona siano effettivamente molto belle, ma le batterie stanno a secco, così decido di dare un'occhiata al minimo indispensabile e migrare direttamente verso Istanbul dopo un paio di giorni.

Istanbul, Turchia (Km.29792). Anche nell'ex Costantinopoli la solfa non cambia, energie a zero e soldi che escono che è un piacere (non certo per me), la visita è quindi limitata anche qui al minimo, giusto le classiche visite a Santa Sofia, Moschea Blu e Topkapi che sono giusto a 500 metri dal mio ostello con la proprietaria dalla risata più fastidiosa del mondo, dove pianifico ufficialmente le rimanenti tappe prima di rientrare in Padania: sveltine a Sofia (Bulgaria), Skopije (Macedonia) e Tirana (Albania), per poi rientrare in patria via nave e riposare in vista delle prossime imminenti partenze.

Ultime, veloci tappe del viaggio

giovedì 16 giugno 2011

Chissà se in URSS facevano i referendum sul nucleare...

Settimana scorsa hai votato SI? Hai votato NO? Sei andato al mare?
Beh chissenefrega, sono fatti tuoi, io intanto, non avendo particolari aneddoti da raccontare, ripropongo un vecchio album (con foto ri-editate per l'occasione) di una gita particolarmente interessante fatta nel novembre 2009 nei dintorni della centrale nucleare di Chernobyl, a nord di Kiev, al confine tra Ucraina e Bielorussia.
Forse i 100USD (o equivalente in Grivnie Ucraine) meglio spesi in vita mia... ma cosa dico "forse"...
Le foto sono gentilmente ospitate dal mio gruppo di Faccialibro a cui - hey, non essere timido - puoi anche iscriverti.

Album collegato: Chernobyl - Ucraina

giovedì 7 aprile 2011

Il piano di battaglia

Anche per quest'anno è giunta l'ora di levare le tende. Non per altro, ma perchè ormai lo avete capito che mi risulta piuttosto difficile stabilirmi in un qualsiasi posto della terra troppo a lungo e, se un tempo potevo resistere grazie alle provvidenziali gite domenicali a seguito di squadre di calcio dagli alterni risultati sportivi, da ormai qualche anno la cosa mi va un attimo stretta.
Ma non divaghiamo in argomenti che poco mi tangono, veniamo al sodo: meta iniziale per questo giro è la Nuova Zelanda.
In Australia ho esaurito le cartucce (non ho più visti che mi permettono di lavorare), così mi dirigo agli antipodi verso un paese che ho sempre snobbato prima d'ora, ma che adesso capita a fagiuolo per i miei loschi scopi.
Non ho particolari problemi di soldi al momento, l'idea di lavorare poi non mi ha mai procurato fremiti d'entusiasmo, non ho mogli e/o figli da mantenere, cosa allora potrà spingermi a cercare un lavoro nella gelida Isola del Sud, durante la stagione invernale che è alle porte, in mezzo alle Alpi Neozelandesi? Beh è palese che solo la prospettiva di una zingarata senza precedenti può spingermi ad una tale follia.
Sfrutterò quindi al massimo il flusso turistico straordinario che ci sarà quest'anno in NZ grazie ai mondiali di rugby, mi girerò per un mesetto o due il paese quando ricomincerà a far caldo (novembre/gennaio) dopodichè dovrò tirare aprile in qualche modo, purtroppo temo lavorando ancora, per poi finalmente iniziare il randagismo vero e proprio.

E' un'idea che ho in testa fin dalla prima volta che ho lasciato l'Australia: ritornare in Europa via terra. La prima volta non l'ho fatto per dar spazio ad una visita approfondita del Sud-est Asiatico, la seconda volta avevo pensato ad una partenza dal Bangladesh, giro coi controcazzi in India, poi Pakistan, Iran, Turchia e poi via fino all'Italia. Ipotesi scartata A) perchè giravano voci insistenti circa una chiusura della frontiera terrestre tra Pakistan e Iran B) perchè sarei arrivato in pieno inverno in luoghi non propriamente calienti come l'Iran del nord e la Turchia orientale.

Ma ora, partendo in aprile, le condizioni saranno ideali per il seguente tragitto:
Hong Kong e Macau: l'unico aereo che ho intenzione di prendere (con partenza dalla Nuova Zelanda) mi mollerà in queste due ex colonie europee a sud della Cina
Cina: si prosegue verso nord lungo la costa cinese, direzione Pechino.
Mongolia: da Pechino prendo la Transiberiana verso nord, direzione Ulan Bator e deserti contigui.
Russia: si prosegue con la Transiberiana. Ovviamente sarebbe troppo facile andare dritti fino a Mosca, così all'altezza di Omsk, nel bel mezzo della Siberia, scendo dal treno e vado verso sud.
Kazakistan: Ci sarà pur qualcosa da vedere nell'immenso paese di Borat, o no? Vi saprò dire.
Uzbekistan: La gente pensa sempre che io scherzi quando dico che voglio andare in Uzbekistan perchè è un posto figo. Samarcanda sarà un must.
Turkmenistan
: Il Turkmenistan mi fa porre gli stessi interrogativi della Basilicata. Esiste davvero? Vado a verificarlo di persona.
Azerbaijan
: Attraversato in nave il Mar Caspio si giunge a Baku, l'ennesima incognita dell'Asia Centrale. Oltretutto qua le cose si fanno difficili per quanto riguarda gli spostamenti. Niente più comodi (?) treni, ma solo scomodi pullman ereditati dall'Unione Sovietica.
Armenia: Posto montagnoso e inospitale o almeno così pare. Passaggio obbligato per tornare verso ovest.
Turchia: In qualche modo attraverserò l'Anatolia fino ad Ankara e da li Istanbul.
Bulgaria, Serbia, Bosnia, Croazia, Slovenia, Italia: Questa parte dovrebbe essere una passeggiata di salute. Skipparla a piè pari mi rovinerebbe l'"impresa", però onestamente sti posti non mi affascinano particolarmente. Magari ignoranza mia eh, vedrò cos'hanno da offrire e poi boh, deciderò eventualmente a seconda dell'umore del momento.

Questa è ovviamente solo l'idea iniziale, ora di aprile 2012 probabilmente avrò cambiato itinerario 25 volte, e mi ritroverò a fare il giro dell'Africa sub-sahariana, ma per ora questo è sufficiente a motivarmi. Ci sentiamo dalla Nuova Zelanda.

Le tappe principali del tragitto previsto