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domenica 25 dicembre 2011

Scemo & più scemo

Sono poche le cose più piacevoli di una calda giornata di sole estivo durante il tuo day-off. Settimana scorsa, approfittando della contemporaneità dei nostri giorni liberi, io e la sbarbata mia ce ne siamo andati nella ridente cittadina di Wanaka, ad un centinaio di chilometri a nord di Queenstown, a visitare il temibile Puzzling World, una specie di parco a tema tra i cui pezzi forti, oltre ad uno snervante labirinto, spicca senza dubbio la Camera di Ames - non so se avete presente - quella stanza che, vista da un punto di osservazione prestabilito, da l'illusione ottica che due persone ai lati opposti siano giganti/minuscole.

Che non ce la vogliamo fare una foto dentro la Ames Room?

Certo che ce la vogliamo fare, quello che però non sappiamo ancora è che l'impresa si rivelerà più ardua del previsto!
Ma andiamo con ordine: il primo prescelto per scattarci una semplice, normalissima, fottutissima foto dentro sta dannata stanza è un cinesino che passa di li con la sua cinesina.

E qui dobbiamo aprire una doverosa parentesi sul rapporto parecchio conflittuale tra i cinesi* ed il  mondo della fotografia: allora, io non è che dico di essere “Geremia il mago della fotografia”, per carità, però questi devono avere davvero qualcosa nel DNA che li rende totalmente incapaci di usare una macchina fotografica. E non è una questione culturale, dovuta al fatto - che ne so - che in Cina la fotografia non è popolare, è una cosa che accomuna quasi tutti i cinesi del mondo, che siano cinesi della Malesia, della Cina o del Burundi.
I cinesi fanno due tipi di foto: se stanno fotografando qualcosa di bello, ci devono piazzare davanti un parente a caso a rovinare tutto il paesaggio, se invece non c'è davanti nessun parente, vuol dire che stanno fotografando qualcosa di assolutamente insignificante.
Potrei scrivere un libro su tutti gli episodi che ho visto, anche se credo che nessuno possa mai battere il cinese che ho sgamato a fotografare la porta del cesso dell'Opera House a Sydney.
Ora, capisco che è una porta del cesso di un certo livello, però santiddio, non mi sembra proprio un ricordo da tramandare ai posteri. Evidentemente lui stava vivendo uno di quei momenti che vorresti non finissero mai. Mah...

Già con queste premesse sarebbe dovuto essere chiaro fin dall'inizio quanto affidare la fotocamera al suddetto cinesino sarebbe stata una cattiva idea, la conferma non si è fatta ovviamente attendere
Come direbbe Maurino Di Francesco: MA SEI... PIRLA??

Ora, ditemi voi se questo è possibile: davanti al punto di osservazione della camera, per ragioni a me sconosciute, ci stanno ste sbarre tipo prigione, che però lasciano uno spazio abbastanza largo per ficcare in mezzo la fotocamera e fare una foto. Evidentemente era chiedere troppo.

Ed è così che siamo rimasti in attesa per almeno dieci minuti di un nuovo fotografo (ormai avere una foto in sta Ames Room era diventata una questione di principio) finchè non si è presentata la batteria del Nonno.
Diciamoci subito le cose come stanno: il Nonno è un cretino! Il cinese di sicuro non era uno scienziato del Cern di Ginevra, ma perlomeno aveva capito che il concetto base dietro alla Stanza di Ames è il confronto fra le DUE persone, una che sembra grande ed una che sembra piccola.
Il Nonno, nonostante le pressioni del genero al suo fianco, il quale sagacemente gli suggeriva di prenderci tutti e due, ha continuato imperterrito a fotografare solo me, svuotando di qualsiasi significato il tutto.
A volte mi chiedo cosa abbia fatto di male per meritarmi tutto questo...

L'estenuante ricerca di un soggetto che fosse a) giovane b) di razza caucasica c) con la faccia sveglia, si è protratta per degli interminabili minuti, in cui la tentazione di dar fuoco a tutto l'ambaradan si faceva via via più pressante, finchè ogni istinto piromane è stato smorzato dall'arrivo dell'esemplare di essere umano a lungo agognato: ok, la foto è storta e decentrata verso destra, ma visti i precedenti pare un capolavoro!
Ore e ore di tentativi per avere questo: e poi mi chiedono perchè sono
un fervente sostenitore dell'Estinzione Umana Volontaria!

*: so che magari per voi "cinese" e "asiatico" sono sinonimi, ma qua intendo proprio i cinesi di Cina od originari della Cina

lunedì 31 ottobre 2011

Gite in Antartide ed altre bestialità

Cartina illustrativa dell'ipotetica gita
Queenstown-Antartide
"Il mio agente di viaggio mi ha detto che da qui posso prendere una barca per l'Antartide: da dove parte?"

Voglio usare questo piccolo spazio per un appello pubblico: Gente, non fate come loro! Se dovete andare in giro per il mondo a fare figure di merda, state a casa vostra!
Anche perchè il rischio di venire sbeffeggiati in pubblica piazza è più concreto di quanto possiate immaginare e non solo farete scendere un gocciolone in stile cartone giapponese dalla testa dei vostri malcapitati interlocutori, ma verrete anche derisi e compatiti come è capitato recentemente sulle pagine  del "Mountain Scene - Voice of Queenstown" una versione locale del "Metro" o del "Leggo" di italica memoria, che pubblica un articolo dal sarcastico titolo "Whaddya mean No Whales" (Trad.: "In che senso non ci sono balene?") sulle domande più imbarazzanti uscite dalle fauci di vari esemplari di mucche da latte travestite da turisti che purtroppo pascolano periodicamente anche a queste latitudini remote.

Innanzitutto inquadriamo bene la situazione per chi magari si fosse perso le puntate precedenti o anche semplicemente - e giustamente - non sappia nulla della ridente cittadina dell'Isola del Sud della Nuova Zelanda in cui mi trovo: Queenstown è una località sciistica, nel cuore dell'entroterra, circondata dalle alte vette delle Alpi Neozelandesi.
Non si affaccia sul mare, ma su di un lago, uno di quei laghi tipo il Lago di Como - stretti e lunghi - che tu li vedi e in uno slancio di sagacia te ne esci con un "...ma questo non è il Mar Tirreno!". Ecco, il Wakatipu Lake è uno di quei laghi li. Un lago-lago!

Nonostante ciò, pare che qualcuno sia stato teletrasportato coattivamente da queste parti, non si spiega altrimenti come possa uscire una domanda del tipo "Qual'è un buon posto per avvistare le balene?" (Le famose balene del lago Wakatipu!) oppure "Ma quello è l'Oceano Pacifico?" (L'oceano è a non meno di 300km a est!), per non parlare della perla riportata in cima a questo post: l'Antartide cazzo, l'Antartide!!! Manco li cani!!!
Ma non finisce qui: altre chicche degne di nota sono state "A che ora nevica esattamente qui a Queenstown?" (Zio alle quattrevveeeeeeenti!), "Ma le cascate di Milford Sound vengono chiuse una volta che i bus se ne vanno?" (Come no, chiudono il rubinetto!), "Che suono c'è a Milford Sound?" (Ecco, ci avrei giurato che qualcuno l'avrebbe chiesto!) oppure dialoghi grotteschi tipo
Turista: "C'è bisogno del passaporto per andare a Milford Sound?"
Lavoratore: "No signore, non ce n'è bisogno"
Turista: "Beh io lo porto lo stesso, non si sa mai"
Ma non si sa mai de cheeeeeeeeeeeeeeeee???

Beh insomma, qua ci ridiamo su, ma ci sarebbe da piangere. Oltretutto ora mi sento moralmente obbligato a proseguire con la mia rubrica di introduzione ai paesi visitati, sia mai che poi andate in vacanza in Sudamerica e vi viene in mente di fare una gita al Polo Nord...

lunedì 13 giugno 2011

Complicazione cose semplici

Che stamo a giocà?
Se stamo a pijà per culo?
A quanto pare è proprio così, dato che dobbiamo aggiungere l'ennesima puntata alla ridicola telenovela tra me e il mio (quasi? semi? pseudo?) datore di lavoro.
Come vi dicevo, venerdì ho iniziato a lavorare. Contento io, contento il boss che aveva davanti un mostro d'esperienza nel car rental come me, contenti i colleghi di avere un nuovo e simpatico amico dalla terra della pizza e del mandolino, insomma contenti tutti no?
E invece no!!!!!!!
Domenica il nonno-capodellabaracca ha deciso che la paranoia ha preso il sopravvento sull'entusiasmo e, nonostante l'assumermi lo avesse reso l'uomo più felice sulla faccia della terra, non se la sentiva di andare contro i poteri forti del terribile governo neozelandese e quindi l'aut-aut è ufficialmente "Work Visa o muerte", dove la muerte è rappresentata da un anal-toy che si poggia virtualmente fra le mie terga.
Ma la cosa comica di tutto questo sapete qual'è? E' che il nonno mi ha pagato in nero questi due giorni!!!
Si, mille seghe mentali su tutto e poi mi dai la fresca in mano senza neanche un tocco di carta igienica per il terrrrribile governo? Mavadavilcu va...
Oggi sono tornato per l'ennesima volta all'ufficio dell'Immigration e, dopo aver blindato l'impiegato con la faccia più sveglia, gli ho spiegato la situazione per filo e per segno. Risultato: posso anche cominciare a trovarmi un altro lavoro.
Che poi è anche giusto se vogliamo, il Work Visa te lo danno solo se è ragionevolmete difficile trovare un neozelandese che sappia fare il tuo lavoro (criterio che è chiaramente inapplicabile all'Apex Car Rental) altrimenti cicciaculo, vai e ogni 3 mesi ti cerchi un nuovo employer (sempre da essere così sfigati da trovarne uno così rompipalle come è capitato al sottoscritto).
C'è solo una cosa che davvero non riesco a capire: in un territorio grosso come l'Italia, con una popolazione di appena 4 milioni di persone e con una manciata di lavoratori stranieri, come è possibile che sia così difficile trovare lavoro? Misteri dell'economia.
Io so solo che da domani ricomincia l'agonia della distribuzione dei curriculum. Cheppalle, ridatemi l'Australia!

Si, anch'io farei sta faccia se avessi quell'adesivo sul passaporto!

martedì 31 maggio 2011

Ho un lavoro (forse)

Un tipico agente dell'Immigration della NZ
Posso timidamente dire di aver trovato un impiego.
Lo dico sottovoce perchè il mio forse-futuro capo e l'Immigration neozelandese vogliono far diventare complicate anche le cose più semplici, ma partiamo dall'inizio.
Stamattina arriva la tanto attesa chiamata di uno stronzo qualsiasi tra i mille a cui ho mollato un CV che mi chiedeva se fossi ancora disponibile. Ceeeerto che lo sono, alchè gli porto la copia della ricevuta del mio permesso di lavoro e il boss, evitando di farsi un pentolino di cazzi suoi, non può fare a meno di notare la postilla scritta in piccolino che dice che non posso lavorare per più di 3 mesi con lo stesso datore.
That's a problem - mi dice lui - io ho bisogno giusto giusto fino ad aprile 2012, proprio quando il tuo visto scade e tu te ne vuoi andare a fare il randagio nell'Asia Centrale, guarda te che caso!
Memore dell'esperienza australiana, dove c'era si più o meno la stessa limitazione, ma se ne sbattevano tutti le balle, provo a suggerire che forse anche lui potrebbe fare lo stesso, ma il nostro eroe è un complottista, sostiene infatti che un Grande Fratello di orwelliana ispirazione ci controlla e ci spia, ed i temibili agenti dell'Immigration neozelandese (vedi foto) scaricheranno la loro vendetta su di lui e la sua stirpe fino alla settima generazione se mai dovesse provare a tenermi per più di tre mesi.
Soluzione? Provare fare un upgrade del mio visto oppure tornarmene da dove sono venuto ora/tra tre mesi.
Quindi prendo e vado all'ufficio immigrazione chiedendo il da farsi. Questi mi mollano una tonnellata di moduli e mi assicurano che previo pagamento di modici 230$ potremmo mettere una pezza al problema.
Beh ora spero che questi non facciano troppe domande, perchè non mi pare proprio di rientrare in una qualsiasi delle categorie abilitate al Work Visa, senza contare il fatto che qua mi chiedono certificazioni, attestati, fedine penali... ma mollatemi, io voglio solo lavorare alla Apex Car Rental santiddio, che poi già si guadagna una miseria in sto paese (i 1000AU$ a settimana di Darwin me li sogno!), almeno spero che il nonno mi assuma per sti 3 mesi, poi vediamo se riusciamo ad estendere o se sono in mezzo a una strada manco fossi uno stagista italico.
Se non leggete imprecazioni sul blog nei prossimi giorni vuol dire che è andato tutto liscio.

mercoledì 18 maggio 2011

71: L'omm 'e merda

Disclaimer: questo post parla di cose disgustose, non leggere in prossimità dei pasti.

Si lo so, anche io riesco ad essere una discreta bestia quando mi ci metto, soprattutto quando giro per giorni interi attraverso torridi deserti a bordo di furgoncini multicolori in compagnia di bestie al mio pari, ma qui stiamo esagerando!
Sono ormai due settimane che mi si è piazzato in camera un nuovo compagno di stanza, un neozelandese, che mi fa seriamente rimpiangere di non essere affetto da anosmia. Lo chiamerò Er Puzzola.
A parte il fatto che il suddetto elemento, un babbacchione grand gross e ciula, è fondamentalmente un pazzo, del tipo che ogni tanto ritorna, si siede sul letto mettendosi le mani nei capelli e ciondolando comincia a ridere da solo... ma ridere di gran gusto e va avanti delle mezz'ore intere così, oppure urla strofe di canzoni a caso.
Beh oltre a questo, dicevo, è anche un completo idiota: forse ricorderete qualche post fa quando vi parlavo di Er Coda, il mio compagno di stanza gallese che non chiudeva mai la cazzo di porta, manco avesse avuto la coda per davvero. Beh questo è se possibile peggio: che glielo si dica con le buone, che glielo si dica con largo anticipo, che glielo si dica appena vedo che sta per uscire, che gli si chiuda la porta sbattendogliela in faccia, non c'è verso di fargli capire questa semplicissima regola.
C'è poi da considerare che mentre voi in Italia cominciate ad andarvene in giro in maniche corte e infradito, qua agli antipodi comincia a far freschino, soprattutto la sera (da segnalare la prima neve sulle alture circostanti), percui se non si limita al massimo l'apertura di spifferi vari, non dico che mi gelano le natiche, però due sacramenti li tiro!
Ma tutto questo diciamo che è il meno - so essere paziente io - il grosso problema è che Er Puzzola è nemico del sapone. E quando dico nemico del sapone intendo proprio che è uno schifo d'uomo!
E' una settimana che è vestito con la stessa maglietta, nera col testo della Haka. La usa per uscire, per lavorare, per dormire. Non la toglie MAI.
Da almeno una settimana!
Ogni tanto poi ti illude: te lo vedi uscire (rigorosamente senza chiudere la porta) con in mano bagnoschiuma e asciugamano, salvo poi tornare dopo due-minuti-due vestito uguale a prima e soprattutto con lo stesso, inconfondibile olezzo tipico di uno che l'acqua non la vede da un bel po'.
Er Coda ha capito l'antifona già dalla prima sera, quando il simpatico omone l'ha praticamente calpestato coi suoi - immagino profumatissimi - piedini fatati per raggiungere il letto superiore, ed ha cambiato stanza bestemmiando lanciando anatemi e improperi tipici anglosassoni tipo fuckin-stinky-noisy-bastard...
Anche una giapponesina che ha avuto la sventura di essere sorteggiata nella nostra camera ha dovuto battere in ritirata tempo zero, sconfitta e spaventata dal nostro grufolante "amico".
Poi ora c'è la bazza del momento: Er Puzzola ha deciso da ormai qualche giorno che lui non mangia più in sala da pranzo come tutti i cristiani, lui prende la sua ciotola contenente le peggio zozzerie e si piazza a mangiarle in camera, ovviamente evitando di usare le posate e cercando di essere più rumoroso, molesto e disgustoso possibile.
Che poi voglio dire, qualche giorno fa mi ha tirato una pezza indicibile su quanto fosse tutto bello felice e contento per il fatto che fosse il suo ultimo giorno di lavoro, che finalmente se ne andava in vacanza e bla bla bla... ma cosa ci fa ancora qui? Ma te ne vuoi andare?
Beh io sono disperato: mi sono spostato nel letto più lontano possibile dal suo, ma ormai è diventato un incubo, ogni volta che entra (chiudendo la porta? Macchè...) ti fa svenire, per non parlare della notte: oh ma sapete che faccio fatica a prendere sonno per il suo odore? E' una roba che mi è capitata solo una volta in vita mia, quando a Sydney i miei compagni di stanza coreani avevano deciso di mangiarsi una piantagione d'aglio a testa ed io ho seriamente pensato al suicidio!
Dio, se esisti liberami da questo flagello!
P.S.: Si accettano suggerimenti per perdere il senso dell'olfatto, che tanto non mi serve, son mica un cane da tartufo io.

lunedì 9 maggio 2011

Русский язык трудный!

Questa è una di quelle classiche situazioni da "chiccazzo me l'ha fatto fare".
Ebbene si, come forse qualcuno di voi sa, ormai da qualche tempo mi sono messo in testa di imparare il russo, o perlomeno i suoi rudimenti... si insomma, spiccicare qualche parola, almeno da saper chiedere una birretta o un piatto di борщ una volta che toccherò le varie repubbliche ex-sovietiche.
Nonostante mai mi avesse sfiorato l'idea che sarebbe stata un'impresa facile, devo ammettere che il russo è un bordello: già solo per scrivere il titolo di questo post (che significa semplicemente "il russo è difficile"... o almeno credo) ci ho messo non poco e allora, direte voi, perchè mi son lanciato nell'impresa? Per due ragioni ben precise.
1) Ragione utile: nelle mie brevi sortite nell'ex Unione Sovietica non ho potuto fare a meno di notare che la popolazione locale non abbia la benchè minima infarinatura di inglese. Emblematica l'esperienza all'aeroporto Domodedovo di Mosca dove impiegammo mezz'ora per far capire (a gesti) che volevamo un taxi che ci portasse in centro e per chiedere quanti maledetti rubli volesse.
A Kiev, in Ucraina, le cose andarono meglio solo per il fatto che la nostra amica Morettova mastica il russo, ma non appena la polizia mi ha fermato da solo in centro città, sorprendendomi senza passaporto (MAI lasciare il passaporto a casa in Ucraina) ci è voluta una mezz'ora buona per capire che il simpatico sbirro era disponibilissimo a chiudere un'occhio e a non rinchiudermi in una fresca cella del carcere di Kiev per un periodo indefinito, a patto che gli facessi una ricarica da poche Grivnie sul cellulare.
E nelle due occasioni sopra citate mi trovavo a Mosca e Kiev, ovvero le capitali delle due principali ex-repubbliche sovietiche, le più vicine all'Europa oltretutto. Immaginate quanto possa tornare comodo sapere due mezze frasi di russo a Novosibirsk o a Tashkent.
Certo, in Asia Centrale le varie correnti nazionaliste pare abbiano riportato in auge le lingue locali, spero quindi che qualcuno si ricordi ancora il russo da quelle parti, perchè di certo non posso mettermi a studiare anche l'uzbeko!
2) Ragione futile
: l'alfabeto cirillico è bello e mi piace l'idea di poter capire che diavolo vogliono dire quegli scarabocchi.
Bene, tutto ciò è molto affascinante, ma all'atto pratico le difficoltà non mancano: declinazioni zeppe di eccezioni e di sottoregole, casi, lettere che si leggono in modo diverso a seconda di dove è posizionato l'accento tonico,  lettere inutili che non si leggono, parole quasi impronunciabili tipo "Здравствуйте". ("Sdravsvuitie", che sarebbe un semplice "ciao" detto in maniera formale).. insomma ci sarà da lavorarci su un poco mi sa.

P.S.: Visto che diverse persone mi han mosso la critica, faccio una precisazione: nel post precedente ho chiamato l'ex presidente dell'Unione Sovietica "Krusciov", anzichè nella maniera più comune in Italia, cioè "Kruscev". Ebbene la "ё" di "Хрущёв" in russo si legge "yo", ecco spiegato l'inghippo.
Tanto è vero che Горбачёв si legge "Gorbaciov" e non "Gorbacev"
N.B.: Questa NON è la traslitterazione ufficiale ISO9, ma quella ufficiosa che segue la pronuncia, giusto per la precisione.
Capito criticoni? :)

Beh a sto punto vi saluto che vado a studiare: до свидания!
(Dasvidania, ovvero "arrivederci". Notare come "до" (do) si legga "da" perchè non vi cade sopra l'accento tonico... il primo che mi viene a dire che l'inglese è difficile me lo mangio!)

venerdì 6 maggio 2011

Burocrazia portami via

Il nemico numero uno dei miei peregrinaggi futuri - ne sto avendo sempre più la conferma - sarà la burocrazia.
Il livello di difficoltà seguirà un andamento curviforme, dove il picco verrà registrato nelle repubbliche ex-sovietiche, dove evidentemente i comunisti non ci sono più, ma le complicazioni burocratiche sono pressochè le stesse di quanto c'era Nikita Krusciov* al Cremlino.
In questi giorni in cui sono ancora disoccupato sto stilando una check-list degli sbattimenti da risolvere prima di lasciare la Nuova Zelanda, ho dunque circa 11 mesi per risolvere i seguenti grattacapi:

1) Rifare il passaporto: ebbene si, per quanto riguarda il primo problema, l'eredità di Stalin non c'entra. Sono io il babbo che prima di partire non si è accorto di avere appena 5 pagine libere (grazie anche alla simpaticissima immigration marocchina che mi ha messo 3 stampi in 3 pagine diverse quando sono andato a Fez a gennaio, grazie, molto gentili...).
Inutile dire che con 5 pagine libere arriverei a malapena in Russia e che urge mandare al più presto le scartoffie necessarie all'Ambasciata di Wellington per ovviare all'annoso problema.
2) Visto per Cina, Hong Kong e Macau: tutto estremamente facile. Hong Kong e Macau rilasciano un visto di 30 giorni all'arrivo, per la Cina basta andare in ambasciata, cacciare il grano e mollare il passaporto per un paio di giorni.
3) Visto per la Mongolia: facile almeno quanto il visto cinese. L'unico problema è che non ho idea di quanto ci mettano ad emetterlo e quindi se richiederlo al Consolato neozelandese o all'Ambasciata di Pechino.
4) Visto per la Russia: e qua cominciano i cazzi. I russi non solo vogliono una tonnellata di scartoffie, ma vogliono anche sapere quando e da dove si intende entrare nel loro paese, quando e dove s'intende uscire,  dove s'intende andare, scopo del viaggio e richiedono delle fantomatiche ricevute di agenzie viaggi (???) che non saprei proprio come procurarmi, dato che ho intenzione di andarmene in giro per i fatti miei. Sono in attesa di delucidazioni dall'ambasciata. Inoltre una volta giunti sul posto sarà necessaria un'ulteriore registrazione presso l'ufficio immigrazione, pena il taglio del pisello. Quanto mi devono mollare da 1 a 10?
5) Visti per Kazakistan e Uzbekistan: nessun particolare problema, se non per il fatto che questi due paesi hanno tipo una decina di ambasciate nel mondo e la prima che incontrerò sul mio cammino sarà a Pechino, per cui fino a quel momento rimarrò nel limbo Uzbekistan-si Uzbekistan-no.
6) Visto per il Turkmenistan: l'apoteosi della follia. Praticamente dovrò contattare un'agenzia di viaggi turkmena che sia autorizzata dal governo a rilasciare una lettera d'invito per mio conto, alchè, dopo un mesetto buono in cui con molta calma riempiranno le loro cartacce, mi arriverà, se dio vuole, sta benedetta lettera. La letterà però non garantisce un visto: dovrò presentare la lettera alla prima ambasciata turkmena disponibile (mi risulta sia quella di Astana, in Kazakistan) e li loro decideranno se e quando darmi un visto.
Ma non è tutto! Una volta che per grazia divina mi avranno concesso il lasciapassare, mi troverò in frontiera un cordialissimo addetto dell'agenzia di viaggio che mi ha rilasciato la lettera di invito, il quale  mi intercetterà al volo con un cartello "Mr. Latitude", per poi non mollarmi un attimo per tutta la durata del mio piacevole soggiorno, controllando che non rimanga più di quanto dichiarato, che non devii dall'itinerario prestabilito e che rispetti il coprifuoco delle 23 (!!!). Va da se che ovviamente il suddetto verrà mantenuto a mie spese vitto e alloggio finchè non me ne vado.

Ammesso e non concesso di riuscire a sciogliere tutti sti nodi, i passi successivi (almeno quelli burocratici) saranno abbastanza facili. Si ok l'Azerbaijan ha deciso che adesso gli stanno sulle palle gli Armeni, quindi han chiuso le frontiere occidentali, ma poco male, la frontiera con la Georgia è aperta e - udite udite - non serve neanche un visto per oltrepassarla. Da li poi si entra in Turchia e il passaporto non serve quasi neanche più.

Lo so cosa state pensando. Ma è proprio necessario andare in Culoalmondostan? Eccerto che lo è, o miei stolti amici, dove altro potrei vedere se no questo?

*: eh già, "Хрущёв" si legge "Krusciov" e non "Kruscev"

Cratere di Derweze - Deserto del Karakum, Turkmenistan


mercoledì 27 aprile 2011

Antisocial way of life

Il mio livello di asocialità sta raggiungendo livelli notevoli.
Sarà che sto invecchiando, sarà che in questo momento c'è uno al piano di sopra che - incurante del fatto che siamo nel 2011 - sta piazzando la minimal di Trentemoller da 3 ore,  saranno magari anche sti 20 dollari che rappresentano per ora tutti i miei averi, sarà che qua in ostello c'è internet no limit 24/7 finchè checkout non ci separi a cui ho avuto accesso pagando 10$ forfait, sarà che sto freschino non invita proprio ad uscire, sarà stobbuco de l'azzoto, ma in sti giorni sono davvero un orso.
Per darvi una misura di quanto dico, cito una sola e semplice statistica: birre bevute da quando ho messo piede in Gnu Sìland: ZERO.
Giuro, non vi sto dicendo fregnacce. Non ho nemmeno idea di che birre ci siano in Nuova Zelanda e chi mi conosce lo sa, ciò è preoccupante!
Il fatto poi è che qua la fauna è ben poco variegata.: la mancanza di italiani non è certo una sorpresa (ed è anche un bene forse), ma la totale assenza di francesi (che l'anno scorso avevano letteralmente invaso la vicina Australia), tedeschi (che bene o male trovi ovunque) e/o gente di qualsiasi altra nazionalità che non siano inglesi o irlandesi è sorprendente.
Che poi sti anglo-irlandesi non è che sono antipatici per carità, anzi, però boh hanno un modo di divertirsi che mi ha onestamente stufato. I "party-animals", sto doversi divertire, sfasciare e far macello a tutti i costi... dopo un  po' cheppalle!
Si lo so, sono un vecchio.
Inoltre al momento ho ben altro a cui pensare, perchè Queenstown è un bel posto quanto vuoi, ma è pur sempre un buco di culo con 13.000 abitanti e senza un lavoro non ti passa più, così cercare un'occupazione, possibilmente NON nell'hospitality, diventa una priorità assoluta.
Beh insomma, in attesa di momenti meno scazzosi e della chiamata dei miei amici car rentals a cui ho droppato camionate di curriculum, vi saluto.

giovedì 7 aprile 2011

Il piano di battaglia

Anche per quest'anno è giunta l'ora di levare le tende. Non per altro, ma perchè ormai lo avete capito che mi risulta piuttosto difficile stabilirmi in un qualsiasi posto della terra troppo a lungo e, se un tempo potevo resistere grazie alle provvidenziali gite domenicali a seguito di squadre di calcio dagli alterni risultati sportivi, da ormai qualche anno la cosa mi va un attimo stretta.
Ma non divaghiamo in argomenti che poco mi tangono, veniamo al sodo: meta iniziale per questo giro è la Nuova Zelanda.
In Australia ho esaurito le cartucce (non ho più visti che mi permettono di lavorare), così mi dirigo agli antipodi verso un paese che ho sempre snobbato prima d'ora, ma che adesso capita a fagiuolo per i miei loschi scopi.
Non ho particolari problemi di soldi al momento, l'idea di lavorare poi non mi ha mai procurato fremiti d'entusiasmo, non ho mogli e/o figli da mantenere, cosa allora potrà spingermi a cercare un lavoro nella gelida Isola del Sud, durante la stagione invernale che è alle porte, in mezzo alle Alpi Neozelandesi? Beh è palese che solo la prospettiva di una zingarata senza precedenti può spingermi ad una tale follia.
Sfrutterò quindi al massimo il flusso turistico straordinario che ci sarà quest'anno in NZ grazie ai mondiali di rugby, mi girerò per un mesetto o due il paese quando ricomincerà a far caldo (novembre/gennaio) dopodichè dovrò tirare aprile in qualche modo, purtroppo temo lavorando ancora, per poi finalmente iniziare il randagismo vero e proprio.

E' un'idea che ho in testa fin dalla prima volta che ho lasciato l'Australia: ritornare in Europa via terra. La prima volta non l'ho fatto per dar spazio ad una visita approfondita del Sud-est Asiatico, la seconda volta avevo pensato ad una partenza dal Bangladesh, giro coi controcazzi in India, poi Pakistan, Iran, Turchia e poi via fino all'Italia. Ipotesi scartata A) perchè giravano voci insistenti circa una chiusura della frontiera terrestre tra Pakistan e Iran B) perchè sarei arrivato in pieno inverno in luoghi non propriamente calienti come l'Iran del nord e la Turchia orientale.

Ma ora, partendo in aprile, le condizioni saranno ideali per il seguente tragitto:
Hong Kong e Macau: l'unico aereo che ho intenzione di prendere (con partenza dalla Nuova Zelanda) mi mollerà in queste due ex colonie europee a sud della Cina
Cina: si prosegue verso nord lungo la costa cinese, direzione Pechino.
Mongolia: da Pechino prendo la Transiberiana verso nord, direzione Ulan Bator e deserti contigui.
Russia: si prosegue con la Transiberiana. Ovviamente sarebbe troppo facile andare dritti fino a Mosca, così all'altezza di Omsk, nel bel mezzo della Siberia, scendo dal treno e vado verso sud.
Kazakistan: Ci sarà pur qualcosa da vedere nell'immenso paese di Borat, o no? Vi saprò dire.
Uzbekistan: La gente pensa sempre che io scherzi quando dico che voglio andare in Uzbekistan perchè è un posto figo. Samarcanda sarà un must.
Turkmenistan
: Il Turkmenistan mi fa porre gli stessi interrogativi della Basilicata. Esiste davvero? Vado a verificarlo di persona.
Azerbaijan
: Attraversato in nave il Mar Caspio si giunge a Baku, l'ennesima incognita dell'Asia Centrale. Oltretutto qua le cose si fanno difficili per quanto riguarda gli spostamenti. Niente più comodi (?) treni, ma solo scomodi pullman ereditati dall'Unione Sovietica.
Armenia: Posto montagnoso e inospitale o almeno così pare. Passaggio obbligato per tornare verso ovest.
Turchia: In qualche modo attraverserò l'Anatolia fino ad Ankara e da li Istanbul.
Bulgaria, Serbia, Bosnia, Croazia, Slovenia, Italia: Questa parte dovrebbe essere una passeggiata di salute. Skipparla a piè pari mi rovinerebbe l'"impresa", però onestamente sti posti non mi affascinano particolarmente. Magari ignoranza mia eh, vedrò cos'hanno da offrire e poi boh, deciderò eventualmente a seconda dell'umore del momento.

Questa è ovviamente solo l'idea iniziale, ora di aprile 2012 probabilmente avrò cambiato itinerario 25 volte, e mi ritroverò a fare il giro dell'Africa sub-sahariana, ma per ora questo è sufficiente a motivarmi. Ci sentiamo dalla Nuova Zelanda.

Le tappe principali del tragitto previsto

venerdì 17 settembre 2010

Ambasciata indonesiana grandi figli di bottana

Sbattimenti. Inauditi sbattimenti. Gli indonesiani a Timor Est non sono mai stati famosi per la loro tenerezza e l'impressione è che, anche dopo 8 anni dall'indipendenza, tendano a rompere i coglioni più del dovuto tramite la loro ambasciata a Dili.
Andiamo con ordine: la missione del giorno era ottenere un semplicissimo visto turistico per proseguire il viaggio verso l'Indonesia, una volta lasciata Timor Est. Il padrone dell'ostello, un cicciottello inglese con la faccia da babbo che non si sa bene come sia finito da ste parti, mi aveva già messo in guardia circa la non particolare solerzia dei dipendenti dell'ambasciata, che fanno di tutto per rendere complicate anche le cose più semplici.
Dimenticatevi il bellissimo visto turistico elargito in scioltezza all'aeroporto per i turistelli che arrivano a Bali. Qua per entrare via terra da Timor bisogna sudarselo l'agognato sticker della "Republic of Indonesia".
Innanzitutto la fototessera. E voi direte, vabbè una fototessera è una fototessera... e no! Qua, chissà per quale arcana ragione, la fototessera deve avere lo sfondo rosso! Ma va bene, facciamo sta foto con sfondo rosso, pas de problems, se non fosse che questa foto con sfondo rosso non te l'appiccicano sul tuo plico di scartoffie tanto facilmente: già avevo capito l'andazzo, mi presento quindi al mattino presto, puntuale per l'apertura dell'ambasciata, peccato non avessi fatto i conti con la lista d'attesa. Solo i primi 50 fortunati, come nella migliore delle reclame della eminflex, potranno avere il dubbio piacere di entrare nei meandri della burocrazia diplomatica indonesiana.
Il giorno dopo non mi fregano mica. A sto giro mi presento all'alba, e fra spintoni e un caldo già torrido riesco a scrivere il mio nome sulla mitica waiting list dell'ambasciata (a nulla erano valsi i tentativi di corruzione della integerrima guardia al di la del cancello per scrivere il mio nome al posto mio in cambio di una manciata di dollari).
Beh insomma tutta sta fatica e non siamo neanche a metà dell'opera: ora bisogna attendere con pazienza che un funzionario ci chiami uno ad uno, poi entrare, compilare un'altra quintalata di moduli e soprattutto cercare di convincere l'omino dello sportello a farti un visto di 60 giorni anzichè dei canonici 30. Questo allora se ne viene fuori con delle domande deliranti circa uno sponsor che avrei dovuto avere in Indonesia, sponsor che ovviamente non ho, alla fine riesco ad accontentarlo scrivendo una lettera in cui dichiaro dove andrò, cosa farò e soprattutto quando me ne andrò dal paese.
Finalmente la formalità è chiusa, 45$, grazie e arrivederci fra 5 giorni lavorativi.
Tutto con estrema calma.

martedì 22 aprile 2008

C'è da comprare una macchina

Basta è ufficiale, ho comprato il mezzo per la migrazione.

Un mezzo che aldilà dell'aspetto alquanto inquietante, pare essere un buon affare per svariati motivi:
1) Prezzo competitivo: 2600$ (1600 pleuri) per un van con 2 posti letto + materiale da campeggio è ottimo.
2) Chilometraggio relativamente basso: "solo" 290.000 km. Sotto la media.
3) In regola fino a marzo 2009: tassa di circolazione da 333$ e assicurazione obbligatoria da 700$ già pagati.
4) (Ma soprattutto) Motore in buono stato: gli unici interventi da fare sono cambiare le gomme e sistemare un paio di dettagli minori. Praticamente un miracolo ambulante, secondo i meccanici da me interpellati.

Alla luce di questi indubbi lati positivi ho ritenuto opportuno sorvolare sul lato estetico piuttosto discutibile: la carrozzeria esterna è stata ridipinta di verde-giallo-rosso con un orribile vernice opaca stesa da cani, tuttavia perlomeno ho la macchina in tinta con le infradito.
Sul portellone posteriore, campeggia il motto "shake 'n' bake" (scuoti e cuoci). Bah!
Gli interni sono lerci da fare schifo e per questo dedicherò una o più giornate della prossima settimana a disinfestare il tutto, rimuovendo i topi morti dalla moquette per ridare una parvenza di dignità a tutto l'ambaradan.
I sacchi a pelo e i cuscini che abbiamo in dotazione sarebbero da bruciare, anche se pare più saggio fargli fare un paio di giri in lavatrice. Stesso discorso per i materassi: prima di cospargerli di benzina magari gli do un paio di strofinate.
Le portiere danno l'impressione di cadere da un momento all'altro e sarebbe opportuno ricordarsi in futuro di non sbatterle troppo.
Il cruscotto marrone da un senso di vecchia macchina cagosa anni '80, ma forse questo è dovuto al fatto che questa E' una macchina cagosa anni '80. Il pellicciotto che ricopriva il volante invece è stato immediatamente rimosso e dato alle fiamme.
Dagli specchietti retrovisori non si vede una fungia di niente, mentre i 3 o 4 servosterzi fanno compagnia alle 6 o 7 arie condizionate.
Considerati però i cani randagi che possiedono il mezzo, tuttavia, si può liquidare quanto descritto sopra con un fragoroso CHISSENEFREGA.

Cambiando discorso, vogliamo parlare del mio ritorno alla guida dopo 3 mesi senza toccare cambi, volanti e frizioni? Definirlo imbarazzante è poco, sembro una donna oppure un 18enne col foglio rosa.
La primissima volta che l'ex proprietaro canadese mi ha fatto provare il mezzo in un parcheggio ho rischiato di schiantarmi contro 2 macchine e non ho schiacciato la frizione quando mi sono fermato, facendo ovviamente spegnere il motore: imbarazzo allo stato puro!
Successivamente ho fatto altri test nel parcheggio per riprendere confidenza con la guida, soprattutto con la guida al contrario che non avevo mai provato, ed ora va molto meglio.
Ieri sera primo test su strada che definirei positivo anche se ci sono alcuni dettagli che sarebbe bene farsi entrare in testa:
1) la cintura la devo prendere con la mano sinistra, mentre imperterrito continuo ad afferrare il vuoto con la destra.
2) dove e come cazzo devo mettere il braccio per parcheggiare: è troppo scomodo abbracciare il sedile alla tua sinistra per fare retromarcia, non può essere la soluzione vincente.
3) da che parte guardare agli incroci: a scanso di equivoci io guardo dappertutto.
4) cambiare marcia con la mano sinistra è una merda, ma il cambio è da quel lato, per cui sarebbe carino abituarsi alla svelta per evitare grattate clamorose e scalate in prima poco salutari.
5) ocio alle macchine parcheggiate: sembra una stronzata, ma ho rischiato di far saltare 5 o 6 specchietti perchè non sono abituato al fatto che le macchine parcheggiate sulla sinistra siano così distanti dal posto di guida.

Vabbè questo è quanto, venerdì faccio le foto, così vi mostro il bolide in tutto il suo splendore.
Bella!

venerdì 11 aprile 2008

Quasi ora di fare come Baglioni..

...e levarsi dai coglioni, perchè ok che Sydney è una delle città più belle e vivibili che abbia mai visto, ma nello stesso tempo l'Australia è grande, parecchio grande, molto più grande di quanto le cartine eurocentriche a cui siamo abituati ci vogliano far credere.
Sarebbe simpatico quindi pianificare una levata di tende piuttosto rapida, alla quale sto già cominciando a lavorare.
Dunque, dato che tendenzialmente in quasi tutta l'Australia le stagioni vanno al contrario (lo specifico perchè mi è parso di capire che non è così scontato come credevo) e che quindi qua a Sydney ci stiamo avviando verso l'inverno (non particolarmente freddo, ma pur sempre inverno), l'idea sarebbe di girare l'isola in senso antiorario, andando quindi a Nord, verso lo stato del Queensland (non verso il Messico, come qualche maledetto ignorante, di cui non faccio il nome, credeva) alla ricerca di temperature più miti, fino all'estremità settentrionale, dove il clima tropicale propone solo 2 stagioni: piovosa e secca. Guardacaso sta proprio iniziando quella secca, per cui lassù ci aspetterebbe sole e mare in quantità industriale.
Beh per farla breve dovremmo riuscire a tornare a sud giusto in tempo per l'inizio dell'estate australe, avendo quindi passato un anno intero al caldo.
Le tappe intermedie saranno verosimilmente nell'ordine delle centinaia, ma una lista provvisoria delle principali può già essere stilata.

1) Byron Bay (NSW) e Surfers Paradise (QLD): due località piuttosto famose per il divertimento e il surf a cavallo del confine tra New South Wales e Queensland
2) Brisbane (QLD): capitale dello stato del Queensland, una delle metropoli australiane.
3) Fraser Island (QLD): dingo e squali cercano insistentemente di evitare che dei rompicoglioni occidentali visitino l'isola di sabbia più grande del mondo, ma credo che riserverò loro dei calci nel culo affinchè me la lascino visitare in pace.
4) Whitsunday Islands (QLD): paradiso tropicale, anch'esso pullulante di bestiacce ansiose di romprere le palle.
5) Cairns (QLD): simpatica cittadina nel Queensland tropicale, punto di partenza per i fottutamente costosi traghetti per la Grande Barriera Corallina.
6) Tennant Creek (NT): crocevia tra la Barkly Highway, proveniente dal Queensland, e la Stuart Highway, che collega Darwin con Alice Springs. Sta nei pressi delle Devil's Marbles, formazioni rocciose che la maggior parte di voi bestie non è in grado di apprezzare.
7) Alice Springs (NT): inutile paesone nel centro esatto dell'Australia. Deve la sua fortuna alla relativa vicinanza (circa 3-400Km, che in Australia vuol dire che ci è praticamente attaccato) con l'Ayers Rock.
8) Uluru (NT): meglio conosciuto come Ayers Rock è l'attrattiva naturale più famosa dell'Australia.
9) Darwin (NT): dopo aver risalito per 3-4000 Km (non ricordo esattamente) la Stuart Highway si giunge nella ridente capitale del Northern Territory.
10) Kununurra (WA): ridente cittadina sulle coste del Western Australia.
11) Broome (WA): localtà molto bella con spiagge tropicali della madonna.
12) Monkey Mia (WA): spiaggia abbastanza tarella con la particolarità che è visitata ogni mattina da frotte di delfini
13) Perth (WA): capitale del Western Australia, forse la metropoli più in culo al mondo dell'intero pianeta.
14) Adelaide (SA): dopo aver attraversato per migliaia e migliaia di chilometri lo sconfinato Nullarbor Plan (un tratto di deserto famoso per l'assenza totale di alberi o altri arbusti) si gunge nella capitale del South Australia.
15) Torquay (VIC): località famosa per il surf e perchè ci han girato delle scene del film Point Break.
16) Melbourne (VIC): famosa capitale del Victoria.
17) Hobart (TAS): se non costa troppo sarebbe carino portare le chiappe anche sulla bellissima isola della Tasmania.
18) Canberra (ACT): pare che sia la città più noiosa del mondo, ma sarei curioso di verificarlo di persona. E' la capitale dell'Australia.

Ovviamente sarà veramente dura riuscire a realizzare questo piano, in quanto decine di imprevisti-prevedibili sono in agguato. Nemico numero uno per noi saranno i Chilometri. Secondo un calcolo molto approssimativo fatto da me, seguendo il percorso sopra descritto, dovremmo percorrere circa 15.000 Km, più verosimilmente 20.000 Km (Qualche crucco sostiene addirittura 30.000 Km... seee la madonna!), più o meno la stessa distanza che c'è tra Sydney e l'Italia, a bordo di un furgoncino stra-mega-usato che ci farà anche da casa e che molto probabilmente esploderà a metà strada, ma di questo ne parlerò nel prossimo post.
Nemico numero due, i suicidal skippies, ovvero i fottutissimi canguri che, dal tramonto in poi, pare abbiano la malsana abitudine di andarse sulle strade a farsi investire dalle auto e dio solo sa quanti danni può causare al tuo furgoncino stra-mega-usato investire una bestiaccia saltellante di 150 Kg.
Terzo nemico sarà il tempo: in teoria sei mesi dovrebbero bastare per fare tutto il giro, ma credo proprio che dovremo perdere un po' di tempo a lavorare di tanto in tanto per racimolare qualche dollaro, anche perchè mo mi è venuto il trip di spararmi qualche settimana in Thailandia prima di tornare in Italia e vorrei quindi evitare di rimanere a secco.

Beh, dicevo della macchina. Occorre una premessa: l'opzione "viaggiare in aereo" è totalmente scartata dato che non siamo dei cazzoni americani di 60 anni col culo pesante. Oltretutto in aereo ti perdi tutta la bellezza del deserto e i paesaggi dell'interno e della costa e, ovviamente, puoi andare solo in posti che hanno l'aeroporto.
Opzione pullman scartata anch'essa per tre motivi:
1) costa di più.
2) devi pagare stanze in ostello per mesi.
3) Si ferma dove dice lui e non dove dico io.

Unica soluzione rimasta: il mezzo proprio, che è ovviamente quello preferito dai giovanotti come noi.
A seconda di quanto si sta via è possibile comprare una staton wagon oppure un furgoncino che fa anche da branda per i nostri culi assonnati e ci fa risparmiare innumerevoli migliaia di dollari in accomodation. Costo dell'operazione: dai 3000 ai 4000 dollari (dai 1800 ai 2500 pleuri).
Il costo realativamente basso di questi mezzi nasconde ovviamente innumerevoli insidie, prima fra tutte, le condizioni della macchina stessa: bisogna infatti mettersi nella testa che si sta acquistando un mezzo a benzina che ha percorso come minimo, se sei davvero fortunato, 250.000 Km (300/350.000 Km. sono la normalità). Molti di questi mezzi hanno quindi un motore in condizioni pietose. E' quindi il caso di stare parecchio attenti prima dell'acquisto, anche se ovviamente è impossibile avere la certezza che vada tutto liscio.
Molti burloni poi, pare che abbiano la gaia abitudine di vendere macchine non loro, il che, com'è facilmente immaginabile, potrebbe causare grattacapi e giramenti di coglioni con sbirri e assicurazione.
Le regolamentazioni burocratiche inoltre, causano ulteriori pensieri, in quanto ogni stato fa storia a se, quindi bisogna prestare anche attenzione a dove l'auto è stata immatricolata. L'unico stato che permette di regolarizzarsi senza essere sul suo territorio è il Western Australia, quindi le macchine targate WA sono parecchio ambite.
Fortunatamente, proprio dietro dove abito io, c'è il Car Market, un utile punto di ritrovo per altri viaggiatori che intendono vendere il proprio mezzo, che offre assistenza varia e perlomeno fa dei controlli sulla proprietà dell'auto e delle ispezioni preliminari sulle sue condizioni, oltre che istruire i giovani ingenui come me (e come tutti gli altri novellini) sulle insidie della compravendita dell'auto in Australia.
Come se non avessi già abbastanza cose a cui pensare, ci sono altri innumerevoli dettagli da controllare: innanzitutto, come dicevo prima, il furgone sarà anche la nostra casa per mesi, verificare quindi che ci sia tutto l'occorrente per la sopravvivenza pare bello: materiale da campeggio, letti relativamente comodi, possibilmente una tenda e qualche altro gadget tipo tavole da surf, autoradio o minchiate varie sono graditi. Anche una barra anteriore per limitare i danni nel caso si investisse qualche maledetto canguro è altamente consigliata.
Fortunatamente non ho una particolare fretta per l'acquisto, ho quindi abbastanza tempo per studiare prezzi e mezzi per bene, cercando di sfruttare il più possibile il fatto che spesso la gente ha fretta di vendere perchè deve lasciare il paese e piuttosto che smenarci l'intero malloppo, vende l'auto sottocosto. Penso infatti di giocarmi la carta "ho solo 2500/3000 cocchi, prendere o lasciare", l'esperienza dei crucchi suggerisce che potrebbe essere una strategia vincente. Speriamo bene.