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lunedì 3 dicembre 2012

Toh, chi si rivede...

Beh effettivamente cominciava ad essere ora di tornare ad aggiornare il blog ogni tanto, così ecco un paio di news.
Dall'esatto momento in cui ho piazzato le chiappe in Padania, il pensiero fisso è stato migrare al più presto verso un qualsiasi "luogo random" quanto più possibile lontano da Milano, quindi eccomi sfruttare la generosa ospitalità della mia sbarba da cui son migrato tempo -1 non appena questa mi è tornata nella Ville Lumiere.
Anche il principale sbattone nella terra della baguette (trovare un lavoro retribuito decentemente nonostante il mio livello di francese non eccelso) è stato sbrigato a tempo di record: 10 cv mandati, due lavori offerti, uno accettato, come receptionist in un ostello a Montmartre per 3 notti a settimana.
E così, con tutto il tempo libero che mi rimane a cosa volete che pensi, se non agli zingareggi futuri?
Posto che il punto fermo degli spostamenti prossimi venturi è il Canada, in cui - se tutto va bene - non potrò entrare comunque prima dell'anno prossimo per motivi che ometto volutamente, bisogna anche cominciare a pensare a qualche gitarella per spezzare la monotonia presente e futura, tipo:
Mete a portata di mano da fare assolutamente:
1) Alaska: Posto della madonna, forse l'unico stato USA che mi interessa davvero vedere, altro che Gnu Iorc, Califoggia e Florida dove vanno tutti e dove - tra l'altro - sono già stato una ventina d'anni fa quando non avevo voce in capitolo sulle mete turistiche familiari.
Latitude-x ora va solo in posti pregni di mentalità!
2) Washington State:
Le suburb più meridionali di Vancouver distano meno di 3km dal confine con gli Stati Uniti, di conseguenza qualche gitarella oltre confine ogni tanto sarà quasi d'obbligo. Anche perchè laggiù ci sono da vedere un paio di locheiscion cinematografiche che bramo vedere da anni (...ma cosa dico anni).
3) Tour degli stati canadesi:
Voglio andare a chiedere di persona agli abitanti del Saskatchewan cosa gli ha detto il cervello quando han scelto il nome del loro stato.
Zingarate a portata di mano, da fare in un futuro relativamente prossimo:
1) Giro del Centro America: Dal Messico a Panama. Un Must.
2) Giro del Sudamerica:
Probabilmente da dividere in 2 tranches: costa est e costa ovest, cominciando da quest'ultima.
Mete proibitive o logisticamente difficili:
1) Aree remote canadesi: In realtà la parte più bella del Canada, secondo il mio modesto parere, è il quasi-disabitato nord, soprattutto gli stati dello Yukon, Northwest Terrotories e Nunavut, che però sono raggiungibili molto difficilmente se non tramite costosissimi voli interni. Il sogno sarebbe piazzare le chiappe ad Alert, il centro abitato più a nord del mondo e fare la foto di rito davanti al cartello "ALERT PROUDLY CANADIAN" ed aggiungere alla collezione dei segnali con le distanze dai vari posti del mondo "PESCHIERA BORROMEO 4745Km".
2) Antartide:
non esattamente dietro l'angolo, non esattamente facile da raggiungere, non esattamente economico. Però io almeno un giro in Georgia del Sud ce lo farei volentieri.
Vacanzina pre-Canada:
1) Il resto degli -stan: ancora mi mangio le mani per aver saltato, durante l'ultima zingarata, Kyrgyzstan, Tajikistan e quei pochi angoli di Afghanistan visitabili tranquillamente. Si da il caso però che Turkish Airlines abbia un bellissimo volo Parigi-Istanbul-Osh (Kyrgyzstan) a 570 neuri andata e ritorno. Vuoi vedere che se mi girano le balle mi sparo 4 settimane a fare trekking nelle montagne dell'Asia Centrale appena finisce l'inverno?

Si si, voi andate pure a gnu iorc

lunedì 7 maggio 2012

Lo sbattone del secolo!

A volte mi chiedo seriamente chi me lo faccia fare. E poi decido di farlo lo stesso!
Una volta messa da parte la breve ma intensa zingarata mongola, sarà la volta di pensare alla tappa successiva, Lhasa, capitale del Tibet.
Diciamocela tutta: considerando che partirò da Pechino e che dovrò attraversare la frontiera col Kazakistan all'altezza di Urumqi entro pochissime settimane, anche solo pensare ad una puntatina in Tibet è praticamente folle. Non tanto per le 44 ore di treno diretto tra Pechino e Lhasa, che considero come 2 giorni in una galera da cui puoi vedere un panorama bello e vario, quanto per il post-Lhasa, ovvero il tragitto che dai confini dell'Himalaya mi porterà ai confini con l'Asia Centrale.
Già è un miracolo che ci sia una linea ferroviaria che attraversi un paese immenso come la Cina da nord-est a sud-ovest fino a questo posto dimenticato dal signore, chiederne però un'altra che dal medesimo posto dimenticato da signore ti porti senza troppi problemi fino alla metropoli più lontana ed isolata del paese pare effettivamente troppo. Ed infatti non esiste.
Rimangono così due sole opzioni fattibili:
Lo sbattone: in rosso il Pechino-Lhasa. Notare la posizione di Lanzhou, dove dovrei
ritornare per poi prendere il treno per Urumqi (linea verde). La linea blu indicherebbe il
tragitto in bus da Golmud a Urumqi.
1) Ritornare sui propri passi in treno fino a Lanzhou, a metà strada tra Lhasa e Pechino, per poi prendere la linea che attraversa la Mongolia Interna ed arriva ad Urumqi (quindi 2 treni per un totale di 50 ore di viaggio e 4080km percorsi in maniera quasi lineare) oppure
2) Farsi solo 14 ore di treno fino a Golmud, scendere a terra ed affidarsi all'incognita dei bus: da Golmud - insignificante città della provincia del Qinghai - non esistono infatti linee dirette per Urumqi, nè in bus nè tantomeno in treno, bisogna quindi procedere a tappe fino al confine con la provincia del Xinjiang e proseguire con un altro quantitativo n di bus, certamente non meno di 3 (Golmud-Charklik, Charklik-Korla, Korla-Urumqi) fino alla meta finale.
Pro: viaggio chilometricamente più corto di circa la metà e panorama migliore (il Deserto del Takamaklan spacca!)
Contro: incognita sui tempi ed il numero di mezzi da cambiare. Anche la qualità dei mezzi è una variabile importante: farsi mille ore su uno sleeping bus è un conto, farsene altrettante su di un lamierone dell'anteguerra è un altro. Le strade però sembrano essere tutte rifatte di fresco e quindi piu veloci.
Il deserto del Takamaklan, nella provincia
dello Xinjiang
Poi che c'è da considerare che in Cina è tutto un altro viaggiare: qua le distanze sono enormi (giusto per dare l'idea, è la terza nazione per estensione, più grande degli Stati Uniti), ma forse proprio per questo i treni sono confortevoli e le strade più larghe e veloci possibile tanto che anche in bus non dovrebbe essere come nel resto dell'Asia, dove avevo fatto l'abitudine a spararmi sbattoni da 24 ore per fare 500km, come per esempio l'epico Hanoi-Vientiane, un giorno intero a bordo di un osceno bus con i sedili così ravvicinati tra loro che era impossibile persino stiracchiarsi un minimo, con gente piazzata sugli sgabelli nel corridoio oppure penzolante su delle amache fissate al portaoggetti, inerpicandosi sulle oscene strade salgono sulle montagne vietnamite e ridiscendono sull'altro versante una volta superato il confine col Laos.
Ma non divaghiamo...
Qua purtroppo su internet non ho trovato molte informazioni su quest'ultima opzione ed anche la Lonely Planet butta li giusto un paio di scarne informazioni, per la prima ipotesi invece c'è già più materiale, anche se pare che la maggioranza di quelli che l'han fatto non ha proseguito da/per Lhasa.
Ah, ovviamente l'aereo è un'opzione costosissima e e poco intrigante, quindi scartata a priori.
Una cosa è certa: ho il pepe al culo di entrare in Kazakistan al più presto (ma comunque non prima del 5 giugno*) per fare il visto iraniano, ma questa è tutta un'altra storia.

*Per i visti dell'Asia Centrale ho dovuto scegliere delle date fisse, così in Kazakistan dovrò per forza essere tra il 5/6 ed il 5/7, in Uzbekistan dal 25/6 al 25/7 e così via...

sabato 5 maggio 2012

Stuck in Shanghai

Shanghai, Cina (Km.4126). Sono a Shanghai e potrei tediarvi per ore con le storie della Parigi d'Oriente e puttanate varie, la verità è che mi sto rompendo le palle in una maniera invereconda, dato che la missione shanghaiana, ovvero ottenere i visti di Kazakistan ed Uzbekistan per i viaggi futuri, mi sta trattenendo più del necessario e a me non piace essere trattenuto più del necessario.
Per carità, bella Shanghai, mica dico di no, sembra a malapena di essere in Cina da quanto è vivace ed europea, ma dieci giorni di permanenza cominciano ad essere decisamente troppi. Che poi se vogliamo mi va pure bene, dato che quel crastone del console uzbeko mi sta processando il visto con solo la fotocopia del passaporto, in modo che contemporaneamente posso applicare anche dai kazaki, risparmiandomi una settimana tonda tonda di ulteriore soggiorno.
Anche il passaporto dell'Unione Europea, come sempre, scioglie nodi e sbattimenti inutili, in questo caso mi salva dal procurarmi le temute Lettere d'Invito per ottenere i visti e riduce il numero delle domande a “Cazzo ci vai a fare in Kazakistan?” e “Perchè non hai indicato il tuo posto di lavoro nell'apposita sezione del modulo?”.
Per quest'ultima è risultato particolarmente difficile convincerli che lavoravo, lavorerò, ma in questo preciso momento non ho un lavoro, anche perchè nel caso sarei impegnato a svolgerlo, anziché stare a cazzeggiare in un ambasciata straniera dall'altra parte del mondo.
Meno male che almeno i kazaki han tentato di animare un po' la procedura, comprendendo nel prezzo attese estenuanti (se l'ambasciata apre alle 9, non vi disturbate a presentarvi prima delle 11, è inutile) e complicazioni cose semplici: devo pagare 140 yuan (15 pleuri, prezzo stra-onesto tra l'altro!) per il visto? Vabbè toh ce li ho cash, contati, tienili...
NOOOOOOOOOOOO
devo riempire il bollettino in cinese ed andare a pagare in banca. Una banca qualsiasi?
NOOOOOOOOOOOO
la Bank of China, la cui filiale più vicina lo sa il signore dov'è (e tra l'altro è inutile chiedere info, perchè, come già spiegato, nessuno sa nulla).
E allora dopo un'ora a girare a caso alla ricerca di sta Bank of China la trovo, ma gli sportelli del primo piano non van bene per i bollettini, devo andare a quelli del secondo, che però aprono fra un'ora perchè sono in pausa pranzo. Una volta pagato il bollettino ritorno in ambasciata, ma adesso anche loro son chiusi per pranzo fino alle 3... eccheccazzo... morale: una giornata buttata per consegnare un modulo e pagare un bollettino! W il Kazakistan!

martedì 3 aprile 2012

Vademecum del randagismo prossimo-venturo

Ormai ci siamo: tempo dieci giorni e la Nuova Zelanda sarà solo un ricordo lontano. Nel frattempo, mentre metto le tacche sul muro come i carcerati per contare i giorni che mi separano dal mio volo Christchurch-Kuala Lumpur-Hong Kong, faccio mente locale sulle cose che devo assolutamente ricordare prima di partire e mentre sarò in giro:

1) Mangiare dove mangiano i locali: Nel precedente zingarismo asiatico cedetti dopo 3 mesi di friedricewithchicken e noodles assortiti, ora dovrebbe essere più facile in quanto incrociando un numero maggiore di paesi e culture, il menu dovrebbe - si spera - essere più vario. Inoltre ho deciso che devo provare qualsiasi zozzeria mi venga proposta, ma di questo ne parlerò nelle prossime puntate.
2) Dormire dove dormono i locali: Una branda e un cesso (possibilmente nel raggio di 100m). Non c'è bisogno d'altro per dormire, quindi si punterà ad un'accomodation più spartana ed economica possibile.
3) Viaggiare via terra: Anche qui, nei limiti del ragionevole (dato che nessuno mi paga per farlo e non ho scommesso con nessuno), l'obiettivo è girare solo in pullman, treno o automobile.
4) Viaggiare di notte: Se ce ne sarà l'occasione si viaggerà dopo il tramonto per risparmiare una o più notti di accomodation e per ottimizzare i costi degli spostamenti che, come potrete facilmente intuire, incidono non poco sul budget. Inoltre così ti passa di più.
5) Condividere il viaggio: Di randagi ansiosi di condividere trasporti o stanze doppie che costano meno delle singole ne troverò parecchi. Sfruttare le occasioni.
6) Viaggiare leggeri: Si, anch'io ho sempre avuto il terribile vizio di portarmi troppa roba inutile dietro, ma questa volta ho adottato una contromisura quasi infallibile: uno zaino da 60l. Ci stanno fisicamente solo 2 braghe corte, una braga lunga, 4 magliette, una felpa e un asciugamano (rigorosamente in microfibra che occupa meno). Tutto il resto non serve. Il peso maggiore sarà giocoforza composto dalla tecnologia (portatile e fotocamera).

Altre fregnacce presenti sulla check-list sono:
- Vitamine: viaggiare stanca, bisogna essere in forma,
- Dollari americani in banconote di piccolo taglio: molto utili per levarsi dalle palle possibili sbirri rompicoglioni o per dare il contentino ad eventuali rapinatori e/o cagacazzi assortiti.
- Roba da leggere: Visto che devo viaggiare leggero, mi porto solo un libro, tra l'altro già letto, ovvero "Buonanotte Signor Lenin" di Terzani, che parla (quasi) del mio stesso percorso di zingarismo fatto nel momento del crollo dell'Unione Sovietica nel 1991. Ispirante.

Ulteriori cose da tenere bene a mente una volta in giro:
- Stare sereni: Io sono uno di quelli che va troppo di fretta, non perchè ho il pepe al culo, ma perchè son curioso di vedere cosa c'è dopo. Questo non va bene perchè: A) stressa B) Non ti fa godere il posto dove sei. Evitare!
- Fare i presi bene: Il nemico numero uno del randagismo è lo scazzo: ogni tanto ti prendono quei momenti in cui saliresti sul primo aereo per tornartene a casa. Poi non lo fai ovviamente, però nel mentre sei li con le palle girate ed è come se quel determinato posto non l'avessi mai visitato, come quando ero in Vietnam con una faccia grossà così grazie alla mia brillante idea di andare dal dentista a Saigon: ecco, poi mi sono girato tutto il Vietnam bestemmiando e maledicendo chiunque mi capitasse a tiro. Il Vietnam è come se non l'avessi mai visto.

mercoledì 28 marzo 2012

E pure la Nuova Zelanda... (ultima parte)

I Reinhold Messner dei poveri alle prese col TongariNo
Da Cape Reinga a Turangi (812km)


Ritornare nel cuore dell'Isola del Nord anzichè ridiscendere lungo la costa occidentale aveva un solo scopo: ritentare la sessione di trekking al Tongariro (o TongariNo come lo chiama qualcuno) National Park, saltata qualche giorno prima causa maltempo e che a sto giro, pare, sarà invece miracolosamente inondato dal sole.
Ormai la paranoia circa gli scavallatori d'auto è totale, pare infatti che anche da ste parti, come a Kerosene Creek, agisca una banda di simpaticoni che gentilmente pensa a ripulirti il bagagliaio dal peso inutile mentre tu scarpini in mezzo a crateri e laghi,: che carini, in questi tempi, con la benza alle stelle, viaggiare leggeri è un must.
Ma che ci volete fare, a me pagare la benza piace, quindi opto per la navetta che per modici 35$ ti porta e ti prende senza imparanoiarti inutilmente la scarpinata già di per se non esattamente leggera. Il fatto che poi il Tongariro Crossing (il sentiero più popolare e da noi battuto) sia one-way giustifica ulteriormente la spesa.
Tongariro Crossing dicevo: figata, decisamente figata, certo non è come portare a spasso il cane ai giardinetti sotto casa, qua c'è da sfacchinare per 20km (ci si mette tra le 6 e le 8 ore) e soprattutto la prima parte ha delle salite assassine per giungere in quota - ma hey - c'erano anche un botto di nonni che, attrezzati come solo i nonni sanno essere, ce la facevano benissimo, perchè dunque noi baldi giovani no? Oltretutto il panorama invitava decisamente a proseguire, non capita infatti tutti i giorni di gironzolare attorno a coni vulcanici attivi, colate laviche e laghetti sulfurei come da ste parti e se non fosse che alla fine del percorso perdi l'uso delle gambe per almeno un paio di giorni, sarebbe da rifarlo al volo.

Cina-Russia 1000-0
Da Turangi a Wellington (336km)

Ancora una volta la gita a Wellington propone un interessante giro turistico delle ambasciate e a sto giro arrivo all'appuntamento con la simpatica moglie del Console Mongolo con un giorno di anticipo scatenando il panico:

- "Ma come, avevi detto che venivi domani, dovevi avvisare, bla bla bla..."
- "Zia, vedi di stare serena, hai avuto più di 2 settimane per piazzarmi un adesivo sul passaporto, io domani ho il traghetto per l'Isola del Sud, che famo?
"
- "Vabbè, vatti a prendere un caffè e torna fra un quarto d'ora che ti ridò il passaporto col visto"
- "Come sarebbe un quarto d'ora? Ma se ci vuole un quarto d'ora per emettere un visto, perchè allora mi hai fatto aspettare due settimane?"

Se vi dicono che ci vogliono dai 7 ai 14 giorni
per avere sta roba, non gli credete.
Insistete per averlo in 15 minuti, è il tempo che ci vuole
Bestemmie. Però alla fine io e la vecchina ci siamo presi in simpatia, quindi non ho brontolato più di tanto, anche perchè qua c'era da correre - anzi VOLARE - nella suburb di Karori, dove urgeva girare prontamente il passaporto all'ambasciata cinese che non sapevo neanche se fosse aperta o che cazzo volesse di preciso per mungermi il solito sticker, infatti panico quando questi han voluto una prova del mio ingresso in Cina: ma santiddio, di solito ti chiedono una prova dell'USCITA da un paese (ecco perchè ho fatto il visto mongolo prima), cazzo gliene frega a loro se/come entro. E allora via, verso un internettaro in centro, registrati al sito di AirAsia.com per stampare l'itinerario però cazzo, io arrivo ad Hong Kong che è si Cina, ma non rientra nello stesso visto che sto per fare, andrà bene lo stesso? Per fortuna si.
Il momento di pagare riserva poi un piacevole rinfresco su quanto sia cosa buona e giusta viaggiare con passaporto dell'Unione Europea: visto di doppia entrata valevole 4 mesi a 90$. I neozelandesi pagano 140$ per 30 giorni/single entry e gli americani addirittura 200$. Mitici cinesi.
Lo stesso non si può dire dei russi, i quali dopo una fitta corrispondenza elettro-epistolare con le ambasciate di Wellington e Hong Kong, mi confermano che per me non c'è posto nella tundra siberiana, a meno di non andare ad ingrassare gli introiti di qualche agenzia turistica locale prenotando TUTTO e ORA. Ovviamente non se ne parla neanche, quindi la Siberia è stata ufficialmente cassata dal tragitto in favore dei cinesi che avranno il dubbio onore di ospitarmi più a lungo e dove io avrò il sommo piacere di farmi un'esplorazione molto più approfondita anche delle regioni sud-occidentali.

Back to reality
Da Wellington a Queenstown (924km, di cui 85 di mare)


Alla fine, dopo 4328km possiamo archiviare anche il discorso Nuova Zelanda e sapete qual'è la cosa buffa? Che la parte migliore è quella dove ho vissuto la maggior parte del tempo, ovvero Queenstown e dintorni.
Si perchè il resto del paese bello, per carità, ma manca di una caratteristica che sia unica del luogo come potrebbe essere il "nulla australiano" per esempio, che ti fa dire "questo c'è solo qua": le campagne neozelandesi sono fondamentalmente uguali alle nostre, le città nettamente inferiori, i Parchi Nazionali di un'altra categoria, in ogni caso è già ora di pensare alla prossima zingarata che partirà entro pochi giorni, questa volta in terra asiatica.

giovedì 19 gennaio 2012

L'ora delle decisioni (quasi) irrevocabili

Si attendeva solo l'ufficialità ed ora ce l'abbiamo: la zingarata 2012 partirà dunque da Hong Kong il 16 aprile, dove atterrerò nel pomeriggio su di un volo di quella che ormai è la mia compagnia aerea preferita, ovvero AirAsia.com, che anche a sto giro si è aggiudicata l'appalto per far sorvolare le mie natiche sopra  terre ed oceani a prezzi che definirei quantomeno competitivi.
Beh insomma, diciamo che per gli standard Airasiatici i 330 euri che ho munto sono un bel malloppo, ma effettivamente, considerando che per coprire le due tratte Christchurch-Kuala Lumpur / Kuala Lumpur-Hong Kong ci volgliono la belleza di 16 ore solo di volo, capirete facilmente che la spesa è giustificata e che Hong Kong è addirittura più vicina all'Italia che alla Nuova Zelanda!

Ma passiamo oltre. Erano mesi che mi stavo tormentando con la solita domanda: una volta che torno a Milano cazzo faccio?
In sti giorni ho deciso: si va in Canada al volo e ci si va per restare.
Si perchè alla fine di rimanere nella nebbia padana a farmi prendere per il culo da gente che offre stage trimestrali pessimamente retribuiti non se ne parla neanche, urge quindi trovare un angolo di mondo dove piantare le tende in maniera semi-stabile ed il Canada merita di essere l'ultima chanche che do al mondo occidentale di avermi.
Certo la missione non sarà per niente facile, prevedo sbattimenti inauditi e probabilmente dovrò anche tornare a scuola per riuscire nell'obiettivo, ma sono certo che con un po' di buona volontà e con la dovuta motivazione (e magari anche una bella botta di culo) ce la si fa agilmente... e poi voglio dire, so per certo che anche nella ormai inavvicinabile Australia è tutt'ora possibile rimanere, basta essere al posto giusto: avere uno sponsor ad Alice Springs per esempio è tutt'altro che impossibile, tutto sta nell'avere la forza di volontà di rimanere per almeno un mezzo decennio nel posto più brutto, noioso, polveroso e lontano dal mare di tutta l'Australia, ma volendo si può.
Un po' lo stesso concetto che vale anche qui in Nuova Zelanda, ma allora perchè non rimango? Mi basterebbe solo chiedere per avere una sponsorship dal mio attuale lavoro, ma ci sono problemi:

1) la Nuova Zelanda è lontana. E ovviamente non intendo lontana da casa, ma lontana da tutto! Ore e ore di volo per andare pressochè ovunque nel mondo, per uno come me che ha bisogno di muoversi di tanto in tanto, sono pesanti.
2) Queenstown - il posto dove sono io e dove è facile facile beccarsi sto benedetto permanent visa - oltre ad essere in una nazione sperduta (vedi punto 1) è un paesello ulteriormente sperduto nelle montagne di un isola poco abitata, così poco abitata che penso che Queenstown sia l'unico paese di 13mila abitanti al mondo ad avere il proprio aeroporto internazionale, un po' come se in Italia ci fossero dei voli quotidiani tra Cassina de' Pecchi e Londra...
3) Queenstown è un bel posto per passarci le vacanze, per carità, ma viverci sarebbe un'altra cosa: per 6 mesi l'anno fa un freddo inverecondo e per gli altri 6 si sta appena decentemente e allora uno che fa, durante il tempo libero? Ok, d'inverno vai a sciare (se vuoi, e io non voglio), d'estate vabbè fai i barbeque, vai con la mountain bike, fai trekking, ma tempo un paio di stagioni ogni possibile attrattiva viene esaurita e allora che ti rimane? Esatto, l'alcolismo.
4) Più della metà dei lavoratori di Queenstown sono stranieri e la quasi totalità di loro vuole diventare neozelandese per poi poter andare in Australia a vivere una volta ottenuta la cittadinanza (c'è una specie di convenzione tra Australia e Nuova Zelanda per la libera circolazione dei propri cittadini fra i due paesi, ma il flusso migratorio è a senso unico verso l'Australia). Ora, v'immaginate se un giorno il governo australiano decide che anche i neozelandesi han bisogno di un visto per entrare nel paese? Cioè, questa sarebbe una veramente, ma veramente una fregatura.
5) In Nuova Zelanda la paga è una merda.
6) Anche in Nuova Zelanda hanno sto viziaccio di mettere i rubinetti separati acqua calda/acqua fredda. Diffidate sempre dai paesi che lo fanno. Sempre.

Quindi per concludere ad aprile si fa “Kia Ora” con la manina alla terra dei Kiwi e ci si gode l'ultima zingarata di proporzioni bibliche almeno per un bel po'. Forse.
Uno dei principali problemi del mondo anglosassone in generale e della Nuova Zelanda in particolare.

mercoledì 4 gennaio 2012

Si fa presto a dire Tagikistan

Ecco, lo sapevo! Faccialibro è ufficialmente uno strumento del demonio tentatore: l'altro giorno ero li che cazzeggiavo amabilmente in cerca di gossip, quando ad un certo punto capito sulla pagina di Tom, il neozelandese già citato nelle cronache da Timor Est che si sta facendo il giro del mondo in bicicletta, il quale ha pubblicato un album di foto delle sue ultime zingarate nell'Asia Centrale.
Dove voglio andare io? Non esattamente: il suddetto Gianni Bugno de noantri infatti ha pensato bene di aggiungere al tour anche Kyrgyzstan e Tagikistan, paesi che fino a ieri non avevo nemmeno preso in considerazione in quanto ritenuti posti fondamentalmente inutili (vedete a volte l'ignoranza?).
Beh oddio, effettivamente il Kyrgyzstan non è che scateni particolari impulsi onanistici, ma è un passaggio semi-obbligatorio per il Tagikistan, il quale propone nientepopodimeno che la Pamir Highway, una strada panoramica lungo le alte vette al confine con l'Afghanistan, su cui al momento scelgo di non dilungarmi, ma che vi assicuro ispira le mie bramosie almeno quanto una birretta gelida in una giornata estiva.
Tuttavia, la scelta di avventurarsi in questi angoli sperduti si porterebbe dietro una serie di sbattimenti e complicazioni che farebbero passare la voglia anche al più audace e perditempo dei cani randagi. Tanto per citarne qualcuna:
1) La deviazione kyrgo-tagika mi imporrebbe giocoforza di adottare una pratica che cerco sempre di evitare il più possibile: tornare sui miei passi. Questo dovrebbe accadere almeno due volte, data la limitatezza della rete viaria in Kazakistan e in Uzbekistan.
2) Entrambi i paesi hanno bisogno ovviamente di richiedere un visto alle rispettive ambasciate e, anche se la procedura pare essere più semplice del resto dei paesi della zona, è pur sempre uno sbatti non indifferente.
3) La Pamir Highway è una di quelle strade che vorrei percorrere con calma, fermandomi dove voglio io e quando voglio io e siccome dubito fortemente che l'ente del turismo tagiko abbia in dotazione pullman di sightseeing prenotabili con la formula hop-on/hop-off, temo che l'unica soluzione sarà ricorrere ad un mezzo a noleggio o roba simile. Questo chiaramente costa potenzialmente un fottio di soldi, la missione sarà quindi cercare di convincere qualche altro scappato di casa a collarsi la spesa quanto prima lungo il tragitto.
4) Il Tagikistan è un paese montano, e per montano non intendo montagnette del cazzo tipo mille metri o giù di li, ma vette che possono superare anche i 7000 metri. Bene, io contavo di viaggiare piuttosto leggero, ma temo che da quelle parti la sera faccia freschino anche d'estate, quindi mi sa che dovrò investire un discreto quantitativo di Somoni del Tagikistan in roba pesante e magari anche in un paio di scarpe decenti.

In definitiva, nonostante gli sbattimenti sopra citati ormai devo ammettere che ormai mi è montata ufficialmente la scimmia tagika, sto valutando bene la fattibilità della deviazione... e poi onestamente quando mai mi ricapiterà di finire in posti impronunciabili e/o dimenticati dal signore come questi?
Lo scopriremo nelle prossime puntate!
No vabbe, parliamone...

lunedì 12 dicembre 2011

Sbattimenti in vista

Come nelle migliori tradizioni il tempo vola quando ti diverti e ci si ritrova così a metà dicembre - a quattro mesi dalla partenza – a doversi dare una svegliata per i vari visti di cui avrò bisogno lungo il tragitto che separa Hong Kong dalla nebbiosa Padania.

Ma come, mancano quattro mesi e te sei già li a pensare ai visti?

Certo, o miei stolti amici, perchè come già vi avevo accennato e come forse probabilmente potrete intuire anche voi, richiedere visti per Iran e Turkmenistan non è esattamente come chiederli per Malesia* o Australia; qua si tratta di una vera e propria corsa ad ostacoli attraverso le sedi consolari di mezza Asia Centrale che mi vede  solo contro una massa di pazzi burocrati il cui principale divertimento pare essere complicare persino le cose più semplici.
Fortunatamente spulciando su internet pare abbia trovato un alleato in Stantour.com, una delle agenzie Turkmene specializzate nello sbroglio dei visti più ostinati ed autorizzate a rilasciare le famose Letter of Invitation, croce e delizia di ogni viaggio in Asia Centrale, che attraverso un suo impegato - prontamente ribattezzato “Evaristo il mago del visto” - mi ha illuminato circa le mosse da intraprendere per non rischiare di farmi blindare da qualche poliziotto di frontiera lungo il tragitto.
Ma andiamo con ordine: confermato lo zero sbatti per il visto di Hong Kong e Macau, che viene rilasciato in frontiera, anche per la Cina si va lisci come l'olio, dovendo solo decidere se applicare per un visto a Wellington o direttamente ad Hong Kong.
Per la Mongolia è tutto piuttosto semplice, spedirò il passaporto all'ambasciata di Wellington e questi, lesti come delle faine, me lo rispediranno tempo una settimana previo il pagamento di una forte somma di denaro.
I russi invece li voglio incontrare di persona una volta che passerò da Wellington per la mia vacanza di febbraio, di loro mi fido poco e voglio accertarmi personalmente che non facciano cazzate.
E finquà abbastanza easy, il problema arriva per la seconda parte del viaggio: come già sapevo, le prime ambasciate di Kazakistan ed Uzbekistan le troverò in Cina. Purtroppo però 80 anni di Unione Sovietica non han certo contribuito a snellire le procedure burocratiche di quelle parti: come biasimarli, del resto erano abituati fino l'altroieri a dover chiedere permessi su di uno speciale passaporto per andare da una città all'altra all'interno del loro stesso paese, perchè mai dovrebbe importargliene qualcosa di me, che secondo loro dovrei sprecare dieci dei 30 giorni concessimi in Cina ad aspettare i loro cazzo di visti davanti ai rispettivi consolati di Shanghai?
Fortunatamente Evaristo (sempre lui, il mago del visto) suggerisce che, nonostante per il mio passaporto italico non sia neccessario, una Lettera di Invito potrebbe sveltire parecchio le pratiche con gli Uzbechi, lasciandomi solo in trepidante attesa dai Kazaki.
Ma il vero thrilling si avrà per Turkmenistan ed Iran: i turkmeni pare insistano con la tediosa pratica di rilasciare un visto turistico previa prenotazione di un tour completo con un'agenzia turistica locale. Evaristo, in quanto dipendente di una di tali agenzie, sostiene che ciò mi verrebbe a costare tra i 100 e i 200US$ al giorno, una cifra nettamente fuori budget, e che quindi l'unica soluzione sarà applicare per un visto di transito a Tashkent, in Uzbekistan.
Va da se che i tempi vanno dai 10 ai 15 giorni e che il rilascio non è garantito; oltretutto nemmeno la solita mazzetta alla Stantour potrebbe sveltire le pratiche, insomma, cazzi miei al 100%.
Il problema con gli iraniani invece, a parte la follia dei 100 euro cada-visto, pare essere che hanno l'abitudine di prendere il loro tempo per verificare che l'applicante non sia una spia sionista e sto parlando di una media di 3 o 4 settimane! La cosa non sarebbe un problema se potessi mandare l'application all'ambasciata iraniana di Wellington, purtroppo però ho tre mesi di tempo ter entrare in Iran una volta rilasciato il visto e, considerate le tempistiche delle altre ambasciate a cui dovrò far visita, rischio di non farcela. Forse Evaristo può oliare gli ingranaggi giusti grazie ad una delle solite Lettere di Invito, ora vedremo di studiare la cosa...

Parallelamente a questi grattacapi, si svolge anche la ricerca di un volo a prezzi stracciati che mi porti dalla Nuova Zelanda alla terra del riso e degli involtini primavera, che vede al rush finale come sempre AirAsia.com e Jetstar.com, le due compagnie low-cost più tarelle di queste latitudini. Finora la sta spuntando AirAsia, che mi propone un Christchurch-Macau a 600NZ$ (circa 300 neuri), che non è male per un viaggio di almeno una quindicina di ore tra voli e scali, ma sono sicuro che si può fare di meglio, quindi rimango in attesa di tempi e prezzi migliori.

In definitiva: ma non potevo andaremene in vacanza per sei mesi in Thailandia o a Bali come tutti, che ci avrei pure guadagnato in abbronzatura?
Ovviamente la risposta è NO!

*Anche perchè in Malesia non serve nessun visto
Ma non possono lasciarmi passare senza tante menate?

lunedì 7 novembre 2011

Yankees stay home!

Sono almeno due settimane che leggo notizie tipo questa e la cosa non mi piace affatto.
Dato che questo non è un blog di politica internazionale, non voglio nemmeno iniziare una discussione su quanto Usa e Israele abbiano rotto le palle con sta storia di voler fare i poliziotti del mondo (con dietro gli interessi che tutti sappiamo) e su quanto siano ipocriti ad accusare un paese di svuluppare armi atomiche quando la loro collezione delle medesime è pressochè sterminata (sta storia mi ricorda le fantomatiche "armi di distruzione di massa" dello zio Saddam, prese come scusa per radere al suolo un intera nazione e poi, ovviamente, mai trovate).
Credo sia superfluo anche chiedersi quanto il popolo iraniano desideri essere "liberato" (?) dalla "tirannia" (?) di Ahmadinejad grazie ad una bella scarica di missili lanciati vigliaccamente da chissà dove per poi ritrovarsi con una meravigliosa "democrazia" ed un debito a nove zeri con Mister Premionobelperlapace Barak Obama e la cricca di sciacalli che gli sta dietro.

No, questo è un blog di viaggio ed io ho in programma di andare in Iran e dintorni nei prossimi mesi e sta storia rischia seriamente di farmi saltare i piani, quindi egoisticamente faccio finta che questa sia l'unica cosa che mi fa roteare ampiamente i gioielli di famiglia!
E non solo perchè Teheran e dintorni diverrebbero ovviamente off-limits, ma anche perchè temo che anche i paesi confinanti - già poco avvezzi ad avere ospiti stranieri in mezzo alle balle - chiuderanno ancor di più i rubinetti (Ashgabat, capitale del Turkmenistan per esempio, è a pochi km dal confine iraniano).
Inoltre se aveste una pallida idea della geografia dell'area e delle restrizioni dettate dai visti d'ingresso vari, potreste capire che praticamente l'intero viaggio nell'Asia Centrale salterebbe.

E non è bello!

Quindi in definitiva spero che tutta sta storia sia soltanto un'enorme abbaiata da parte dei simpaticoni che bazzicano dalle parti di Washington e/o Gerusalemme e di non essere costretto a rivedere pesantemente i miei piani di zingarismo.

P.S.: Qualcuno regali una pleistescion a sta gente, così possono giocare ai soldatini senza rompere i coglioni alle persone innocenti e ai randagi che girovagano per il mondo.

Mordechai Vanunu

lunedì 12 settembre 2011

Prossima tappa: Nuova Zelanda

Se c'è una cosa che mi sta sulle balle è andare in un paese senza sapere niente del posto, senza sapere cosa fare e senza avere una minima idea della storia/geografia locale oltre ad avere una perlomeno vaga idea del tragitto da percorrere. Siccome non ho niente di meglio da fare, ho deciso che da oggi vi proporrò una rubrica in cui potrete leggere una sintesi estrema delle mie ricerche. Eccola.

L'Isola del Nord
Storia in breve: Completamente disabitata fino a meno di mille anni fa, la Nuova Zelanda fu colonizzata in origine da popolazioni polinesiane che dominarono indisturbate fino al XVII secolo chiamando queste terre Aotearoa e sviluppando una cultura propria.
Gli europei non si videro da queste parti fino a metà del 1600: i primi ad arrivare furono gli olandesi  con Abel Tasman i quali battezzarono queste isole con il nome attuale (la “vecchia” Zelanda è una regione olandese), salvo poi farsi rubare la colonia dagli inglesi, più abili ad intortarsi i Maori col commercio. La scoperta dell'Oro nella seconda metà dell'800 lanciò definitivamente la colonia e richiamò numerosi immigrati da Cina e Europa che dichiararono l'indipendenza di fatto nel 1907, mentre quella ufficiale è del 1947.

Aspettative: All'inizio devo ammettere che erano abbastanza basse. Mi son sempre immaginato la Nuova Zelanda come una specie di Svizzera degli antipodi (Svizzera=noia nel mio cervellino pregno di ignoranza), o come i fratelli sfigati dell'Australia, ma devo ammettere che sto rapidamente cambiando idea man mano che avanzo con l'esplorazione: almeno qua all'estremo sud i posti visitati o ancora da visitare sono notevoli. Aspettativa dunque alta.

L'Isola del Sud
Cose da vedere: Da un paese giovane come questo non ci si può certo aspettare niente di storico, saranno quindi i paesaggi a farla da padrone: montagne e laghi dell'Isola del Sud, con particolare interesse verso i fiordi della costa sud-occidentale. Puntata sportiva in occasione dei mondiali di Rugby per Irlanda-Italia a Dunedin. Inseguimento di paesaggi costieri man mano che si va verso nord. Scarpinate varie ed eventuali (vari vulcani e/o ghiacciai sono nella lista delle possibili sfacchinate). Ampiamente già vista Wellington, rimane solo Auckland come grande città da visitare, visto che Christchurch è un cumulo di macerie a causa dei vari terremoti.

Tragitto previsto: Per conciliare il lavoro con lo zingarismo, il tour neozelandese sarà spezzettato in maniera anomala: la parte meridionale dell'Isola del Sud verrà esplorata tramite piccole gite da 2/3 giorni durante i giorni liberi. Mete principali: Dunedin e costa sud-orientale, Invercargill e costa meridionale, Milford Sound e Fiordland a Ovest.
Quando il momento sarà poi propizio poi mi prenderò delle meritate ferie con cui conto di randagizzare prima nella metà settentrionale dell'Isola del Sud (ghiacciaio Franz Josef e altre mete ancora da individuare), e poi nell'intera Isola del Nord.

Curiosità: La capitale della Nuova Zelanda non è Auckland come molti pensano, ma Wellington, città in cui fu riposizionato il parlamento nel 1863 per avere il governo in una posizione geografica più centrale ed evitare che l'Isola del Sud diventasse una colonia separata.

Parola utile: "Kia ora" = ciao (Maori). "Gimme a motherfucking beer you prick" = buongiorno mi scusi vorrei gentilmente una birretta fresca se non le arreca troppo disturbo (Inglese)*

*: con quest'ultima riceverete uno schiaffone in omaggio.

mercoledì 27 luglio 2011

Il piano B

Nelle lunghe settimane di nullafacenza, in cui macabre idee di bancarotta tutt'altro che fraudolenta hanno attanagliato i miei pensieri come nuvoloni neri nel cielo, ho cominciato a pensare a tragitti alternativi da percorrere al posto di quello originale, impegnativo, costoso e assolutamente provvisorio.
Soldi a parte, ci sono altre mille variabili che potrebbero farmi modificare, accorciare o cambiare del tutto strada, tanto per dirne una l'Azerbaijan e le altre repubbliche caucasiche sono state ufficialmente bocciate, in quanto il rapporto costi x sbattimenti / cose da vedere è decisamente svantaggioso, opterei quindi ufficialmente per una sortita in Iran, dato che vorrei vedere Teheran prima che gli esportatori di democrazia a stelle e striscie me la facciano diventare una nuova Baghdad o Kabul a colpi di bombe intelligenti e democratiche (sparando che Amahahdadahdgdhjad non gli dia il pretesto per farlo nel frattempo)
Dunque ho preso in mano il planisfero e ho cominciato un po' a vedere cosa si può fare. Ecco i responsi (che potete votare a lato), fermo restando che il percorso originale rimane la prima scelta:

A) Subcontinente Indiano: per una balla o l'altra non sono ancora riuscito ad andarci. Il giro a grandi linee prevederebbe partenza da Dakha, in Bangladesh, poi a seconda della stagione si girerebbe l'India in senso orario o antiorario, sconfinando in Nepal e Sri Lanka al momento opportuno.
Pro: India tanta roba
Contro: Niente Asia Centrale e rientro in Italia dopo aver perso 20 chili e con l'ulcera grazie ai leggerissimi piatti della cucina indiana.

Il giro del Subcontinente Indiano

B) Accorciamento a Nord: fondamentalmente il tragitto originale fino all'Uzbekistan, salvo poi prendere un bel volo per Minsk, in Bielorussia, e da li rientrare in Europa attraverso Polonia e Repubblica Ceca.
Pro: Soldini risparmiati e visita a Bielorussia, Polonia e Repubblica Ceca che non ci sono mai stato.
Contro: Di Bielorussia, Polonia e Repubblica Ceca fotte fondamentalmente sega.

Accorciamento a nord

C) Accorciamento a Sud: fondamentalmente il tragitto originale fino all'Uzbekistan, salvo poi prendere un bel volo per Ankara o Istanbul, in Turchia, e da li risalire attraverso i Balcani.
Pro: Praticamente il giro originale, salvo il pezzo più dispendioso, difficile e burocraticamente impegnativo.
Contro: Quella era la parte migliore del viaggio.

Accorciamento a sud

D) Centro America: battersene le balle dell'Asia centro-meridionale e volare in Messico, per poi ridiscendere fino a Panama. Oltretutto ho anche trovato una pregevole Lonely Planet "Central America on a shoestring" abbandonata in ostello l'altro giorno, perchè non sfruttarla?
Pro: Il Centro America mi esalta e non ci sono mai stato. E poi ho già la guida.
Contro: Volo probabilmente caro per arrivare fino la e per tornare in Europa.

Centro America

giovedì 30 giugno 2011

Mollo tutto e vado a vivere a Paderno Dugnano

Cazzo.
Sono le 3.35 di notte secondo il fuso orario del Pacifico Occidentale e sono sveglio.
Sono sveglio perchè c'è qua il degno erede del Puzzola, anzi, oserei dire uno che me lo fa quasi rimpiangere. Uno che non so che diavolo si è mangiato ieri sera per riuscire a svegliarmi nel cuore della notte, sopraffatto da un odore disgustoso, come se un'enorme pattumiera si fosse mangiata un quintale d'aglio.
E così sono qui, sveglio come un deficiente sulla pagina dell'Uzbekistan Airways, un sito che non ha manco la versione inglese, a ripensare ad alternative ai tragitti futuri che includano l'utilizzo di aeromobili (rumore di tuoni) per risparmiare tempo e soprattutto danaro.
Ho trovato il link per la versione inglese, ma di pagine che parlino delle loro destinazioni neanche l'ombra, in compenso ne hanno una in cui vogliono venderti i loro aerei usati.
Posso tentarvi con un IL-86 del 1984 con 17.000 ore di volo e più di 5000 atterraggi?
Sono in fase di delirio mistico causato dall'odore d'aglio.
Perchè il Limonium Dufourii è una pianta in via d'estinzione e l'aglio no? L'aglio è la zanzara delle piante. Disprezzo totale.
Tutto ciò mi faceva pensare all'India come meta alternativa a futuri peregrinaggi (India-aglio è un binomio inscindibile nella mia ignoranza da mai-stato-in-India), però in India ci vai quando vuoi, ho parlato con ragazzine che dipingevano l'India come una specie di passeggiata di salute tipo Thailandia, vuoi mettere con l'Asia Centrale e i coprifuochi turkmeni delle 11 di sera?
Il fatto è che non ho ancora lavoro e sono depresso (per questo sono mille giorni che non scrivo) e il motivo delle mie disavventure è sempre lo stesso: il tedioso limite per cui posso lavorare per non più di 3 mesi per lo stesso employer.
Si perchè è successo ancora eh! Avevo davanti a me una brillante carriera al supermercato New World Metro di Willis St., prima che il boss del sotto-boss che mi ha fatto l'interview si accorgesse che mi poteva assumere per 90 giorni soltanto.
Cazzo, NOVANTA giorni!!! Dannato Mr. Nuova Zelanda delle mie gonadi, che cosa me ne faccio di un visto per lavorare 90 giorni alla volta?
Adesso sto aspettando la risposta dall'Omega Car Rental (un'altra!): si accettano scommesse.
Beh per la prima volta sto prendendo in considerazione l'idea del fallimento, magari anche solo parziale, che comporterebbe un ridimensionamento dei piani.

Problemi, problemi, problemi!

E meno male che stavolta sono partito con abbondante backup economico (in Australia ero andato con un budget di 600 euro nel 2008 e 500 nel 2009), forse era meglio così, partire con poco ed andar via ricco, piuttosto che il contrario.
Che banalità totale che ho scritto.
Chiedo scusa, sono le 4.18am e in tutto sto tempo non ho ancora capito dove l'Uzbekistan Airways potrebbe scaricare le mie natiche con partenza da Tashkent. Domani provo con l'Aeroflot, una compagnia aerea che a 20 anni dalla caduta del comunismo ha ancora falce e martello nel logo. Andiamo bene!
Sono quasi assuefatto dall'aglio, riprovo a dormire.
Adios

lunedì 9 maggio 2011

Русский язык трудный!

Questa è una di quelle classiche situazioni da "chiccazzo me l'ha fatto fare".
Ebbene si, come forse qualcuno di voi sa, ormai da qualche tempo mi sono messo in testa di imparare il russo, o perlomeno i suoi rudimenti... si insomma, spiccicare qualche parola, almeno da saper chiedere una birretta o un piatto di борщ una volta che toccherò le varie repubbliche ex-sovietiche.
Nonostante mai mi avesse sfiorato l'idea che sarebbe stata un'impresa facile, devo ammettere che il russo è un bordello: già solo per scrivere il titolo di questo post (che significa semplicemente "il russo è difficile"... o almeno credo) ci ho messo non poco e allora, direte voi, perchè mi son lanciato nell'impresa? Per due ragioni ben precise.
1) Ragione utile: nelle mie brevi sortite nell'ex Unione Sovietica non ho potuto fare a meno di notare che la popolazione locale non abbia la benchè minima infarinatura di inglese. Emblematica l'esperienza all'aeroporto Domodedovo di Mosca dove impiegammo mezz'ora per far capire (a gesti) che volevamo un taxi che ci portasse in centro e per chiedere quanti maledetti rubli volesse.
A Kiev, in Ucraina, le cose andarono meglio solo per il fatto che la nostra amica Morettova mastica il russo, ma non appena la polizia mi ha fermato da solo in centro città, sorprendendomi senza passaporto (MAI lasciare il passaporto a casa in Ucraina) ci è voluta una mezz'ora buona per capire che il simpatico sbirro era disponibilissimo a chiudere un'occhio e a non rinchiudermi in una fresca cella del carcere di Kiev per un periodo indefinito, a patto che gli facessi una ricarica da poche Grivnie sul cellulare.
E nelle due occasioni sopra citate mi trovavo a Mosca e Kiev, ovvero le capitali delle due principali ex-repubbliche sovietiche, le più vicine all'Europa oltretutto. Immaginate quanto possa tornare comodo sapere due mezze frasi di russo a Novosibirsk o a Tashkent.
Certo, in Asia Centrale le varie correnti nazionaliste pare abbiano riportato in auge le lingue locali, spero quindi che qualcuno si ricordi ancora il russo da quelle parti, perchè di certo non posso mettermi a studiare anche l'uzbeko!
2) Ragione futile
: l'alfabeto cirillico è bello e mi piace l'idea di poter capire che diavolo vogliono dire quegli scarabocchi.
Bene, tutto ciò è molto affascinante, ma all'atto pratico le difficoltà non mancano: declinazioni zeppe di eccezioni e di sottoregole, casi, lettere che si leggono in modo diverso a seconda di dove è posizionato l'accento tonico,  lettere inutili che non si leggono, parole quasi impronunciabili tipo "Здравствуйте". ("Sdravsvuitie", che sarebbe un semplice "ciao" detto in maniera formale).. insomma ci sarà da lavorarci su un poco mi sa.

P.S.: Visto che diverse persone mi han mosso la critica, faccio una precisazione: nel post precedente ho chiamato l'ex presidente dell'Unione Sovietica "Krusciov", anzichè nella maniera più comune in Italia, cioè "Kruscev". Ebbene la "ё" di "Хрущёв" in russo si legge "yo", ecco spiegato l'inghippo.
Tanto è vero che Горбачёв si legge "Gorbaciov" e non "Gorbacev"
N.B.: Questa NON è la traslitterazione ufficiale ISO9, ma quella ufficiosa che segue la pronuncia, giusto per la precisione.
Capito criticoni? :)

Beh a sto punto vi saluto che vado a studiare: до свидания!
(Dasvidania, ovvero "arrivederci". Notare come "до" (do) si legga "da" perchè non vi cade sopra l'accento tonico... il primo che mi viene a dire che l'inglese è difficile me lo mangio!)

venerdì 6 maggio 2011

Burocrazia portami via

Il nemico numero uno dei miei peregrinaggi futuri - ne sto avendo sempre più la conferma - sarà la burocrazia.
Il livello di difficoltà seguirà un andamento curviforme, dove il picco verrà registrato nelle repubbliche ex-sovietiche, dove evidentemente i comunisti non ci sono più, ma le complicazioni burocratiche sono pressochè le stesse di quanto c'era Nikita Krusciov* al Cremlino.
In questi giorni in cui sono ancora disoccupato sto stilando una check-list degli sbattimenti da risolvere prima di lasciare la Nuova Zelanda, ho dunque circa 11 mesi per risolvere i seguenti grattacapi:

1) Rifare il passaporto: ebbene si, per quanto riguarda il primo problema, l'eredità di Stalin non c'entra. Sono io il babbo che prima di partire non si è accorto di avere appena 5 pagine libere (grazie anche alla simpaticissima immigration marocchina che mi ha messo 3 stampi in 3 pagine diverse quando sono andato a Fez a gennaio, grazie, molto gentili...).
Inutile dire che con 5 pagine libere arriverei a malapena in Russia e che urge mandare al più presto le scartoffie necessarie all'Ambasciata di Wellington per ovviare all'annoso problema.
2) Visto per Cina, Hong Kong e Macau: tutto estremamente facile. Hong Kong e Macau rilasciano un visto di 30 giorni all'arrivo, per la Cina basta andare in ambasciata, cacciare il grano e mollare il passaporto per un paio di giorni.
3) Visto per la Mongolia: facile almeno quanto il visto cinese. L'unico problema è che non ho idea di quanto ci mettano ad emetterlo e quindi se richiederlo al Consolato neozelandese o all'Ambasciata di Pechino.
4) Visto per la Russia: e qua cominciano i cazzi. I russi non solo vogliono una tonnellata di scartoffie, ma vogliono anche sapere quando e da dove si intende entrare nel loro paese, quando e dove s'intende uscire,  dove s'intende andare, scopo del viaggio e richiedono delle fantomatiche ricevute di agenzie viaggi (???) che non saprei proprio come procurarmi, dato che ho intenzione di andarmene in giro per i fatti miei. Sono in attesa di delucidazioni dall'ambasciata. Inoltre una volta giunti sul posto sarà necessaria un'ulteriore registrazione presso l'ufficio immigrazione, pena il taglio del pisello. Quanto mi devono mollare da 1 a 10?
5) Visti per Kazakistan e Uzbekistan: nessun particolare problema, se non per il fatto che questi due paesi hanno tipo una decina di ambasciate nel mondo e la prima che incontrerò sul mio cammino sarà a Pechino, per cui fino a quel momento rimarrò nel limbo Uzbekistan-si Uzbekistan-no.
6) Visto per il Turkmenistan: l'apoteosi della follia. Praticamente dovrò contattare un'agenzia di viaggi turkmena che sia autorizzata dal governo a rilasciare una lettera d'invito per mio conto, alchè, dopo un mesetto buono in cui con molta calma riempiranno le loro cartacce, mi arriverà, se dio vuole, sta benedetta lettera. La letterà però non garantisce un visto: dovrò presentare la lettera alla prima ambasciata turkmena disponibile (mi risulta sia quella di Astana, in Kazakistan) e li loro decideranno se e quando darmi un visto.
Ma non è tutto! Una volta che per grazia divina mi avranno concesso il lasciapassare, mi troverò in frontiera un cordialissimo addetto dell'agenzia di viaggio che mi ha rilasciato la lettera di invito, il quale  mi intercetterà al volo con un cartello "Mr. Latitude", per poi non mollarmi un attimo per tutta la durata del mio piacevole soggiorno, controllando che non rimanga più di quanto dichiarato, che non devii dall'itinerario prestabilito e che rispetti il coprifuoco delle 23 (!!!). Va da se che ovviamente il suddetto verrà mantenuto a mie spese vitto e alloggio finchè non me ne vado.

Ammesso e non concesso di riuscire a sciogliere tutti sti nodi, i passi successivi (almeno quelli burocratici) saranno abbastanza facili. Si ok l'Azerbaijan ha deciso che adesso gli stanno sulle palle gli Armeni, quindi han chiuso le frontiere occidentali, ma poco male, la frontiera con la Georgia è aperta e - udite udite - non serve neanche un visto per oltrepassarla. Da li poi si entra in Turchia e il passaporto non serve quasi neanche più.

Lo so cosa state pensando. Ma è proprio necessario andare in Culoalmondostan? Eccerto che lo è, o miei stolti amici, dove altro potrei vedere se no questo?

*: eh già, "Хрущёв" si legge "Krusciov" e non "Kruscev"

Cratere di Derweze - Deserto del Karakum, Turkmenistan


domenica 1 maggio 2011

Il peggior mestiere del mondo...

No, non lo fa l'omino incaricato delle ispezioni rettali dei bovini e nemmeno il Ministro della Giustizia della Banana Republic, il mestiere peggiore del mondo è sempre stato e sarà sempre "cercare un lavoro".
Paga pessima - intorno ai 0$ l'ora - frustrazione dovuta agli inevitabili rifiuti, sensi di colpa quando non ti sembra di esserti sbattuto a sufficienza, orari spesso proibitivi, carenza di cash che t'impedisce di godere dei pochi momenti di svago e tutto ciò per cosa? Per avere alla fine la somma soddisfazione... di lavorare! Magari anche un lavoro di merda - mai quanto il "cercare lavoro" certo - ma pur sempre poco stimolante, cosa che avviene puntualmente in almeno il 99% dei casi.
Il backpacker medio in questo senso è ben poco furbo: trova lavoro, si sputtana i soldi in feste e birra, poi si stufa, si sposta in un'altra città e ricomincia da capo. C'è però anche da dire che il backpacker medio è un ragaaaazzo, l'obiettivo sommo del suddetto è soddisfare la tempesta ormonale in atto e poco gli importa se rimarrà senza l'ombra di un centesimo, mammà da casa non sarà mai parca in bonifici verso il conto corrente del nostro eroe.
Di tutto ciò mi importa nella misura in cui il suddetto backpacker medio intralcia e rallenta i miei piani di guadagno: esso si sposta e lascia curriculum in gruppo, per cui capita di andare in dei posti e avere davanti 3 o 4 ragazzini che insieme (forse confortati dal detto "l'unione fa la forza") lasciano il loro scarno e spesso fittizio resumè al datore di lavoro. E il bello è che ogni tanto questo li assume!
E così questi potranno continuare a pagarsi gli Jägerbombs senza nemmeno disturbare il parentado con telefonate d'aiuto intercontinentali, mentre io dovrò attendere ancora per accumulare ulteriore danaro per piani ben più interessanti.
In ogni caso la mia situazione finanziaria e l'esperienza mi fanno dormire sonni tranquilli, non rimarrò in questa situazione a lungo, però devo fare in modo di abbreviare quest'agonia il più possibile: il mio target numero uno al momento sono i car rentals che sto letteralmente asciugando per farmi assumere, memore di un lavoro tutto sommato rilassato, nonostante la paga sarà ben inferiore a quella percepita in Australia.
Purtroppo pare che sia arrivato con qualche settimana d'anticipo, qua a Queenstown siamo nel periodo meno busy della stagione e se questo mi mette, almeno in teoria, in pole position per avere l'agognato impiego, dall'altro lato mi fa attendere ancora un paio di settimane per avere una risposta definitiva.
Nel dubbio li presso. E nel frattempo cerco dell'altro.
Sfiga vuole che per la stagione sulle piste da sci abbiano già assunto tutti (o almeno così dicono) così, seguendo i suggerimenti del mio compagno di stanza gallese, soprannominato Er Coda (per via del fatto che non chiude mai sta cazzo di porta quando esce dalla stanza) mi darò al casual job via agenzia almeno per rientrare delle spese.
Beh, visto che nel frattempo ho risolto le mie controversie con quei simpaticoni della banca, vado a spararmi un paio di birrette neozelandesi per vedere se sono meritevoli di rispetto. Vedrò anche di godermele per benino, perchè quando si comincierà a faticare, finirà anche automaticamente lo sciallo.
Ma di questo vi parlerò prossimamente su questi schermi.
Adios.

E questi sarebbero i miei concorrenti alla ricerca di un lavoro?

giovedì 7 aprile 2011

Il piano di battaglia

Anche per quest'anno è giunta l'ora di levare le tende. Non per altro, ma perchè ormai lo avete capito che mi risulta piuttosto difficile stabilirmi in un qualsiasi posto della terra troppo a lungo e, se un tempo potevo resistere grazie alle provvidenziali gite domenicali a seguito di squadre di calcio dagli alterni risultati sportivi, da ormai qualche anno la cosa mi va un attimo stretta.
Ma non divaghiamo in argomenti che poco mi tangono, veniamo al sodo: meta iniziale per questo giro è la Nuova Zelanda.
In Australia ho esaurito le cartucce (non ho più visti che mi permettono di lavorare), così mi dirigo agli antipodi verso un paese che ho sempre snobbato prima d'ora, ma che adesso capita a fagiuolo per i miei loschi scopi.
Non ho particolari problemi di soldi al momento, l'idea di lavorare poi non mi ha mai procurato fremiti d'entusiasmo, non ho mogli e/o figli da mantenere, cosa allora potrà spingermi a cercare un lavoro nella gelida Isola del Sud, durante la stagione invernale che è alle porte, in mezzo alle Alpi Neozelandesi? Beh è palese che solo la prospettiva di una zingarata senza precedenti può spingermi ad una tale follia.
Sfrutterò quindi al massimo il flusso turistico straordinario che ci sarà quest'anno in NZ grazie ai mondiali di rugby, mi girerò per un mesetto o due il paese quando ricomincerà a far caldo (novembre/gennaio) dopodichè dovrò tirare aprile in qualche modo, purtroppo temo lavorando ancora, per poi finalmente iniziare il randagismo vero e proprio.

E' un'idea che ho in testa fin dalla prima volta che ho lasciato l'Australia: ritornare in Europa via terra. La prima volta non l'ho fatto per dar spazio ad una visita approfondita del Sud-est Asiatico, la seconda volta avevo pensato ad una partenza dal Bangladesh, giro coi controcazzi in India, poi Pakistan, Iran, Turchia e poi via fino all'Italia. Ipotesi scartata A) perchè giravano voci insistenti circa una chiusura della frontiera terrestre tra Pakistan e Iran B) perchè sarei arrivato in pieno inverno in luoghi non propriamente calienti come l'Iran del nord e la Turchia orientale.

Ma ora, partendo in aprile, le condizioni saranno ideali per il seguente tragitto:
Hong Kong e Macau: l'unico aereo che ho intenzione di prendere (con partenza dalla Nuova Zelanda) mi mollerà in queste due ex colonie europee a sud della Cina
Cina: si prosegue verso nord lungo la costa cinese, direzione Pechino.
Mongolia: da Pechino prendo la Transiberiana verso nord, direzione Ulan Bator e deserti contigui.
Russia: si prosegue con la Transiberiana. Ovviamente sarebbe troppo facile andare dritti fino a Mosca, così all'altezza di Omsk, nel bel mezzo della Siberia, scendo dal treno e vado verso sud.
Kazakistan: Ci sarà pur qualcosa da vedere nell'immenso paese di Borat, o no? Vi saprò dire.
Uzbekistan: La gente pensa sempre che io scherzi quando dico che voglio andare in Uzbekistan perchè è un posto figo. Samarcanda sarà un must.
Turkmenistan
: Il Turkmenistan mi fa porre gli stessi interrogativi della Basilicata. Esiste davvero? Vado a verificarlo di persona.
Azerbaijan
: Attraversato in nave il Mar Caspio si giunge a Baku, l'ennesima incognita dell'Asia Centrale. Oltretutto qua le cose si fanno difficili per quanto riguarda gli spostamenti. Niente più comodi (?) treni, ma solo scomodi pullman ereditati dall'Unione Sovietica.
Armenia: Posto montagnoso e inospitale o almeno così pare. Passaggio obbligato per tornare verso ovest.
Turchia: In qualche modo attraverserò l'Anatolia fino ad Ankara e da li Istanbul.
Bulgaria, Serbia, Bosnia, Croazia, Slovenia, Italia: Questa parte dovrebbe essere una passeggiata di salute. Skipparla a piè pari mi rovinerebbe l'"impresa", però onestamente sti posti non mi affascinano particolarmente. Magari ignoranza mia eh, vedrò cos'hanno da offrire e poi boh, deciderò eventualmente a seconda dell'umore del momento.

Questa è ovviamente solo l'idea iniziale, ora di aprile 2012 probabilmente avrò cambiato itinerario 25 volte, e mi ritroverò a fare il giro dell'Africa sub-sahariana, ma per ora questo è sufficiente a motivarmi. Ci sentiamo dalla Nuova Zelanda.

Le tappe principali del tragitto previsto