Visualizzazione post con etichetta Shiraz. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Shiraz. Mostra tutti i post

domenica 5 agosto 2012

Non so a voi, ma a me il Ramadan mette appetito...

Ormai ne ho la certezza: il tempismo non è e non è mai stato il mio forte. L'ultima conferma viene da questa zingarata iraniana effettuata nel non proprio idilliaco periodo tra luglio e agosto, non solo per il caldo, ma soprattutto per il Ramadan - il mese sacro dei musulmani – che in un posto che si definisce “Repubblica Islamica” si suppone sia rispettato piuttosto rigorosamente.

La cosa all'inizio mi aveva fatto prendere piuttosto male in quanto - nel caso non lo sappiate – durante il Ramadan è proibito bere, mangiare, fumare e fornicare come conigli dall'alba al tramonto e, sebbene i due ultimi punti non costituiscano un problema, i primi due possono generare grattacapi, soprattutto per uno come me che non è famoso per le riserve di ciccia e che necessita un nutrimento costante manco fossi un neonato.

Fortunatamente, come recita un vecchio adagio, ad ogni problema corrisponde una soluzione, ecco quindi come sopravvivere al Ramadan in uno dei paesi più influenzati dall'islamismo sulla faccia della terra.
Cominciamo subito col dire una cosa: almeno la metà della popolazione se ne batte altamente le balle del digiuno e l'unica noia che un'occidentale potrebbe avere nel caso fosse sgamato a divorare piatti di Polow con Khoresht prima delle 20.30 è un timido cazziatone da parte di qualche nonno vecchio stile, che potrete amabilmente mandare a cagare facendogli notare che il Ramadan è per i musulmani e che voi non lo siete e nemmeno volete diventarlo.
Tuttavia va considerata una basilare regola di rispetto, ovvero che mangiare in faccia a qualcuno che sta digiunando non è propriamente carino, ed ecco così che nascono i ristoranti anti-sgamo: se in Iran, durante il Ramadan, vedete un ristorante con i vetri ricoperti da fogli di giornale, non vuol dire che stanno ridipingendo i muri, ma che vogliono solo nascondere il fatto che all'interno vi si cela una mandria di famelici divoratori di qualsivoglia pietanza.
Un'altra opzione consiste nell'esplorare i vicoli più imboscati alla ricerca di un venditore di fregnacce clandestine, come quello che abbiamo trovato vicino al bazaar di Shiraz, un nonno oppiomane dallo sguardo circospetto, manco stesse smazzando dosi di eroina davanti ad una scuola elementare.

"Nooonno, sai il culo che ti fa la madama se ti sgama a spacciare i panini con le polpettine di ceci in pieno giorno durante il Ramadan?"

Ed in effetti il nonno rischia seriamente un paio di dozzine di scudisciate, o più probabilmente una fornitura massiccia e gratuita di panini con le polpettine di ceci a tutta la caserma degli sbirri.
In ogni caso niente paura, i vostri stomaci affamati non soffriranno il Ramadan, alla facciazza dell'Ayatollah Khomeini, dei Mullah e della Repubblica Islamica.
Dai belo questo mio vicolo no tuo vicolo, ja tanto che tu viene qui rompere
me cojone... tu da me 20, io da te polpetina, se tu da me 25 io fasho te ajunta di pomodore ah?

venerdì 3 agosto 2012

Lavùra tut el dì e 'l pistola sun semper mi

Shiraz, Iran (Km.25864). Quando lasciai senza rimpianti i meravigliosi lidi (?) del lavoro impiegatizio milanese anni orsono, mai avrei pensato di ritornare in un ufficio ad eseguire il medesimo mestiere... in Iran.
Ma cominciamo dall'inizio: riuscire a defilarsi per 30 secondi filati dal proprio host iraniano in modo da riuscire a contattare qualcuno da cui farsi ospitare nella città successiva si rivela molto spesso difficile ed è così che, al momento di lasciare la città di Yazd - storico centro nel mezzo del deserto - in direzione Shiraz, mi ritrovo senza alcun numero da contattare per scrocchignolare una branda e scambiare le solite chiacchiere coi simpatici locals.
Poco male – mi dico – vorrà dire che a sto giro mi tocca andare in ostello e per l'occasione scelgo di puntare a quello che la Lonely Planet descrive come un tetro bivacco di pellegrini rigorosamente maschi in cui però non si dovrebbero spendere più di 2-3 dollari a notte.
Arrivato a destinazione ovviamente dell'ostello sopracitato non v'è nemmeno l'ombra, alchè vengo intercettato da A., un simpatico giovincello locale che me lo fa vedere luuuuuui un buon ostello.

Lo seguo e già nella mia mente piena di preconcetti ereditati del resto dell'Asia (se qualcuno ti tira in mezzo al 99% vuole venderti qualcosa) sto pensando a come levarmelo dai piedi, soprattutto quando mi dice che è una guida turistica, facendo quindi scattare l'”allarme-asciugo”.
In realtà l'aiuto del simpatico amico è del tutto disinteressato, vengo così alloggiato in quello che è probabilmente l'ostello più pettinato di tutto l'Iran dove il piano era di passare un paio di giorni per vedere le quattro fregnacce della città e le rovine di Persepoli nelle vicinanze.
Purtroppo per i miei piani però commetto l'errore di confessare al capo della baracca che in un passato remoto ho avuto a che fare con siti web ed affini il che, unito al fatto che sono l'unico italiano che abbia mai incontrato a saper esprimere un concetto in lingua inglese che va al di la di “de pen is on de teibol”, fa scattare la proposta indecente: ingaggiare la mia persona per 2-3 giorni in cambio di vitto, alloggio ed una manciata di dollari americani in cambio della traduzione in italiano del loro sito web più la revisione dei disastrati testi del sito di un altro suo business turistico.
Nonostante il fatto che per la cifra offertami - in qualsiasi altra parte del mondo - non avrei nemmeno accettato di puntare la sveglia al mattino e nonostante sia in ritardo clamoroso sulla tabella di marcia verso il rientro a casa, previsto in teoria per metà agosto (seee, come no!) decido che la cosa si può fare per le seguenti ragioni:

1) Il rientro al 15 agosto era strettamente legato ad una questione economica. Il fatto di poter rimanere a Shiraz qualche giorno in più a costo zero, venendo in più pagato per il disturbo, è un buon motivo per posticipare il rientro nella lugubre Padania.
2) I soldi, per quanto pochi, mi permettono di coprire le spese di almeno due settimane in un posto come l'Iran, il quale non è esattamente il paese più dispendioso della terra, soprattutto se si considera l'abbattimento a zero dei costi di accomodation (scroccata) e birra (proibitissimissima).
3) L'ostello è bello e pullula di giovinastri amichevoli di ogni nazionalità per cui ci rimango volentieri.

Certo che ritornare a fare un qualsiasi lavoro a 4 mesi di distanza dall'ultimo svolto è una mazzata, tornare in un ufficio per fare più o meno quello che con tanta gioia avevo abbandonato è poi ancora peggio, ma ehi, oggi ho già finito ed è quindi ora di schiodarsi verso la prossima tappa: Esfahan.