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mercoledì 15 agosto 2012

Non dite a mamma che sono in Iraq - Terza Parte. Ultimi giorni di randagismo

Certo che qui in Kurdistan una mezza compagnia di trasporti pubblici la potrebbero anche fondare, così eviterei di dover prendere l'ennesimo shared taxi della zingarata Hong Kong-Milano e potrei anche risparmiare un po' di soldini, invece niente, quando chiedo delucidazione su come raggiungere Erbil, la capitale regionale che qualcuno chiama anche Arbil o Irbil (ma nessuno Orbil o Urbil, per fortuna!) vengo subito spedito ad una stazione di taxi dove perlomeno riesco a trovare un  furgoncino che mi porta a destinazione per 10.000 dinari anzichè per i canonici 50.000 chiesti dai tassisti "normali".
Ma un momento, non mi sono dimenticati qualcosa? Certo, non mi accerto del percorso! Insomma do i consigli ("accertatevi di non finire a Kirkuk e a Mosul!", dicevo) e poi sono il primo a non seguirli, infatti dopo un oretta di viaggio spunta il magico cartello: WELCOME TO KIRKUK. Oooops...
Oooooops...
Comunque anche in questo caso niente paura: lo sconfinamento è solo una questione tecnica ed è inevitabile (la strada passa di lì!), Kirkuk la vedo solo da lontano e la gita nella "zona proibita" dura appena lo spazio di qualche chilometro, giusto il tempo di prendere il primo svincolo e rientrare nel ben più confortante territorio Kurdo, anche perchè nessuno all'interno di quell'auto aveva alcuna intenzione di andare a finire a Kirkuk, credetemi.
Il posto di blocco sulla collina è il confine con l'Iraq Arabo e lo si capisce subito dalle uniformi dei soldati, che non vestono più con trasandate camicie verde/marrone - molte delle quali sono dei gentili omaggi della US Army - ma con le uniformi grigio-nere dell'esercito iracheno.
Anche i soldati che guardano le spalle a quello che controlla i documenti non sono più dei tizi vestiti con la maglietta di Messi del Barcellona e le infradito, ma dei militari incazzosi con le classiche uniformi imbottite da battaglia viste in tanti servizi televisivi da Baghdad.
Io, col mio visto valido solo per il Kurdistan, quel posto di blocco non lo potrei neanche superare, ma come già detto questi sono tutt'altro che impenetrabili e così eccomi dall'altra parte, in territorio arabo, con la città di Kirkuk - in cui per inciso c'era stato un attacco bomba solo qualche settimana prima - all'orizzonte. Ma non per molto.

Erbil, Iraq (Km.27841).
Come al solito la prima cosa da fare appena messo piede in città è cercare di rimediare una branda ad un prezzo decente ed anche a sto giro è più facile a dirsi che a farsi, non tanto per l'assenza di brande, quanto perchè il prezzo migliore che riesco a strappare è per una singola a 25$ al Lord City Hotel nella piazza principale di Erbil, proprio di fronte alla cittadella (se volete il wi-fi chiedete una stanza che non sia all'ultimo piano!).
Anche Erbil, come almeno altri 2 o 3 posti dove sono passato in precedenza, reclama di essere la località abitata continuativamente da più anni (si dice sia stata fondata intorno al 6000 a.C.) e l'attrattiva principale è la Cittadella, ovvero il nucleo composto dalla città vecchia, che al momento è completamente abbandonata, in quanto gli abitanti sono stati sfrattati qualche anno fa per dare la possibilità al governo di restaurare le case ormai fatiscienti.
Al momento gli edifici della Cittadella sono quindi divisi in due categorie: "case diroccate" o "case in ristrutturazione" ed entrambe sono dichiarate off-limits da un poliziotto baffuto e cicciottello messo a guardia dell'ingresso. Inutile dire che la versione irachena del Commissario Winchester non mi scoraggia minimamente, quindi eccomi perso in men che non si dica in un labirinto di stradine da cui uscirò, salutando il perplesso tarchiatello, solo dopo un'oretta di esplorazione che lascia il posto a del meritato relax.

La Cittadella di Erbil dall'alto.

sabato 11 agosto 2012

Non dite a mamma che sono in Iraq - Seconda Parte. L'arrivo

L'Iraq - kurdo o arabo che sia - non è certo una delle mete più gettonate del turismo di massa degli ultimi decenni. Tre guerre in trent'anni (Guerra Iran-Iraq, Guerra del Golfo ed invasione americana del 2003) hanno allontanato anche i randagi più incalliti, ecco perchè trovare informazioni su dove andare, come muoversi e dove alloggiare è più difficile del solito ed ecco anche perchè in questa occasione, oltre a scrivere le mie solite cazzate, aggiungerò anche delle info utili raccolte sul campo. Persino la Lonely Planet dell'Iraq, pur esistendo, è del tutto inutile: fondamentalmente parla di quanto sarebbe bello visitare le rovine di Babilonia o le moschee di Najaf se non fosse che rischiereste di venire rapiti od ammazzati ad ogni sospiro e persino il Kurdistan viene liquidato in un paio di paginette scritte leggendo resoconti su internet giusto per riempire qualche riga.

E alura ghe pensi mi - come dicono dalle mie parti – a cercare di fare un po' di luce sulla situescion.

Dunque, tanto per cominciare, provenendo da Tehran, la prima tappa è giocoforza la città di Sanandaj, a circa 7 ore di bus ad ovest della capitale, nel Kurdistan Iraniano. Ci si arriva partendo  in mattinata dalla Stazione Ovest dei bus di Tehran, mentre  l'unico bus per l'Iraq parte da Sanandaj alle 7.30 del mattino seguente (per info il n. iraniano è 09121820723) per la folle cifra di 270.000 Rial (14 dollaronzi).
I 130 chilometri che mi separano da Marivan, la città ad un tiro di sputo dal confine iracheno, passano con una lentezza esorbitante attraverso stradine di montagna in cui il nostro lamierone non può certo fare miracoli, fortunatamente però le formalità doganali si rivelano fulminee, decisamente la frontiera più veloce che abbia attraversato in questo viaggio: gli iraniani stavolta mi risparmiano ore di perquise inutili e mi piazzano un bello stampo di uscita in 20 secondi netti, mentre gli iracheni ci mettono giusto un po' di più solo perchè becco l'unico poliziotto iracheno che sa parlare italiano, essendosi rifugiato a Perugia durante la guerra.

E qui i casi sono due:
O il nostro Alì Babà era il fornitore ufficiale di bamba di Amanda Knox e Rudi Guedè e, vista la situazione bollente, ha preferito una vita da sbirro in Iraq ad una da carcerato in Italia (guardacaso è tornato proprio 5 anni fa...)
oppure
Vivere in Italia è così una merda che si sta meglio in Iraq.

Comunque sia, nel giro di cinque minuti vengo omaggiato a titolo assolutamente gratuito di un bellissimo stampo della Republic of Iraq, valido per 15 giorni e solo per la regione del Kurdistan (non ci provate ad andare a Baghdad con quello! Anzi, non ci provate ad andare a Baghdad in ogni caso!)

Sulaymaniyah, Iraq (Km.27630). I tassinari iracheni devono avere uno strano concetto di "economico", visto che quando chiedo ad uno di loro di portarmi in un "cheap hotel" questo mi molla davanti al "Palace" da 95$ a notte, una cifra che non rientra esattamete nel budget giornaliero, mi tocca quindi una rapida investigazione nei dintorni alla ricerca di qualcosa di più abbordabile, la quale conferma i miei timori della vigilia: questo non è un posto a buon mercato.
Di ostelli ovviamente non v'è nemmeno l'ombra (e non potrebbe essere altrimenti) e la branda meno dispendiosa che riesco a rimediare è al Chrakhan Hotel di Salim Street che mi offre una doppia con balcone, aria condizionata, tv, frigorifero e internet veloce a 25.000 dinari a notte (20 dollari) che se vogliamo è niente, ma che basta a sputtanarmi il monte spese giornaliero, assieme ai prezzi pazzi applicati dai tassinari, che non ti fanno nemmeno salire in macchina per meno di 3000 dinari (2,5$)... i tempi della cuccagna iraniana sono decisamente finiti!

Il cortile del Red Intelligence Museum
(Photo by Miroslaw Gorecki da internet)
Girando per le strade di Sulaymaniyah si fa comunque parecchia fatica a credere di essere nello stesso paese visto tante volte in tv per i motivi che tutti sappiamo e non solo perchè la situazione è assolutamente tranquilla, ma soprattutto per una questione ambientale: strade larghe e pulite, palazzi relativamente in ordine, gente cortese, assenza quasi totale di militari, se si escludono quelli a guardia dei palazzi più importanti, come quello che ospita forse la maggior attrattiva del luogo, l'Amna Suraka Museum (o Red Intelligence Museum), il tetro ex quartier generale del Ba'ath - il partito di Saddam Hussein - ai tempi adibito anche a prigione dove i kurdi venivano regolarmente imprigionati, torturati ed uccisi.
Ovviamente con la sfiga che ho, arrivo proprio di venerdi - che equivale alla nostra domenica - ed il museo e tutto l'ambaradan sono chiusi, anche se non faccio una gran fatica a convincere lo scorbutico soldato di guardia a farmi fare un giretto perlomeno nel cortile ed all'interno degli edifici per scattare qualche foto.
Nel pomeriggio mi muovo verso Erbil, la capitale del Kurdistan Iracheno.
(...Continua...)

Per maggiori info e news: 

venerdì 10 agosto 2012

Non dite a mamma che sono in Iraq - Prima Parte. Introduzione

Chissà perchè ogni volta che ho letto dei post sul Kurdistan Iracheno sui vari blog, il titolo era sempre un'esortazione a non comunicare al parentado stretto la propria ubicazione dal nome altisonante. Siccome amo rispettare le tradizioni, ecco che ripropongo la medesima tematica.
Ma veniamo al sodo.

Perchè non è follia attraversare il Kurdistan Iracheno
No, non mi sono bevuto il cervello, fare una capatina in Iraq anche senza un kalashnikov come bagaglio a mano e senza rischiare di venire deflagrati da un attacco suicida è possibile, tutto sta nello scegliere la location adatta: scordatevi dunque posti come Baghdad e Nassirya dove le possibilità che vi accada qualche spiacevole inconveniente - tipo morire - è molto vicina al 100% e scegliete la ridente Regione Autonoma del Kurdistan, una striscia di terra che si estende nel nord dell'Iraq, tra il confine iraniano e quello turco.
Perchè il Kurdistan è l'unico posto attraversabile di tutto il paese è presto detto: avete presente quel simpaticone di Saddam Hussein? Ecco, Saddam Hussein era una specie di Hitler per i kurdi. Per lui il Kurdistan era un bellissimo parco giochi dove sperimentare armi chimiche e porcherie simili, non deve quindi stupire che i kurdi siano l'unica etnia che ha visto l'invasione americana in Iraq del 2003 - con la conseguente frettolosa impiccagione del loro baffuto tiranno - come una liberazione e di conseguenza ogni occidentale è a dir poco il benvenuto da queste parti.
A questo si aggiunge il fatto che il Kurdistan è si Iraq, ma ha un'autonomia tale che di fatto è come se fosse uno stato indipendente, con un proprio governo ed un proprio esercito che pattuglia il confine col resto dell'Iraq, il quale non è pericoloso solo per noi musi bianchi, ma lo è anche per gli stessi kurdi.

Regole basilari per non finire nei guai nel Kurdistan Iracheno
1) Il Kurdistan è si una regione con una piena autonomia da Baghdad, ma è pur sempre Iraq. Controllate che la situazione sia sotto controllo prima di entrare.
2) Se vi viene la tentazione di fare trekking sulle montagne al confine con l'Iran, lasciate perdere: il rischio di attraversare accidentalmente la frontiera è molto alto e credo che nessuno di voi voglia fare la fine dei famosi turisti americani arrestati dalla polizia iraniana per aver fatto questo stupido errore e che si trovano tutt'ora - a distanza di anni - a marcire in qualche galera della Persia.
3) Rimanete nei confini del Kurdistan. I checkpoint dell'esercito che separano l'Iraq kurdo da quello arabo non sono certo un esempio di impenetrabilità e si narra di parecchia gente che - più o meno volontariamente - si è trovata a sperimentare l'ebbrezza di giretti in zone tutt'altro che sicure.
4) Accertatevi sempre del percorso effettuato da shared taxi ed autobus prima di prenderli: molto spesso infatti questi sconfinano in zone arabe, soprattutto nelle città di Kirkuk e Mosul, due allegri posticini dove – credetemi – non è il caso di finire.
(...Continua...)

I confini del Kurdistan Iracheno

giovedì 9 agosto 2012

Se Tehran avesse lu mari sarebbe una piccola Bari

Tehran, Iran (Km.26863). L'arrivo nella fantomatica capitale mondiale del terrore si rivela piuttosto blando in termini di emozioni: Tehran è brutta, sporca, caotica e rumorosa, mentre l'unico terrore che può derivare da questo luogo è quello che si prova mentre si attraversa la strada: avevo già accennato alla spericolatezza degli iraniani al volante, ma qui si esagera!
Strade larghe, traffico impazzito, motorini che sbucano ovunque, autobus che procedono contromano e nessuno – dico nessuno! - che mai si fermerà per farvi passare (l'unica volta che è capitato, il tipo che si è fermato è stato tamponato e a momenti per il rinculo mi stirava la coreana con la faccia rotonda conosciuta a Shiraz!).
Come fare dunque per non essere piallati come delle assi di mogano ad ogni incrocio? In realtà il trucco è semplice: aspettare il momento giusto è inutile (non è MAI il momento giusto) quindi dovete solo buttarvi, camminare, non esitare e non fermarvi mai. Come per magia tutti i veicoli troveranno il modo di evitarvi e voi vi ritroverete incolumi dall'altro lato della strada. Se proprio non ce la fate a buttarvi alla cieca in mezzo ad un fiume di autoveicoli, aspettate che un local attraversi la strada e seguitelo passo passo.
A parte queste esperienze di quasi-morte, Tehran ha poco da offrire per essere una capitale, giusto qualche museo, un paio di monumenti di dubbio gusto, un grosso bazaar, una manciata delle solite moschee che ormai mi escono dalle orecchie... ed i murales...
Uno dei murales più
famosi di Tehran
(da internet)
Si, in realtà i murales di Tehran sono l'unica cosa che mi ha trattenuto dal prendere il primo bus per lasciare la città la mattina dopo il mio arrivo: i più numerosi sono quelli dedicati ai “martiri” delle varie guerre (soprattutto la guerra con l'Iraq degli anni '80), ci sono poi quelli puramente decorativi, quelli dedicati all'immancabile Ayatollah/Imam Khomeini e soprattutto – i più interessanti – quelli anti-americani, che si concentrano soprattutto attorno all'ex ambasciata yankee di Taleqani Street, un concentrato di “Abbasso gli USA”, Statue della Libertà con la faccia da teschio ed altre maledizioni ai diavoli a stelle e striscie in lingue ed alfabeti a me sconosciuti.
C'è persino un murales dedicato alla Madonna col Bambinello (si, a Tehran!) che ci tenevo a fotografare, ma il fatto che fosse in una zona periferica difficilmente raggiungibile me l'ha fatto saltare, obbligandomi a ritornare anzitempo nella squallida Mellat – il postaccio dove ho preso alloggio – un quartiere intero in cui le uniche attività commerciali sono rivendite di ricambi per auto e morire se si riesce a trovare uno stronzo che ti vende una boccia d'acqua.
Per cui adieu Tehran, dubito che mi mancherai...

lunedì 6 agosto 2012

Speed-dating is not a crime

No, non è vero, lo speed-dating (e non solo quello) è un crimine eccome in Iran. Ma andiamo con ordine.
Come avevo accennato qualche post fa, la storia recente dell'Iran ha avuto come evento principale il cambio al potere tra lo Scià (il re) ed il regime islamico avvenuto nel 1979.
Lo Scià non era certo un santo, pure lui reprimeva ed ammazzava i suoi stessi concittadini rei di andargli contro, ma, come dice il mio nuovo amico P. di Yazd, “con lo Scià si stava male, ma ora si sta peggio”.
Fu l'Ayatollah Khomeini a fondare la prima Repubblica Islamica della storia e ad imporre la legge coranica, o perlomeno la versione della legge coranica approvata dai suoi Mullah, la quale – lungi dall'essere un esempio di democrazia -  reintrodusse per esempio l'uso dell'Hejab (il velo) per le donne ed un'altra serie di assurdità di cui elenco quelle che mi sono giunte all'orecchio:

1) Le donne devono indossare l'Hejab in pubblico e possono toglierlo solo in presenza del marito o parenti stretti: questa in realtà è la legge più soft. Ok, tutte le donne a cui ho parlato in Iran odiano il velo, ma pure noi maschietti non è che possiamo andare in giro col tarello di fuori, quindi braghe lunghe, capelli corti e via andare!
2) Un uomo ed una donna non possono presentarsi insieme in pubblico a meno che non siano sposati o parenti stretti: la gente con cui ho parlato mi racconta che farsi sorprendere da un poliziotto in compagnia di “un'amica” non è proprio il massimo (qua chiamano ”amica” anche una donna con cui si ha una relazione ma non è tua moglie). Persino la pizza che siamo andati a mangiarci nel miglior ristorante italiano di Mashhad (figuriamoci gli altri!) era illegale: la nostra tremenda colpa era quella di essere riuniti in luogo pubblico pur non essendo sposati. La pena? Un mese di prigione, qualche frustata oppure una forte multa a seconda dell'umore del giudice.
3) Gli autobus sono divisi in due parti: uomini davanti e donne dietro. Nelle metropolitane invece le donne possono scegliere se stare in un paio di vagoni a loro riservati ed off-limits per i maschietti oppure andare nei vagoni misti.
4) E'illegale vendere, bere o possedere alcolici: persino in altri paesi fortemente islamici come l'Arabia Saudita pare sia possibile rimediare una cazzo di birretta senza rischiare le frustate, qui no. Niente paura comunque ubriaconi, le distillerie clandestine abbondano, assieme ai contrabbandieri che contribuiscono ad animare le feste di noi gggiovani.
5) Apppproposito di feste: non ci sono locali notturni. Nemmeno uno, in tutto l'Iran! I festini si fanno in casa di amici.
6) Non ci si può dare appuntamento su internet, il quale tra l'altro – inutile sottolinearlo – è fortemente censurato (niente feisbuc, niente tuitter, persino niente corriere.it!). Anche qui comunque niente paura: tutti, ma proprio tutti, inclusi gli internet cafè, sono dotati di connessioni a server proxy per fare il cazzo che si vuole, basta non farsi sgamare cosa che, se succedesse, sarebbe un'aggravante nel caso di imputazioni più serie.
7) Non si può abbandonare la fede islamica, pena: l'impiccagione. Attenzione però, questo non vuol dire che non si possa professare un'altra religione: ci sono infatti minoranze cristiane, zoroastriane* e persino ebraiche in Iran, sebbene non abbiano certo vita facile. Questo mi ricorda l'ironia della rivista strategicamente piazzata sul tavolino della sala d'attesa dell'ambasciata iraniana a Tashkent, che mostrava in copertina la foto di un cardinale che dice messa con sotto il titolo “Iran: un paese dove c'è libertà di religione”. Più o meno...
La maggior parte della gente comunque dichiara di essere musulmana pur senza essere credente, solo per evitare problemi inutili. L'ateismo è un'idea del tutto inconcepibile in Iran.
8) Vietatissime ovviamente le manifestazioni di piazza. Mi racconta A., un tizio conosciuto a Shiraz e sedicente attivista per la democrazia in Iran, di come rischia seriamente di essere scoperto e di conseguenza appeso come un pollo ad una gru ogni volta che partecipa ad una protesta.
9) Nessun uomo può ottenere il passaporto e quindi lasciare il paese senza aver prima svolto due anni di servizio militare, a meno di non oliare certi meccanismi con il vecchio metodo della corruzione.
10) Attenti a quello che dite alle guide turistiche. Queste periodicamente hanno l'obbligo di riportare chi-ha-detto-cosa alla polizia, rendendo potenzialmente tedioso il rilascio di un successivo visto o di un'estensione del medesimo.

Queste ed altre limitazioni contribuiscono sia a rendere impopolare l'Iran (o meglio il suo governo), sia ad esasperare la gente - soprattutto i giovani - i quali giustamente non ne possono più delle cazzate da medioevo dei Mullah e vorrebbero veder spazzata via tutta la merda che li governa, alcuni addirittura auspicando la guerra tanto minacciata da americani ed israeliani, mentre i più assennati capiscono che quest'ultima non porterebbe nient'altro che distruzione e l'unica via è cercare di lavare i panni sporchi in casa propria in qualche modo.

Ci sono però alcune leggende da sfatare, soprattutto sulle donne, le quali sono generalmente molto rispettate, non vengono segregate come coi talebani in Afghanistan ed hanno libertà quali il voto,  la guida, lo studio ed il divorzio che molte loro “colleghe” di altri paesi per esempio si sognano, senza contare che in casa comandano decisamente loro. Addirittura in molte famiglie pare che la donna lavoratrice tenga per sè l'intero stipendio, mentre i bisogni della famiglia siano esclusivamente a carico del marito. Insomma come vedete il governo iraniano non è sessista, rompe le palle a tutti indistintamente.
Negli ultimi anni ci sono poi state piccole conquiste, come per esempio l'innalzamento dell'età per il matrimonio (subito dopo la rivoluzione una donna poteva sposarsi a 9 anni, ora è a 13, anche se onestamente non ho mai visto mocciose maritate), il posizionamento del velo (ora si possono mostrare un po' di capelli, prima no), la possibilità di tenersi la mano in pubblico col proprio marito (fino a qualche anno fa era vietato) e l'abolizione della lapidazione per le adultere (non che ora facciano loro i complimenti, però...); cose che possono sembrare cazzate da niente, ma in realtà dimostrano che qualche piccola conquista la si può ottenere anche senza ricevere una pioggia di bombe al fosforo sulla testa.
Quindi per concludere, ok che secondo il calendario islamico siamo nel 1391 ed i governanti iraniani pensano di essere ancora nel medioevo, ma la realtà dei fatti è che siamo nel 2012 e queste psicopatie dovranno giocoforza finire presto. Con le buone o con le cattive.

*Zoroastrismo: la religione più seguita in Iran prima dell'avvento dell'Islam. Fondamentalmente erano adoratori del fuoco

domenica 5 agosto 2012

Non so a voi, ma a me il Ramadan mette appetito...

Ormai ne ho la certezza: il tempismo non è e non è mai stato il mio forte. L'ultima conferma viene da questa zingarata iraniana effettuata nel non proprio idilliaco periodo tra luglio e agosto, non solo per il caldo, ma soprattutto per il Ramadan - il mese sacro dei musulmani – che in un posto che si definisce “Repubblica Islamica” si suppone sia rispettato piuttosto rigorosamente.

La cosa all'inizio mi aveva fatto prendere piuttosto male in quanto - nel caso non lo sappiate – durante il Ramadan è proibito bere, mangiare, fumare e fornicare come conigli dall'alba al tramonto e, sebbene i due ultimi punti non costituiscano un problema, i primi due possono generare grattacapi, soprattutto per uno come me che non è famoso per le riserve di ciccia e che necessita un nutrimento costante manco fossi un neonato.

Fortunatamente, come recita un vecchio adagio, ad ogni problema corrisponde una soluzione, ecco quindi come sopravvivere al Ramadan in uno dei paesi più influenzati dall'islamismo sulla faccia della terra.
Cominciamo subito col dire una cosa: almeno la metà della popolazione se ne batte altamente le balle del digiuno e l'unica noia che un'occidentale potrebbe avere nel caso fosse sgamato a divorare piatti di Polow con Khoresht prima delle 20.30 è un timido cazziatone da parte di qualche nonno vecchio stile, che potrete amabilmente mandare a cagare facendogli notare che il Ramadan è per i musulmani e che voi non lo siete e nemmeno volete diventarlo.
Tuttavia va considerata una basilare regola di rispetto, ovvero che mangiare in faccia a qualcuno che sta digiunando non è propriamente carino, ed ecco così che nascono i ristoranti anti-sgamo: se in Iran, durante il Ramadan, vedete un ristorante con i vetri ricoperti da fogli di giornale, non vuol dire che stanno ridipingendo i muri, ma che vogliono solo nascondere il fatto che all'interno vi si cela una mandria di famelici divoratori di qualsivoglia pietanza.
Un'altra opzione consiste nell'esplorare i vicoli più imboscati alla ricerca di un venditore di fregnacce clandestine, come quello che abbiamo trovato vicino al bazaar di Shiraz, un nonno oppiomane dallo sguardo circospetto, manco stesse smazzando dosi di eroina davanti ad una scuola elementare.

"Nooonno, sai il culo che ti fa la madama se ti sgama a spacciare i panini con le polpettine di ceci in pieno giorno durante il Ramadan?"

Ed in effetti il nonno rischia seriamente un paio di dozzine di scudisciate, o più probabilmente una fornitura massiccia e gratuita di panini con le polpettine di ceci a tutta la caserma degli sbirri.
In ogni caso niente paura, i vostri stomaci affamati non soffriranno il Ramadan, alla facciazza dell'Ayatollah Khomeini, dei Mullah e della Repubblica Islamica.
Dai belo questo mio vicolo no tuo vicolo, ja tanto che tu viene qui rompere
me cojone... tu da me 20, io da te polpetina, se tu da me 25 io fasho te ajunta di pomodore ah?

venerdì 3 agosto 2012

Lavùra tut el dì e 'l pistola sun semper mi

Shiraz, Iran (Km.25864). Quando lasciai senza rimpianti i meravigliosi lidi (?) del lavoro impiegatizio milanese anni orsono, mai avrei pensato di ritornare in un ufficio ad eseguire il medesimo mestiere... in Iran.
Ma cominciamo dall'inizio: riuscire a defilarsi per 30 secondi filati dal proprio host iraniano in modo da riuscire a contattare qualcuno da cui farsi ospitare nella città successiva si rivela molto spesso difficile ed è così che, al momento di lasciare la città di Yazd - storico centro nel mezzo del deserto - in direzione Shiraz, mi ritrovo senza alcun numero da contattare per scrocchignolare una branda e scambiare le solite chiacchiere coi simpatici locals.
Poco male – mi dico – vorrà dire che a sto giro mi tocca andare in ostello e per l'occasione scelgo di puntare a quello che la Lonely Planet descrive come un tetro bivacco di pellegrini rigorosamente maschi in cui però non si dovrebbero spendere più di 2-3 dollari a notte.
Arrivato a destinazione ovviamente dell'ostello sopracitato non v'è nemmeno l'ombra, alchè vengo intercettato da A., un simpatico giovincello locale che me lo fa vedere luuuuuui un buon ostello.

Lo seguo e già nella mia mente piena di preconcetti ereditati del resto dell'Asia (se qualcuno ti tira in mezzo al 99% vuole venderti qualcosa) sto pensando a come levarmelo dai piedi, soprattutto quando mi dice che è una guida turistica, facendo quindi scattare l'”allarme-asciugo”.
In realtà l'aiuto del simpatico amico è del tutto disinteressato, vengo così alloggiato in quello che è probabilmente l'ostello più pettinato di tutto l'Iran dove il piano era di passare un paio di giorni per vedere le quattro fregnacce della città e le rovine di Persepoli nelle vicinanze.
Purtroppo per i miei piani però commetto l'errore di confessare al capo della baracca che in un passato remoto ho avuto a che fare con siti web ed affini il che, unito al fatto che sono l'unico italiano che abbia mai incontrato a saper esprimere un concetto in lingua inglese che va al di la di “de pen is on de teibol”, fa scattare la proposta indecente: ingaggiare la mia persona per 2-3 giorni in cambio di vitto, alloggio ed una manciata di dollari americani in cambio della traduzione in italiano del loro sito web più la revisione dei disastrati testi del sito di un altro suo business turistico.
Nonostante il fatto che per la cifra offertami - in qualsiasi altra parte del mondo - non avrei nemmeno accettato di puntare la sveglia al mattino e nonostante sia in ritardo clamoroso sulla tabella di marcia verso il rientro a casa, previsto in teoria per metà agosto (seee, come no!) decido che la cosa si può fare per le seguenti ragioni:

1) Il rientro al 15 agosto era strettamente legato ad una questione economica. Il fatto di poter rimanere a Shiraz qualche giorno in più a costo zero, venendo in più pagato per il disturbo, è un buon motivo per posticipare il rientro nella lugubre Padania.
2) I soldi, per quanto pochi, mi permettono di coprire le spese di almeno due settimane in un posto come l'Iran, il quale non è esattamente il paese più dispendioso della terra, soprattutto se si considera l'abbattimento a zero dei costi di accomodation (scroccata) e birra (proibitissimissima).
3) L'ostello è bello e pullula di giovinastri amichevoli di ogni nazionalità per cui ci rimango volentieri.

Certo che ritornare a fare un qualsiasi lavoro a 4 mesi di distanza dall'ultimo svolto è una mazzata, tornare in un ufficio per fare più o meno quello che con tanta gioia avevo abbandonato è poi ancora peggio, ma ehi, oggi ho già finito ed è quindi ora di schiodarsi verso la prossima tappa: Esfahan.

mercoledì 1 agosto 2012

Iran! (Ma non è pericoloso?) - Seconda parte

Subito dopo la visita “proibita” all'Holy Shrine, H. decide di portarmi in gita a Neishabur, un posto ad un centinaio di chilometri da Mashhad di cui voglio raccontare non tanto le dubbie bellezze (ci sono un paio di tombe di poeti e/o artisti a me sconosciuti e di cui non me ne poteva fregare di meno), quanto per dare un esempio di come l'Iran ha il potere di resettare il concetto stesso di ospitalità: il mio nuovo amico - sempre tramite Couchsurfing.org – contatta un tipo a caso, ovviamente mai visto prima, per chiedergli di scorrazzarci in giro per Neishabud, perchè noi non siamo del posto e non sappiamo come muoverci.

Bene, immaginatevi la scena: voi siete spaparanzati sul divano a grattarvi i maroni davanti a Maria de Filippi o magari state lavorando, quando vi chiama un tipo che manco sapete che faccia ha, dicendo che lui sta arrivando nella vostra città tempo un'oretta e vorrebbe che a titolo assolutamente gratuito voi gli faceste da guida.
Non solo non veniamo mandati a cagare o rimbalzati con le scuse più strampalate, ma veniamo accolti da H. (un'altro H.!) come se fossimo dei re o perlomeno amici da sempre, portandoci in giro con la sua Jeep scassata con un entusiasmo impossibili da descrivere a parole.
“Ma davvero voi due non vi conoscevate prima di mezz'ora fa?” - chiedo  - “No no: ospitalità iraniana!”. Sticazzi! Immagino me stesso o chiunque dei miei amici e conoscenti nella stessa situazione e credo che nessuno di noi sarebbe stato così caloroso con dei perfetti sconosciuti. In Iran è la normalità.

Visitate le fregnacce tombali - e facendone aprire anche un paio solo per noi contattando parenti e amici con le mani in pasta – ci porta a conoscere suo padre, il quale, come segno di accoglienza, ci regala un prezioso campione di sangue profumato che le femmine del cervo sviluppano in un'apposita sacca nel periodo degli accoppiamenti (detto così fa un po' schifo, ma è un segno di grande rispetto a quanto pare), veniamo poi omaggiati di una copia a testa di un libro di Khayyam, un poeta antico molto famoso in Iran che fondamentalmente parla di quanto è bello ubriacarsi di vino e di quanto siano degli idioti i musulmani e che incredibilmente non è censurato dal regine dei Mullah, o perlomeno non completamente. La mia copia è addirittura in doppia lingua persiano/inglese con tanto di data e dedica personalizzata sul frontespizio.
Ci sentiamo quasi in imbarazzo a ricambiare offrendo solamente una cena da poche migliaia di Rial, e persino in colpa a dovercene andare, rimbalzando (noi si!) il suo invito a rimanere a casa sua per la notte, ma io sono ancora ospite da Mohammed il fricchettone e non posso trattarlo come se fosse un hotel, quindi a malincuore ce ne ritorniamo a Mashhad in serata.
Qualcuno ha ancora paura di venire in Iran?

lunedì 30 luglio 2012

Iran! (Ma non è pericoloso?) - Prima parte

Cominciamo subito a sfatare questo mito: l'Iran NON è un posto pericoloso, NON è popolato da integralisti islamici a caccia di teste di infedeli e NON c'è nessun tipo di odio o rancore nei confronti di occidentali, americani e persino israeliani... anzi... (almeno da parte della stragrande maggioranza della popolazione, ma questo lo vedremo poi). In effetti l'unico modo di rischiare la pelle da ste parti è attraversando la strada con la testa fra le nuvole rischiando di venire asfaltati come dei cuccioli di beagle che giocano con una paperetta di gomma sull'Autostrada del Sole all'ora di punta (lo stile di guida iraniano può essere definito - diciamo così - “creativo”).

Fatta questa doverosa premessa tranquillizzatrice, possiamo cominciare dall'inizio: l'attraversamento del tetro confine turkmeno-iraniano si rivela più complicato del previsto ancora una volta grazie alla simpatica ambasciata turkmena in Uzbekistan, la quale mi obbliga - scrivendomelo come clausola sul visto - ad attraversare la poco frequentata frontiera di Artiq, a 120km ad est di Ashgabat, dove l'evidente poca dimestichezza con i passaporti occidentali prolunga la mia attesa nella squallida sala d'aspetto di entrambi i lati ben oltre le 4 ore: i turkmeni come al solito sono ossessionati dalle foto - controllate e ricontrollate mille volte – fino a che, appurato che non ho foto della loro stramaledetta capitale o di donne/uomini/bestie nudi, mi fanno passare dall'altra parte, dagli ancor più paranoici iraniani.
Essendo l'unico europeo vengo subito preso da parte ed esaminato separatamente dalla valanga di locals e, mentre la cosa è solitamente è positiva, dato che gli occidentali in genere vengono sbolognati più rapidamente, qui invece è negativa, perchè vengo subito torchiato da tre gentili ma curiosi agenti di frontiera a cui la mia presenza qui puzza di bruciato: cosa ci vieni a fare in Iran? Dove vai? Che città vuoi visitare? Perchè non hai preso un aereo per tornare in Italia? Perchè hai uno stampo malese sul passaporto? Perchè hai un visto di 120 giorni per la Cina? (ma soprattutto) Sei mai stato in Israele?

Rispondo pazientemente ad ogni domanda, mentre un gentile tarchiatello esamina per l'ennesima volta la macchina fotografica alla ricerca di foto compromettenti ed asciugandomi a sua volta con cento domande del cazzo: Cos'è sta foto? Perchè hai fotografato questo palazzo? Se sei stato in Kazakistan perchè non ci sono foto del Kazakistan?

Ribatto annoiato ad ogni questione mentre nell'altra stanza li vedo armeggiare con passaporto, carta, penna ed una cartina del mondo per verificare se le date dei miei visti ed il percorso che dichiaro di aver fatto sono compatibili. Ovviamente lo sono, così mi lasciano andare scusandosi sinceramente per la lunghezza della procedura ed augurandomi buona permanenza, chiaramente non prima di un'approfondita ispezione dei miei bagagli (cos'è questo? IL SAPONE, CRISTODDIO!!!).

Nozioni preliminari
Ci sono tre cose che bisogna imparare tempo zero appena si mette piede in Iran:
1) Leggere i numeri: anch'essi sono scritti in alfabeto persiano, ma per confondere un po' le idee, al contrario delle lettere, si leggono da sinistra verso destra. Indispensabile saperli leggere quando per esempio ti trovi davanti l'autobus numero ۶۴ (64) mentre tu invece devi prendere il ۵۲ (52).
2) Saper gestire i soldi: la valuta iraniana è il rial (19.000 rial per 1 dollaro) ma nessuno ragiona in rial, tutti parlano di Tomans, che valgono 1/10 di rial. Quindi se ti dicono che una cosa costa 1000, in realtà devi cacciare fuori la banconota da 10.000, perchè quest'ultime sono espresse in rial.
3) I bancomat non funzionano: con le carte di credito europee non andrete lontano, quindi bisogna portarsi dietro dollari o euri e cambiarli in loco (questo a dire il vero è bene saperlo PRIMA di entrare in Iran!)

In realtà ci si abitua alla svelta ai primi due punti e finora non ho incontrato nessuno così stupido da andare in confusione per più di un paio d'ore dall'ingresso nel paese o che non sapesse la storia dei bancomat (a parte una giapponesina che però la perdoniamo perchè è così carina...)

Mashhad, Iran (Km.24483). La prima tappa iraniana è la città santa di Mashhad, nel nord-est del paese, dove – come caldamente consigliato da più parti – inizio la gioiosa pratica del Couchsurfing.
I primi ad ospitarmi sono una coppia di hippies in salsa persiana, con il marito – Mohammed – che oltre ad essere ovviamente vegetariano ha anche recentemente abbandonato l'uso della telefonia cellulare in quanto le onde disturbano le api (?!?!?).
Il suo sogno è aprire una comunità autosufficiente in qualche area remota e finora si è spostato solo per attendere corsi di yoga in India ed ha mancato per un pelo un giro in Italia per una conferenza di breathariani, gente fuori di melone che sostiene che è possibile nutrirsi esclusivamente di luce ed aria.
Stranezze a parte, i due fricchettoni ci stanno dentro e ricalcano i rumors circa l'estrema ospitalità iraniana: cinque persone contattate su couchsurfing.org, quindici risposte. Tra questi decido di incontrare anche la famiglia G.*, due sorelle ribelli ed un fratello regolare che si occupano di me portandomi a destra e a sinistra solo per il puro piacere di incontrare gente di cultura diversa e che tempo un paio d'ore mi han già presentato ad una nutrita batteria di amici tra cui un ex scrittore per la Lonely Planet che sostiene di esser riuscito a visitare Israele, nonostante la cittadinanza iraniana, tramite una serie di agganci col consolato danese e H., un altro tizio che si offre di portarmi nell'area teoricamente interdetta ai non-musulmani dell'Holy Shrine, la principale attrattiva di Mashhad, un santuario che custodisce le spoglie dell'Imam Reza, un tizio assassinato mille anni fa, ma che i musulmani piangono tutt'oggi come se gli fosse morto il gatto il giorno prima.

Allo Shrine ci ero già stato per i fatti miei, ma me l'ero menata ad entrare nell'area proibita in quanto non sapevo come muovermi: quello è l'ingresso per gli uomini? E' qua che mi devo togliere le scarpe? E se qualcuno mi fa domande?
H. giustamente mi fa notare che 1) come fanno a sapere che non sono iraniano e/o musulmano? La maggioranza degli iraniani ha i tratti somatici esattamente uguali ai nostri e 2) e pure se mi fermano cosa dovrebbe succedere, mi sculacciano?
Così il giorno dopo torno al mausoleo con le istruzioni di seguirlo, stare zitto e fingermi sordomuto se qualcuno mi rivolge la parola. La tattica funziona, così riesco a vedere la parte bella dello Shrine (l'area gentilmente concessa a noi infedeli in realtà non è niente di che) con sale ricoperte di migliaia di minuscoli specchi e porte dorate che i fedeli baciano e riveriscono come reliquie, per poi raggiungere la gabbia che protegge la tomba dell'Imam, dove uomini, donne, vecchi e bambini si accalcano con foga nel tentativo di toccare e possibilmente baciare l'importante struttura. (...continua...)

* Ometto i nomi perchè organizzare appuntamenti via internet in Iran è illegale (tranne “Mohammed” tanto ce ne sono così tanti che valli a beccare...)

La gabbia che contiene la tomba dell'Imam Reza nell'Holy Shrine (da internet)

domenica 29 luglio 2012

Prossima tappa: Iran

Capitale: Tehran
Storia in breve:  Abitata da varie popolazioni autoctone studiate sui libri di scuola da migliaia di anni prima di Cristo, venne successivamente conquistata dagli arabi che imposero l'Islam. In tempi recenti vanno segnalati il cambio del nome da Persia a Iran negli anni '30 del XX secolo e la rivoluzione del 1979 che cacciò lo Scià instaurando la Repubblica Islamica con a capo l'Ayatollah Khomeini, morto nel 1989.
Cose da vedere:  Il tragitto prevede di iniziare nella città di Mashhad, non lontano dal confine turkmeno, per poi attraversare il deserto del Dasht-e Kavir e visitare le città di Yarz, Shiraz (con le rovine di Persepoli), Esfahan e poi finalmente giungere nella capitale Tehran.
Aspettative:  E' raro sentire solo recensioni positive su di un paese da parte degli altri viaggiatori, ma da chi è stato in Iran non ho sentito una sola parola che non fosse di entusiasmo, sia per il posto che per la gente. Aspettative molto alte quindi.
Pazzesco se ci pensi:  Il funerale dell'Ayatollah Khomeini, il padre della rivoluzione del 1979, fu probabilmente uno dei più seguiti della storia, con oltre 10 milioni di persone riverse per le strade a piangerlo che riuscirono addirittura a rubare la salma dal corteo funebre portandola a spalla e strappandone le vesti per ottenere reliquie.
Il tragitto iraniano