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mercoledì 28 marzo 2012

E pure la Nuova Zelanda... (ultima parte)

I Reinhold Messner dei poveri alle prese col TongariNo
Da Cape Reinga a Turangi (812km)


Ritornare nel cuore dell'Isola del Nord anzichè ridiscendere lungo la costa occidentale aveva un solo scopo: ritentare la sessione di trekking al Tongariro (o TongariNo come lo chiama qualcuno) National Park, saltata qualche giorno prima causa maltempo e che a sto giro, pare, sarà invece miracolosamente inondato dal sole.
Ormai la paranoia circa gli scavallatori d'auto è totale, pare infatti che anche da ste parti, come a Kerosene Creek, agisca una banda di simpaticoni che gentilmente pensa a ripulirti il bagagliaio dal peso inutile mentre tu scarpini in mezzo a crateri e laghi,: che carini, in questi tempi, con la benza alle stelle, viaggiare leggeri è un must.
Ma che ci volete fare, a me pagare la benza piace, quindi opto per la navetta che per modici 35$ ti porta e ti prende senza imparanoiarti inutilmente la scarpinata già di per se non esattamente leggera. Il fatto che poi il Tongariro Crossing (il sentiero più popolare e da noi battuto) sia one-way giustifica ulteriormente la spesa.
Tongariro Crossing dicevo: figata, decisamente figata, certo non è come portare a spasso il cane ai giardinetti sotto casa, qua c'è da sfacchinare per 20km (ci si mette tra le 6 e le 8 ore) e soprattutto la prima parte ha delle salite assassine per giungere in quota - ma hey - c'erano anche un botto di nonni che, attrezzati come solo i nonni sanno essere, ce la facevano benissimo, perchè dunque noi baldi giovani no? Oltretutto il panorama invitava decisamente a proseguire, non capita infatti tutti i giorni di gironzolare attorno a coni vulcanici attivi, colate laviche e laghetti sulfurei come da ste parti e se non fosse che alla fine del percorso perdi l'uso delle gambe per almeno un paio di giorni, sarebbe da rifarlo al volo.

Cina-Russia 1000-0
Da Turangi a Wellington (336km)

Ancora una volta la gita a Wellington propone un interessante giro turistico delle ambasciate e a sto giro arrivo all'appuntamento con la simpatica moglie del Console Mongolo con un giorno di anticipo scatenando il panico:

- "Ma come, avevi detto che venivi domani, dovevi avvisare, bla bla bla..."
- "Zia, vedi di stare serena, hai avuto più di 2 settimane per piazzarmi un adesivo sul passaporto, io domani ho il traghetto per l'Isola del Sud, che famo?
"
- "Vabbè, vatti a prendere un caffè e torna fra un quarto d'ora che ti ridò il passaporto col visto"
- "Come sarebbe un quarto d'ora? Ma se ci vuole un quarto d'ora per emettere un visto, perchè allora mi hai fatto aspettare due settimane?"

Se vi dicono che ci vogliono dai 7 ai 14 giorni
per avere sta roba, non gli credete.
Insistete per averlo in 15 minuti, è il tempo che ci vuole
Bestemmie. Però alla fine io e la vecchina ci siamo presi in simpatia, quindi non ho brontolato più di tanto, anche perchè qua c'era da correre - anzi VOLARE - nella suburb di Karori, dove urgeva girare prontamente il passaporto all'ambasciata cinese che non sapevo neanche se fosse aperta o che cazzo volesse di preciso per mungermi il solito sticker, infatti panico quando questi han voluto una prova del mio ingresso in Cina: ma santiddio, di solito ti chiedono una prova dell'USCITA da un paese (ecco perchè ho fatto il visto mongolo prima), cazzo gliene frega a loro se/come entro. E allora via, verso un internettaro in centro, registrati al sito di AirAsia.com per stampare l'itinerario però cazzo, io arrivo ad Hong Kong che è si Cina, ma non rientra nello stesso visto che sto per fare, andrà bene lo stesso? Per fortuna si.
Il momento di pagare riserva poi un piacevole rinfresco su quanto sia cosa buona e giusta viaggiare con passaporto dell'Unione Europea: visto di doppia entrata valevole 4 mesi a 90$. I neozelandesi pagano 140$ per 30 giorni/single entry e gli americani addirittura 200$. Mitici cinesi.
Lo stesso non si può dire dei russi, i quali dopo una fitta corrispondenza elettro-epistolare con le ambasciate di Wellington e Hong Kong, mi confermano che per me non c'è posto nella tundra siberiana, a meno di non andare ad ingrassare gli introiti di qualche agenzia turistica locale prenotando TUTTO e ORA. Ovviamente non se ne parla neanche, quindi la Siberia è stata ufficialmente cassata dal tragitto in favore dei cinesi che avranno il dubbio onore di ospitarmi più a lungo e dove io avrò il sommo piacere di farmi un'esplorazione molto più approfondita anche delle regioni sud-occidentali.

Back to reality
Da Wellington a Queenstown (924km, di cui 85 di mare)


Alla fine, dopo 4328km possiamo archiviare anche il discorso Nuova Zelanda e sapete qual'è la cosa buffa? Che la parte migliore è quella dove ho vissuto la maggior parte del tempo, ovvero Queenstown e dintorni.
Si perchè il resto del paese bello, per carità, ma manca di una caratteristica che sia unica del luogo come potrebbe essere il "nulla australiano" per esempio, che ti fa dire "questo c'è solo qua": le campagne neozelandesi sono fondamentalmente uguali alle nostre, le città nettamente inferiori, i Parchi Nazionali di un'altra categoria, in ogni caso è già ora di pensare alla prossima zingarata che partirà entro pochi giorni, questa volta in terra asiatica.

mercoledì 21 marzo 2012

E pure la Nuova Zelanda... (seconda parte)

Una puzza così, non si era mai vista
Da Taupo a Rotorua (81km)


Non so perchè, ma io la scena di avvicinamento alla ridente cittadina di Rotorua me la immagino - uguale per tutti - così: 
1 - STRADA. AUTO. INT. GIORNO. "Sniff sniff... hai scorreggiato?" "No, TU hai scorreggiato" "Ah no, allora dobbiamo essere arrivati a Rotorua..."
Già, è difficile che di Rotorua rimangano impresse architettura o monumenti, quanto piuttosto una puzza terrificante di uovo marcio dovuta alle solfatare che abbondano nella zona e che costituiscono la maggior attrattiva turistica del luogo, in cui convergono moltitudini di nonni, infermi e vecchie babbione convinte di ringiovanire rotolandosi nei fanghi allo zolfo come dei porcellone attempate.
La cosa (rotolarsi nel fango ndr) potrebbe meritare anche una prova (siamo dei vecchi maiali anche noi in fondo), se non fosse che ovviamente tutte le spa coi fanghi e fregnacce simili sono a pagamento. Ho detto tutte? Intendevo tutte tranne una, Kerosene Creek, situata in un bosco abbastanza tetro fuori città, famoso per i puntuali latrocinii ai danni degli stolti che osano lasciare la macchina incustodita nel parcheggio per più di 10 minuti.
Noi, che ovviamente stolti lo stiamo, decidiamo di andarci comunque nonostante la pessima fama e non importa se appena aperta la portiera della macchina, all'interno del fatidico posteggio, ci sia un tappeto di finestrini rotti, memorie di serrature difficili e mattoni volanti, in realtà a farci desistere è il quartetto di backpacker crucchi che, piangente, ci investe di bestemmie e domande:

"Ci hanno rubato tutto! Avete visto qualcuno? Una macchina? Ma come hanno fatto? Sicuro che non hai visto nessuno? Cazzo mi han rubato anche le mutande! Porcatroia siam stati via 5 minuti... ti ho già chiesto se hai visto nessuno?"
OOOOOOOOOOOOH... sono qua da 30 secondi zio, non so un cazzo, stai sereno!
Che poi qua la domanda, come avrebbe detto quella capa lucente di Lubrano, sorge spontanea: ma santiddio, lo sanno tutti - pure io che vengo dall'altra parte del mondo - che a Kerosene Creek c'è una banda di scavallatori d'auto che agisce indisturbata da anni. Ma farci passare una macchina degli sbirri ogni tanto no eh? Troppo presi a dar multe a quelli che vanno a 105km/h anzichè a 100 o a far intervenire 3 pattuglie per un ubriacone molesto? Che gente inutile!
Beh per concludere dicevo che stolti siam stolti, ma mica siam stronzi: farci scavallare l'universo-mondo a Kerosene Creek sarebbe estremamente da babbi, ergo rapido pucciamento di piedi nel ruscelletto caliente e via, più veloci della luce, lontani da sto posto di pazzi.
La brutta copia di Sydney
Da Rotorua ad Auckland (369km)
E questo me lo chiami Harbour Bridge?

Città costruita su un fiordo: celo
Ponte con arcate in ferro denominato Harbour Bridge (anche se nettamente più piccolo e brutto) che collega le due sponde del fiordo: celo
Vialone porticato con negozi che termina sul lungomare: celo
Botanic gardens: celo (vabbe ok, TUTTE le città austro-neozelandesi ce l'hanno)

Bon, le analogie con Sydney possono finire qui, Auckland si deve rassegnare: ne deve mangiare di pastasciutta prima di diventare come la capitale del New South Wales, ammesso e non concesso che a qualche aucklander gliene freghi qualcosa di essere la "Sydney di Nuova Zelanda". Ciononostante noi stranieri non possiamo fare a meno di proporre il paragone e le scuole di pensiero sono due: quelli che non sono mai stati a Sydney dicono che Auckland è bella, quelli che ci sono stati sbuffano e dicono "boh, roba già vista".
Avendo io passato svariati mesi nella gioiosa Sydney non posso far altro che unirmi al pensiero del secondo gruppo e ritenere Auckland un posto abbastanza insipido, caratteristica che si può attribuire un po' a tutte quelle città il cui edificio più famoso è stato costruito non prima degli anni '90 (oltre allo Sky Tower di Auckland mi vengono in mente le Petronas Towers di Kuala Lumpur per esempio).
La visita è quindi ridotta ad un paio di vasconi di shopping a Queen St. (la brutta copia della sydneyana George St.) e grasse mangiate ai food court cinesi, con annessa seratina con un elevato tasso di alcol ed imbarazzo.
Se arrivate ad Auckland da Rotorua come me o comunque dalla costa est, fatecela una visita alla Coromandel Peninsula prima che qualche compagnia mineraria riesca nell'intento di trasformare il territorio in un enorme centro per l'estrazione dell'oro o dell'argento!
E ancora, se vi piaciono le fregnacce de Il Signore degli Anelli è assolutamente d'obbligo fermarsi a Matamata per visitare il set di Hobbiton e della Contea: scordatevi gli studios di Hollywood, qua di artificiale, a parte ovviamente le scenografie, non c'è niente. Quella che nel film è presentata come "La Contea" è in realtà la proprietà privata dove un certo Craig Alexander e fratelli fanno pascolare le proprie pecore ed i propri manzi.
Peter Jackson scoprì questo terreno durante un sopralluogo aereo e lo affittò per mesi dagli Alexander, i quali ora, giustamente, ci fanno su un bel po' di dollaronzi portandoci la gente. Si racconta di turisti a dir poco imbarazzanti che si presentano al tour vestiti da hobbit o da Gandalf (babba bia!), io vi dico solo questo:
1) abbiate dignità
2) non andateci se non avete visto il film
3) se ci andate e sentite la guida dirvi una frase tipo "is there anyone struggling with english here?" dategli un pugno da parte mia. Se uno straggla con l'inglese secondo te sa il significato del verbo "to struggle" oh scienziata?

Roadworks & logtrucks
Da Auckland a Cape Reinga (422km)
Un errore che commettono in molti è quello di sottovalutare la vasca che separa Auckland dall'estrema punta settentrionale dell'isola, Cape Reinga.
Tu dici: "Auckland è a nord, Cape Reinga è a nord, è un attimo!" e invece è un attimo il cazzo, qua ci son di mezzo centinaia di chilometri di ostacoli imprevisti e tediosi quali possono essere un quantitativo esagerato di lavori in corso per sistemare le strade (e quando dico esagerato, intendo che non puoi fare 50km senza beccarne uno) ed un traffico intenso di camion che trasportano tronchi di legno.
E qui apro una parentesi: che senso ha trasportare i tronchi di legno da nord a sud, quando poi ci sono decine di camion che trasportano altri tronchi da sud a nord? Non possono semplicemente tenere i tronchi tagliati a nord a nord e quelli tagliati a sud a sud, evitando così di farmi bestemmiare come un assatanato perchè devo stare a culo di un logtruck che va a 80 all'ora per decine di chilometri?
E' lo stesso discorso delle pecore: ci sono milioni di pecore sull'Isola del Nord ed altrettante sull'Isola del Sud, perchè quindi caricare ste povere bestie sul traghetto per portarle sull'altra isola? Non possono semplicemente usare le pecore che sono già sul posto? Misteri neozelandesi!

Beh, Cape Reinga dicevamo. Cape Reinga è come la felicità, è un percorso, non una destinazione, e su sto percorso ci sono cose parecchio tarelle come 90 miles beach, spiaggiona percorribile anche in macchina che si estende sulla costa ovest dell'Aupouri Peninsula e su cui è possibile raccogliersi la cena a base di molluschi vari (tutto sta nel saperli cucinare e l'ex collega della mia sbarbata, raccattato per strada, lo sapeva!) oppure le dune di sabbia nei pressi di Te Paki, appena qualche chilometro a sud del fatidico faro di Cape Reinga, punto in cui le acque dell'Oceano Pacifico e del Mare di Tasman si uniscono, formando gorghi in cui non vorreste essere risucchiati.
Che poi quando arrivi lassù al faro e ti rendi conto che non sei nemmeno nel "northernmost point of New Zealand mainland*" un po' ti girano anche le palle, ma ci si può consolare con l'idea di essere al Chilometro zero della Highway 1! Sti gran cazzi!
In definitiva: se pensate di spararvi una gita lassù in giornata, beh ragazzi, non avete capito una fava!

(fine seconda parte...)


*Northernmost point of New Zealand mainland: il punto più a nord delle due isole principali della Nuova Zelanda che, giusto per vostra informazione, è Surville Cliffs, un punto a est di Cape Reinga che si posiziona 3 km più a nord.

venerdì 16 marzo 2012

E pure la Nuova Zelanda... (prima parte)

Eccomi qua, alla fine come nelle migliori tradizioni possiamo dire che pure la Nuova Zelanda ce la siamo levata dai coglioni al termine di un roadtrip di quasi australiana memoria, in cui non sono mancate emozioni tipo guidare in mezzo al niente per centinaia di chilometri, dormire in campeggi remoti e accessibili solo dopo lunghe strade sterrate solo per il gusto di non pagare l'accomodation o, nella peggiore delle ipotesi, pagare una fee irrisoria; andare a nanna con le galline per mancanza di alternative e svegliarsi all'alba; sperimetare certi sapori e certi odori (ma soprattutto certi odori!)... beh si insomma qua si sta divagando, entriamo più nel dettaglio

Occasioni mancate / occasioni guadagnate
Da Queenstown a Picton (928km)
La fotta di levare le tende in direzione nord era così elevata da farmi dimenticare dettagli fondamentali, come per esempio prenotare una scarpinata degna di nota sul ghiacciaio del Franz Josef, l'unico al mondo, assieme al suo gemello Fox Glacier, a raggiungere quasi il livello del mare a queste latitudini.
Oltre al danno si aggiunge la beffa, in quanto col mio lavoro avevo la possibilità di farmi la scalata aggratis, risparmiando un centinaio abbondante di preziosi dollaronzi, che invece, data la mancanza di posti disponibili, ho dovuto reinvestire proseguendo verso il nord della West Coast, sotto una pioggia infame che non ha certo invogliato a fermate troppo lunghe, anche perchè onestamente a parte litigare con le sand-flies, prendere acqua e vedere la copia in miniatura dei Dodici Apostoli australiani (le Pancake Rocks), non è che ci fosse molto altro da fare, perlomeno non con le tempistiche che avevo a disposizione: erano infatti secoli (ma cosa dico secoli, forse 3 o 4 anni) che non prendevo delle vacanze dal lavoro per viaggiare: ultimamente funzionava che una volta arrivato il momento di zingarare si faceva una bella letterina al boss e ciao ciao tanti saluti, ma stavolta i 20 giorni a disposizione non permettevano di cazzeggiare troppo a lungo.
Anche perchè la Nuova Zelanda ha sto grosso ditoinculo di essere dislocata su due isole maggiori, collegate ovviamente non da un ponte, ma da due linee di traghetti che non stanno certo ad aspettare ritardatari e che costano un fottio (2 persone e 1 macchina pagano 440$ a/r per 3 ore e mezzo one way, che se vogliamo è anche poco in proporzione al traghetto di Stewart Island) per cui mi son dovuto anche fare l'Abel Tasman, un parco nazionale decisamente tarello a ovest di Nelson, col pepe al culo, così tanto col pepe al culo che siamo arrivati con addirittura 14 ore di anticipo all'imbarco della Bluebridge a Picton, anche se c'è da dire che fortunatamente la tipa del check-in si è dimostrata una crasta facendoci imbarcare sulla nave che partiva da li a mezz'ora senza fare troppe storie. Bellazzia!

Un visto in vista
Da Picton a Wellington (85km, via mare)
Lo sbarco nella capitale aveva come priorità assoluta la spedizione verso un'ambasciata a scelta tra Russia, Cina o Mongolia nel tentativo di ottenere un visto per i futuri zingarismi. A dire il vero i russi erano quelli più temuti e di conseguenza quelli a cui puntavo: nei giorni precedenti mi era stato comunicato che all'ambasciata di Wellington niente prenotazione, niente visto; ovvero secondo loro io al primo di marzo avrei dovuto prenotare tutti gli alberghi e gli spostamenti che avrei utilizzato una volta in Russia (a giugno!). Tentare di contattare l'ambasciata russa di Wellington per chiarimenti pare poi un'impresa titanica: alle mail non rispondono neanche morti e al 26esimo tentativo di chiamarli deve aver risposto la donna delle pulizie, dato che tutto quello che è riuscita a dirmi è “no spik inglisc, no spik inglisc”... 'nnamo bene!
Allora ho puntato sui mongoli, che manco stanno a Wellington, ma a Lower Hutt (un paesello qualche decina di km a nord): anche questi hanno voluto un recapito in Mongolia (ma santiddio è così difficile da capire che non voglio prenotare niente e non so dove alloggerò una volta nei vostri cazzo di paesi???) ed un intinerario dettagliato del mio tour (ma mollatemi!).
Fortunatamente l'indirizzo del primo ostello trovato digitando “Hostel Ulaan-Bator” su Google e delle località a caso messe in fila a mo' di itinerario soddisfano Tony il console che in questo modo (e dopo il pagamento di modici 95$) penserà, dopo un'attenta riflessione di una settimana, ad apporre il prezioso sticker sul mio passaporto.

Verdi colline e pascoli di pecore
Da Wellington a Taupo (371km)
La parte meridionale dell'Isola del Nord mi ha lasciato un po' perplesso: dalla capitale fino a Taupo si può tranquillamente dire che non c'è una cippa di niente, tanto è vero che stavo quasi meditando una deviazione di 70km solo per il gusto di scattare una foto al cartello che indica il toponimo più lungo del mondo*, ovvero Taumatawhakatangihangakoauauotamateapokaiwhenuakitanatahu, che non è neanche un paese, ma è solo una montagna, nemmeno tanto imponente, celebrata da un cartello ai bordi della strada.
Fortunatamente mi sono ripigliato in tempo ed ho deciso di evitare la folle allungatoia, anche perchè da ste parti, non avendo altro che verdi colline e pascoli di pecore se le inventano tutte per tirarti in mezzo: te sei li che guidi bello tranquillo ed a un certo punto lungo la strada vedi il cartello HISTORIC PLACE e dici “mecojoni, andiamo a vedere” e cosa ci trovi? Una lapide con scritto che qua nel 1910 (capirai, a malapena cent'anni fa) c'era la capanna di Tony O'Neill che aveva fondato la prima scuola nel raggio di millemila km. Masticaaaazzi!
Oppure un'altra bella fregatura sono gli “scenic lookout”: questi ogni volta che una strada passa sopra una collina ci piazzano uno “scenic lookout” che in realtà ti permette di vedere meglio solo altre verdi colline ed altri pascoli di pecore. Risultato: Historic place e Scenic lookout aboliti!
L'unica cosa buona delle suddette fregature è che sono gratis (e ci mancherebbe altro) così come sarebbe stato gratis il trekking lungo il Tongariro Crossing, un sentiero della madonna che si snoda tra le montagne vulcaniche del Tongariro National Park a sud del Lago Taupo e che ovviamente è off limit causa pioggia e che mi toccherà riprovare a fare in seguito.
Lascio quindi Taupo, a metà dell'Isola del Nord, senza praticamente aver visto ancora niente!

(fine prima parte...)
*O forse solo della Nuova Zelanda, mi pare che ce n'è uno più lungo in Galles

mercoledì 14 settembre 2011

Macetown, un nido di simpatia

No, forse quella era Mapletown, ma fa niente, partiamo dall'inizio.
Dovete sapere che al top dei posti che mi piace visitare possiamo annoverare (erano secoli che sognavo di dire "annoverare") città fantasma, deserti e miniere. Quale posto migliore di Macetown dunque, come meta del mini-randagismo della settimana?
Come avevo già accennato in precedenza, qua nel Central Otago* a metà dell'ottocento venne scoperto l'oro nei fiumi che scendono dai picchi delle Alpi Neozelandesi e l'Arrow River non fece eccezione. Nacquero così da un giorno all'altro nuovi villaggi come Arrowtown o, appunto, Macetown, abitati quasi esclusivamente da cercatori di pepite provenienti da ogni angolo del globo, ansiosi di accumulare ricchezze da spendere principalmente in alcol, donnine e gioco d'azzardo.
La differenza tra i due villaggi sopra citati risiede però nel posizionamento: mentre Arrowtown è parecchio a valle, a pochi chilometri dal Wakatipu Lake e da Queenstown e si trova in una pianura con parecchi accessi stradali, Macetown era stata costruita a monte, sperduta nelle valli dove l'Arrow River è poco più che un torrente, ed è per questo che oggi Macetown è una città abbandonata (anche se regolarmente mantenuta dal Department of Conservation locale) mentre Arrowtown è un paese ancora abitato, meta tra l'altro di parecchi turisti interessati ai suoi edifici storici che fanno molto finto far west di Gardaland.

Mi alzo quindi di  buon'ora nonostante il day-off (ogni tanto mi stupisco di me stesso) e parto tutto bello convinto col mio zainetto verso l'inizio del sentiero. Come nelle migliori tradizioni sbaglio tutto fin dal principio ed anzichè imboccare la Big Hill Trail, ovvero il sentiero più breve verso la meta, seguo la Macetown 4WD Road, strada che porta alla medesima destinazione, ma col doppio dei chilometri (e si parla di 20km anzichè 11, mica briciole) oltretutto guadando l'Arrow River in ben 22 punti lungo il percorso, la cui cosa non è propriamente entusiasmante tenendo conto che A) è primavera, la neve si scioglie e il fiume è alla massima portata e B) la temperatura dell'acqua è di conseguenza frigida.
Non percorro molta strada prima di realizzare l'errore clamoroso, ma decido che ormai sono in ballo e tanto vale continuare il cammino, anche perchè l'unica anima che becco in giro durante l'intera giornata, un giovine che ama portare a spasso i suoi tre cani su di un quad e che ha il culo di una cartuccia di fucile incastonata nel lobo sinistro, mi dice con la sua voce angelica da fumatore incallito che la 4WD Road è si più lunga, ma ci si mette lo stesso tempo dato che questa passa attorno alla montagna, mentre la Big Hill Trail passa sopra la montagna.
9km a piotte... mega sbatti bro!
Il cartello "Macetown 9km" mentre sto già boccheggiando dalla fatica è demoralizzante: di solito in sti sentieri di montagna scrivono "Macetown 5 hours" e tu dici "se vabbè 5 hours se sei una mezza sega, se scarpino di buona lena ce ne metto 3", ma 9 chilometri sono 9 chilometri, non 4, nemmeno se scarpini di buona lena.
Raggiungo il punto critico verso mezzogiorno: fin qui il sentiero a piedi e quello per i fuoristrada coincidevano, salvo il fatto che erano stati costruiti dei ponti di legno per permettere a noi appiedati di attraversare il fiume, mentre Land Rover e compagnia cantante dovevano farsi un bagnetto nell'Arrow River, mentre ad un certo punto, all'ennesimo guado, il sentiero a piedi si discosta sensibilmente da quello automobilistico e i ponti spariscono. Rimango perplesso a fissare il fiume che scorre impetuoso davanti ai miei piedi e penso dentro di me "fine della corsa, mannaggia l'Udinese", quando d'improvviso mi ricordo di non essere una checca isterica spaventata dall'acqua e, scarpe e calzini in mano, attraverso il torrente a piedi nudi.
La prima volta è divertente, dopo 5 o 6 guadi così però uno si rompe anche le palle, non tanto per l'acqua fredda, quanto per la cerimonia di "slaccia le scarpe, togli il calzino puzzone, attraversa il fiume, asciuga il piedone infreddolito, pulisci il piedone infreddolito che nel frattempo si è riempito di fango e merda fino alla caviglia, rimetti il calzino, rimetti la scarpa", oltretutto man mano che avanzo spariscono definitivamente sia il tracciato per i 4 Wheel Drive che il sentiero: mi ritrovo così disperso in una valle senza punti di riferimento, senza sentieri, senza una beata mazza di niente se non un piccolo capanno degli attrezzi di qualche tosatore di pecore in lontananza.
Ehm, mi sa che a sto giro ho sbagliato strada!
Finire nel telegiornale delle 8 come "Il mangiapizza disperso nelle montagne trovato morto assiderato dopo settimane di ricerche" non rientra nelle mie priorità e così, assodato il fatto che mi sono perso (non tanto perchè non so tornare indietro, quanto perchè non so più andare avanti) e che l'orologio sengna già impietosamente le 2 del pomeriggio, decido di rientrare, con estremo disappunto, al campo base.

Macetown, a sto giro hai vinto tu, le mie natiche non sono riuscite a raggiungerti, ma ovviamente non finisce qua e magari la prossima settimana, magari quella dopo o magari fra un mese, partirà una nuova spedizione.
E stavolta la mappa dei sentieri la guardo, ci puoi giurare!

*Central Otago: la parte centrale della regione dell'Otago, che ha come capoluogo Dunedin (che però sta nel Costal Otago) e dove si trova anche Queenstown.
Il capanno degli attrezzi in mezzo al nulla

giovedì 7 luglio 2011

Il balletto è finito... forse

Gli ultimi tre giorni si sono rivelati piuttosto ricchi di news.
Innanzitutto lunedì mattina iniziava l'ultima fase di vendita dei biglietti per i mondiali di rugby che si terranno qua in Nuova Zelanda tra settembre e ottobre: potevo forse non prendere 2 biglietti per una partita a caso qua a Wellington (Sudafrica-Fiji) per la modica cifra di 66$, roba che con quei soldi a Milano ci vedo il Cesena al terzo anello*? Certo che potevo, ma li ho presi lo stesso.
Non faccio neanche in tempo ad andarli a ritirare che mi chiama - con calma - appena 2 mesi dopo avergli mandato milioni di curriculum, la capa suprema dell'Europcar NZ, una simpatica vecchina che non esita a propormi contratti pluri-mensili e rinnovabili, senza fare compromettenti e inutili domande su visti e palle varie, palle che ovviamente mi sono guardato bene dal fargli notare.
L'unico problema in tutto ciò è che il lavoro è a Queenstown: già quando l'ho lasciata un mese e mezzo orsono non è che facesse particolarmente caldo, adesso invece fa un freddo fottuto (-5° di minima domenica) e nevica copiosamente e la cosa non è che mi entusiasmi particolarmente, anche se non mi pare il caso di lamentarsi, spero solo che in qualche bottle shop abbiano delle riserve di grappa o che qualcuno sappia fare i bombardini da quelle parti.
Oltretutto ovviamente non avrò più la possibilità di vedere il Rugby a Wellington, ma il problema è stato ovviato vendendo Sudafrica-Fiji ad una tizia anglo-turco-gallese scimmiata di rugby e re-investendo il capitale per comprare Irlanda-Italia che si gioca nella vicina Dunedin (che si pronuncia Dneeeedn).
Nel frattempo il Signor Richter decide di mandare un terremoto di 6.5 della sua scala (il cui ipocentro era fortunatamente a 150km di profondità se no magari non sarei nemmeno qui a raccontarlo) che mi fa rimpiangere la tranquilla e geologicamente stabile Pianura Padana.
Con un tempismo sorprendente ieri ho potuto anche ritirare il mio nuovo passaporto e sistemare gli ultimi dettagli tipo aprire un conto corrente e un account per le tasse, mentre invece l'ennesima visita all'Immigration Office per far trasferire il visto dal vecchio al nuovo passaporto ha riservato non pochi improperi: indovinate un po' cosa mi hanno appiccicato a pagina 8? Un bellissimo sticker azzurro con scritto "Work visa" tipo quello della foto nel post del 13 giugno, sticker che se mi avessero dato subito, starei lavorando da almeno 5 settimane! Vabbè...
E quindi ora son qui, in attesa di un volo per Christchurch (quello diretto per Queenstown costava un fottio) sperando che questo su e giù per la Nuova Zelanda alla ricerca di un impiego mal retribuito sia finito perchè sono stufo di girare come un deficiente.

*: beh dai magari al terzo no, ma al secondo si.

Certo che la tentazione di scambiarli per un paio di ettolitri di birra con qualche irlandese ubriacone è forte...

giovedì 30 giugno 2011

Mollo tutto e vado a vivere a Paderno Dugnano

Cazzo.
Sono le 3.35 di notte secondo il fuso orario del Pacifico Occidentale e sono sveglio.
Sono sveglio perchè c'è qua il degno erede del Puzzola, anzi, oserei dire uno che me lo fa quasi rimpiangere. Uno che non so che diavolo si è mangiato ieri sera per riuscire a svegliarmi nel cuore della notte, sopraffatto da un odore disgustoso, come se un'enorme pattumiera si fosse mangiata un quintale d'aglio.
E così sono qui, sveglio come un deficiente sulla pagina dell'Uzbekistan Airways, un sito che non ha manco la versione inglese, a ripensare ad alternative ai tragitti futuri che includano l'utilizzo di aeromobili (rumore di tuoni) per risparmiare tempo e soprattutto danaro.
Ho trovato il link per la versione inglese, ma di pagine che parlino delle loro destinazioni neanche l'ombra, in compenso ne hanno una in cui vogliono venderti i loro aerei usati.
Posso tentarvi con un IL-86 del 1984 con 17.000 ore di volo e più di 5000 atterraggi?
Sono in fase di delirio mistico causato dall'odore d'aglio.
Perchè il Limonium Dufourii è una pianta in via d'estinzione e l'aglio no? L'aglio è la zanzara delle piante. Disprezzo totale.
Tutto ciò mi faceva pensare all'India come meta alternativa a futuri peregrinaggi (India-aglio è un binomio inscindibile nella mia ignoranza da mai-stato-in-India), però in India ci vai quando vuoi, ho parlato con ragazzine che dipingevano l'India come una specie di passeggiata di salute tipo Thailandia, vuoi mettere con l'Asia Centrale e i coprifuochi turkmeni delle 11 di sera?
Il fatto è che non ho ancora lavoro e sono depresso (per questo sono mille giorni che non scrivo) e il motivo delle mie disavventure è sempre lo stesso: il tedioso limite per cui posso lavorare per non più di 3 mesi per lo stesso employer.
Si perchè è successo ancora eh! Avevo davanti a me una brillante carriera al supermercato New World Metro di Willis St., prima che il boss del sotto-boss che mi ha fatto l'interview si accorgesse che mi poteva assumere per 90 giorni soltanto.
Cazzo, NOVANTA giorni!!! Dannato Mr. Nuova Zelanda delle mie gonadi, che cosa me ne faccio di un visto per lavorare 90 giorni alla volta?
Adesso sto aspettando la risposta dall'Omega Car Rental (un'altra!): si accettano scommesse.
Beh per la prima volta sto prendendo in considerazione l'idea del fallimento, magari anche solo parziale, che comporterebbe un ridimensionamento dei piani.

Problemi, problemi, problemi!

E meno male che stavolta sono partito con abbondante backup economico (in Australia ero andato con un budget di 600 euro nel 2008 e 500 nel 2009), forse era meglio così, partire con poco ed andar via ricco, piuttosto che il contrario.
Che banalità totale che ho scritto.
Chiedo scusa, sono le 4.18am e in tutto sto tempo non ho ancora capito dove l'Uzbekistan Airways potrebbe scaricare le mie natiche con partenza da Tashkent. Domani provo con l'Aeroflot, una compagnia aerea che a 20 anni dalla caduta del comunismo ha ancora falce e martello nel logo. Andiamo bene!
Sono quasi assuefatto dall'aglio, riprovo a dormire.
Adios

lunedì 13 giugno 2011

Complicazione cose semplici

Che stamo a giocà?
Se stamo a pijà per culo?
A quanto pare è proprio così, dato che dobbiamo aggiungere l'ennesima puntata alla ridicola telenovela tra me e il mio (quasi? semi? pseudo?) datore di lavoro.
Come vi dicevo, venerdì ho iniziato a lavorare. Contento io, contento il boss che aveva davanti un mostro d'esperienza nel car rental come me, contenti i colleghi di avere un nuovo e simpatico amico dalla terra della pizza e del mandolino, insomma contenti tutti no?
E invece no!!!!!!!
Domenica il nonno-capodellabaracca ha deciso che la paranoia ha preso il sopravvento sull'entusiasmo e, nonostante l'assumermi lo avesse reso l'uomo più felice sulla faccia della terra, non se la sentiva di andare contro i poteri forti del terribile governo neozelandese e quindi l'aut-aut è ufficialmente "Work Visa o muerte", dove la muerte è rappresentata da un anal-toy che si poggia virtualmente fra le mie terga.
Ma la cosa comica di tutto questo sapete qual'è? E' che il nonno mi ha pagato in nero questi due giorni!!!
Si, mille seghe mentali su tutto e poi mi dai la fresca in mano senza neanche un tocco di carta igienica per il terrrrribile governo? Mavadavilcu va...
Oggi sono tornato per l'ennesima volta all'ufficio dell'Immigration e, dopo aver blindato l'impiegato con la faccia più sveglia, gli ho spiegato la situazione per filo e per segno. Risultato: posso anche cominciare a trovarmi un altro lavoro.
Che poi è anche giusto se vogliamo, il Work Visa te lo danno solo se è ragionevolmete difficile trovare un neozelandese che sappia fare il tuo lavoro (criterio che è chiaramente inapplicabile all'Apex Car Rental) altrimenti cicciaculo, vai e ogni 3 mesi ti cerchi un nuovo employer (sempre da essere così sfigati da trovarne uno così rompipalle come è capitato al sottoscritto).
C'è solo una cosa che davvero non riesco a capire: in un territorio grosso come l'Italia, con una popolazione di appena 4 milioni di persone e con una manciata di lavoratori stranieri, come è possibile che sia così difficile trovare lavoro? Misteri dell'economia.
Io so solo che da domani ricomincia l'agonia della distribuzione dei curriculum. Cheppalle, ridatemi l'Australia!

Si, anch'io farei sta faccia se avessi quell'adesivo sul passaporto!

giovedì 9 giugno 2011

Si lavora e si fatica...

Forse ci siamo.
L'estenuante tira e molla tra me e il nonno dell'Apex Car Rental pare essersi risolto positivamente dopo due settimane di trattative serrate tra me e il suddetto, manco stessimo trattando per lo scambio di prigionieri politici.
La svolta è avvenuta stamattina quando il fenomeno mi ha chiamato per lavorare per ben tre ore al fine di testare le mie skills e domani addirittura lavorerò un giorno intero, il primo dopo 9 mesi di cazzeggio!
Beh quindi perchè FORSE ci siamo?
Perchè il boss non mi sembra totalmente convinto nell'assumermi, quella storia dei 3 mesi gli prude ancora abbastanza, ma l'ho asciugato troppo (allora mi assumi? E adesso? E adesso? E adesso?) per ignorare le mie richieste ulteriormente.
Che poi se lo scienziato mi desse retta avremmo già risolto tutto: gli ho detto, assumimi come frontman della baracca e con la scusa che parlo ItalianoIngleseFranceseSpagnoloRusso, in concomitanza con il mondiale di rugby, possiamo vendere all'immigration la bazza che sono assolutissimamente indispensabile alla causa.
Si lo so che il mio francese è buono a malapena per ordinare una baguette ripiena di escargots, il mio spagnolo è assolutamente maccheronico e dire che parlo russo è molto vicino ad una bugia, però alla fine chissene, l'importante è il risultato finale; quello che interessa ai terribili agenti governativi è che io non rubi un posto di lavoro agli autoctoni (cosa che sto palesemente facendo) ma l'importante è fargli credere il contrario (Trovamelo un kiwi* che parla le lingue straniere!)
Comunque al momento non mi pare il caso di rompere eccessivamente le balle, prendiamoci quello che passa il convento senza troppe storie, che qua l'alternativa all'Apex è inquietante: ristoranti e/o bar di Wellington mi aspettano a braccia aperte per servire le loro fregnacce: rabbrividisco al solo pensiero!
Oltretutto visto gli stipendi ridicoli che hanno da ste parti forse è meglio cominciare a darsi da fare alla svelta, che qua a suon di 10$ l'ora (TUTTI e 10??) ce ne vuole per diventare ricchi... stavo quasi pensando di seguire l'esempio di Tom, un mio compagno di stanza irlandese decisamente a corto di cash, che stasera si è presentato in stanza bullandosi di aver rimediato una cena gratis alla mensa dei poveri che sta ad un paio di isolati da qua... assolutamente mitico!
Ok, mi ritiro nelle mie stanze a prepararmi psicologicamente per il ritorno al lavoro. Adieux

*: Soprannome dei Neozelandesi

martedì 31 maggio 2011

Ho un lavoro (forse)

Un tipico agente dell'Immigration della NZ
Posso timidamente dire di aver trovato un impiego.
Lo dico sottovoce perchè il mio forse-futuro capo e l'Immigration neozelandese vogliono far diventare complicate anche le cose più semplici, ma partiamo dall'inizio.
Stamattina arriva la tanto attesa chiamata di uno stronzo qualsiasi tra i mille a cui ho mollato un CV che mi chiedeva se fossi ancora disponibile. Ceeeerto che lo sono, alchè gli porto la copia della ricevuta del mio permesso di lavoro e il boss, evitando di farsi un pentolino di cazzi suoi, non può fare a meno di notare la postilla scritta in piccolino che dice che non posso lavorare per più di 3 mesi con lo stesso datore.
That's a problem - mi dice lui - io ho bisogno giusto giusto fino ad aprile 2012, proprio quando il tuo visto scade e tu te ne vuoi andare a fare il randagio nell'Asia Centrale, guarda te che caso!
Memore dell'esperienza australiana, dove c'era si più o meno la stessa limitazione, ma se ne sbattevano tutti le balle, provo a suggerire che forse anche lui potrebbe fare lo stesso, ma il nostro eroe è un complottista, sostiene infatti che un Grande Fratello di orwelliana ispirazione ci controlla e ci spia, ed i temibili agenti dell'Immigration neozelandese (vedi foto) scaricheranno la loro vendetta su di lui e la sua stirpe fino alla settima generazione se mai dovesse provare a tenermi per più di tre mesi.
Soluzione? Provare fare un upgrade del mio visto oppure tornarmene da dove sono venuto ora/tra tre mesi.
Quindi prendo e vado all'ufficio immigrazione chiedendo il da farsi. Questi mi mollano una tonnellata di moduli e mi assicurano che previo pagamento di modici 230$ potremmo mettere una pezza al problema.
Beh ora spero che questi non facciano troppe domande, perchè non mi pare proprio di rientrare in una qualsiasi delle categorie abilitate al Work Visa, senza contare il fatto che qua mi chiedono certificazioni, attestati, fedine penali... ma mollatemi, io voglio solo lavorare alla Apex Car Rental santiddio, che poi già si guadagna una miseria in sto paese (i 1000AU$ a settimana di Darwin me li sogno!), almeno spero che il nonno mi assuma per sti 3 mesi, poi vediamo se riusciamo ad estendere o se sono in mezzo a una strada manco fossi uno stagista italico.
Se non leggete imprecazioni sul blog nei prossimi giorni vuol dire che è andato tutto liscio.

giovedì 26 maggio 2011

Largo alle immagini

Beh visto che oggi non ho una fava da raccontare, vi propongo un po' di foto random delle ultime settimane in NZ, così magari 5 minuti di mattinata lavorativa ve li faccio passare.
Ah, già che ci siete magari iscrivetevi al gruppo di Faccialibro se non l'avete già fatto, così vi tengo aggiornati meglio.

Album collegato: Nuova Zelanda

martedì 24 maggio 2011

Ve l'ho detto che questo blog oggi è qua e domani chissà!

Sono a Wellington.
Che ci faccio a Wellington? Non ero a Queenstown, direte voi?
Si, lo ero, ma mi ero anche stufato di sentirmi dire che la stagione (e con essa anche qualsiasi tipo di lavoro) sarebbe iniziata non prima di 2-3-4 settimane e che quindi potevo gentilmente andarmene affanculo io e i miei curriculum.
E poi ero stufo del Puzzola.
La sua ultima performance, la proverbiale goccia che fa traboccare un vaso - il mio - gia ricolmo di disprezzo per quest'uomo, è la seguente: il nostro eroe si è ripresentato in camera alle 7 di sera, ubriaco da far schifo, brontolando e sputando per terra come un lama (e già li...) per poi vomitare l'anima davanti ai miei occhi per un dieci minuti buoni, avendo perlomeno l'accortezza di usare un sacchetto di plastica ed un piatto che mi auguro sia stato gettato via e NON lavato e rimesso al suo posto.
Il giorno dopo una persona normale cosa avrebbe fatto? Una volta ripresosi dalla sbronza avrebbe ripulito il disastro combinato e magari avrebbe anche chiesto scusa per essere stato cosi disgustoso.
Er Puzzola no! Gli ho dovuto far notare io che forse era il caso che gettasse via il sacchetto pieno di sbocco - così, se non è troppo disturbo eh!
Beh insomma, la prospettiva era quindi di passare due settimane a fare una sega, in compagnia di quest'uomo, capirete dunque il perchè ho preferito prenotare il primo volo del giorno successivo per Wellington in modo tale innanzitutto da farmi passare ste due settimane e poi, già che sono nella capitale della Nuova Zelanda (no, non è Auckland la capitale...) e nelle capitali di solito ci sono le ambasciate, sistemare le faccende burocratiche a cui accennavo qualche post fa, in primis chiedere un passaporto nuovo di zecca all'Ambasciata italica.
A questo proposito apro una parentesi: ma le ambasciate una volta non erano in centro, all'interno di palazzi non dico lussuosi, ma perlomeno decenti? Cioè, a Parigi mi era rimasta impressa l'ambasciata del Qatar, comodamente ospitata da un palazzone immenso in Piazza Charles de Gaulle e persino l'Ambasciata Australiana a Timor Est era nel palazzo più bello dell'isola intera, come mai allora l'Ambasciata italiana in Nuova Zelanda è nel Gratosoglio di Wellington in una casetta di legno? Non che la cosa mi crei chissà quali problemi, per carità (a parte l'ora a piedi che mi son dovuto fare per raggiungere la fatidica Grant Road) però due lire per un ufficio decente li potevano anche spendere. Vabbè, chiusa parentesi.
Wellington comunque è una cittadina piccola ma carina, 300.000 abitanti, c'è il mare, ci son cose da vedere, per cui non mi dispiacerebbe piazzarci anche le tende volendo, ammesso di riuscire a trovare un lavoro tempo zero, s'intende. Inoltre qua potrei anche chiedere lumi alle altre ambasciate di cui necessito (Cina, Mongolia, Russia e forse anche Iran) per cui ci penserò su bene prima di tornare a Queenstown.
Beh vi saluto che uno dei miei nuovi compagni di stanza mi ha fatto montare uno sbrano indicibile mangiandosi una pizza enorme e, considerando il fatto che oggi c'è il "Cheap Tuesday" di Domino's Pizza, seguirò il suo esempio senza esitazioni.